Idee

Buon anno da Milano

Il Museo del Novecento, l’Armani Silos, il Mudec di David Chipperfield, il rinnovato Palazzo della Triennale, l’area di Porta Garibaldi-Porta Nuova, Bosco verticale di Stefano Boeri, l’Unicredit Tower di César Pelli, il grattacielo delle Regione dello studio Cobb Freed, la Diamond Tower dello studio Kohn Pederson Fox, la Fondazione Prada di Rem Koohlaas, la Fondazione Feltrinelli di Herzog e De Meuron, l’Osservatorio Prada, la Fondazione Trussardi, la sistemazione del Castello Sforzesco, ma anche decine di alberghi, centinaia e centinaia di nuovi ristoranti, grandi magazzini, Eataly nel Teatro Smeraldo, la nuova Darsena, nuove gallerie d’arte, grandi spazi pedonali, nuove stazioni e una nuova linea della metropolitana, tutte opere che si vanno a sommare all’enorme quantità di progetti realizzati negli ultimi vent’anni, dalla sede del Piccolo Teatro di Zanuso, al nuovo teatro degli Arcimboldi di Vittorio Gregotti, al Teatro Studio, alla ristrutturazione e all’ampliamento del Teatro alla Scala di Mario Botta. E tanti altri  progetti sono poi pronti a partire. Avrete capito, mi riferisco a Milano. Naturalmente il tanto discusso Expo non ha fatto altro che dare ancora più impulso a questa città. Ultima realizzazione in ordine di tempo, “City Life” che non è solo un centro commerciale, come si può credere, ma un vero e proprio nuovo centro della città con tre edifici di grande pregio architettonico, dei quali due realizzati, il grattacielo di Arata Isozaki e quello di Zaha Hadid ed uno in fase di costruzione, quello di Daniel Libeskind. Negozi, ristoranti, librerie, tante sale cinematografiche, un parco. Certo tutte le osservazioni sono legittime, anche se non tutte sono pertinenti. Di fatto Milano, è su un altro pianeta rispetto alla sonnacchiosa Italia, quella che ha paura di far realizzare proprio ad Isozaki una copertura per l’ingresso laterale degli Uffizi o quella che discute per anni sul ponte di Santiago Calatrava alla periferia di Venezia. Milano non ha paura del futuro, ed è l’unica città italiana a non averne. Non lo aveva quando Mengoni concepì la più bella passeggiata coperta del mondo, non ne aveva quando Mussolini incaricò Ulisse Stacchini di costruire la grande Stazione Centrale (sì forse un po’ bolsa e retorica, ma una stazione di grande impatto), non ne ebbe nemmeno quando il leggendario studio BBPR progettò la Torre Velasca nel 1957 e nemmeno quando Giò Ponti, scrisse la storia dell’architettura italiana con il Grattacielo Pirelli,tra la fine degli anni Cinquanta e l’inizio degli anni Sessanta. Come in ogni borgo d’Italia, a Milano si discute molto, ma alla fine si fa e questo non accade ovunque. Diceva Lucio Dalla in una celebre canzone “Milano vicino all’Europa”, mai frase fu più azzeccata,  ma la situazione sta mutando e forse in un futuro non molto lontano sarà l’Europa a voler essere vicina a Milano. È l’augurio che faccio alla Milano che amo.

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