Idee

Caro Cetto, io sto con Desantis

Ormai è una barzelletta: a poche settimane dal voto impazza lo spettacolino pirotecnico delle promesse elettorali e, se solo non fosse una faccenda serissima, sarebbe tutto da gustare.

Perché, al di là del ridicolo di sussidi per i quali non ci sarà mai la copertura finanziaria o lo squallore della millantata abolizione di più o meno qualsiasi cosa possa infastidire l’elettore medio, il vero nocciolo della questione è che tutti, nessuno escluso, veniamo investiti da messaggi commerciali di bassissimo livello. Il nostro futuro, il governo del Paese in cui viviamo verrà deciso anche (molto) sulla base di dinamiche non molto distanti da quelle usate per rifilare a telespettatori poco accorti delle patacche costosissime e del tutto inutili.

Che differenza c’è fra una televendita e un programma elettorale dove si promettono meraviglie sapendo benissimo che non ci sono i soldi nemmeno per cominciare a pensarci? Sì, infatti: nessuna.

Le campagne elettorali sono il momento in cui tutti puntano a conquistare elettori mostrando il meglio che sono in grado di offrire, ovvero facendo a gara a chi le spara più grosse; succede dovunque e, fatte le debite proporzioni, succede da sempre, quindi niente di strano. Quest’anno però colpisce il livello dei messaggi, che è davvero di una bassezza imbarazzante.

Una cosa è certa: nel mondo del marketing niente succede per caso, quindi se la comunicazione politica usa quel linguaggio lì un motivo c’è e il motivo molto probabilmente siamo noi.

Contano sul fatto che siamo dei creduloni disposti ad andar dietro a quello che urla più forte, che siamo rancorosi e superficiali, campanilisti prima ancora che razzisti e profondamente ipocriti, miopi e tanto, tanto smemorati. Farneticano di regole da rispettare mentre fanno l’occhiolino alle nostre furberie in un gioco delle parti che è sempre quello, solo ancora più squallido. Cetto Laqualunque docet, solo che qui non c’è niente da ridere.

Se ci trattano come dei consumatori facili da abbindolare è perché sanno che gran parte di noi risponde alla descrizione e lo dimostra ogni giorno, sui social e non solo. E’ triste, ma dobbiamo solo ringraziare noi stessi, e magari farci un pensierino prima di andare a votare, ma soprattutto prima di non andarci. Mi spiace, Cetto, io sto con De Santis.

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