Idee

Bivi e rotonde

Ci sono dei momenti nella vita in cui occorre scegliere. A me non piace essere ad un bivio, quando occorre andare di qui o di là; preferisco di gran lunga le rotonde dove si hanno tante possibilità di entrare o di uscire. La stagione del Piccolo Teatro di Milano è una rotonda e offre spettacoli di rara qualità. Indubbiamente e da decenni,  la miglior stagione teatrale italiana, e da quel che leggo, una delle migliori in Europa, forse anche fuori d’Europa. Aver saputo includere in questa stagione anche i migliori spettacoli di produzione europea è sicuramente una scelta vincente e convincente. Quest’anno il Piccolo ha optato per il teatro russo anche grazie al rapporto che lega il Piccolo al Teatro Aleksandrinskij di San Pietroburgo, al Maly sempre di San Pietroburg, diretto dal leggendario Lev Dodin, e al Maly di Mosca, oltre a uno spettacolo ospite del Vachtangov State Academic Theatre di Mosca. Insomma c’è da leccarsi i baffi. Quando però è ora di scegliere cosa vedere la rotonda torna ad essere un bivio: meglio “La tragedia del vendicatore” del fratellino minore di Shakespeare, Thomas Middleton per la regia di Declan Donnellan riscritto da Stefano Massini oppure Massini in veste di regista che si cimenta con il Bulgakov di “Cuore di cane”? Gettarsi nella consolatoria ironia di Moni Ovadia che ri-celebra il solito “Oylem Goylem” o farsi turbare dal testo, anzi dal “pre-testo” del cupissimo Heiner Müller illuminato dalla regia di Robert “Bob” Wilson? Stefano Massini sembra essere, anche quest’anno, la carta vincente della stagione del Piccolo in cui, oltre che come traduttore e regista, lo vediamo come autore cimentarsi in “Occident Express”, viaggio di un’anziana donna (Ottavia Piccolo) in fuga dalla guerra che percorre cinquemila chilometri dall’Iraq ai Balcani, una che potremmo chiamare “migrante”, parola che sta terrorizzando l’Italia e che il Piccolo fa orgogliosamente sua. Ma come non essere attratti anche da Glauco Mauri in “Finale di partita” di Samuel Beckett o da un altro mostro sacro del teatro italiano Franco Branciroli che, tanto per volare basso, butta lì un Jean Valjean nell’adattamento teatrale di Sua Maestà “Les Miserables” di Hugo. Per i novaresi distratti, vorrei ricordare un fior fiore di attor giovane, Sacha Trapletti, nella ripresa di “Uomini e no” di Elio Vittorini diretto da Carmelo Rifici. Per chi poi volesse continuare in questa meravigliosa cavalcata, non resta che leggere il programma del più Piccolo e più grande teatro italiano.

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