Idee

Bacon e Freud, una colazione dallo psicanalista

Londra, 15 maggio 2018. “All Too Human and a Century of a painting Life” alla Tate Britain è una di quelle mostre delle quali si pensa si possa fare a meno. In effetti si potrebbe farne tranquillamente a meno se siete stati poche volte a Londra oppure se considerate la pittura inglese del periodo anni Cinquanta-Settanta,  come irrilevante nella storia dell’arte. Per tutti gli altri una capatina alla Tate Britain non può fare che bene. La mostra è imperniata sui  due più importanti pittori inglesi di questo secolo (insieme a David Hockney), Francis Bacon e Lucian Freud, ma con ampie concessioni alla pittura di tutto il secolo quasi esclusivamente in ambito britannico, come da tradizione della galleria londinese. Quale idea di figura umana, ci restituisce la mostra? Beh, come vedete il titolo scherzoso di questo post non è poi così lontano dalla realtà. Se di Bacon conosciamo la vita sregolata e la poetica esistenzialista e “maudite”,  di Freud abbiamo sempre e solo apprezzato la capacità di rappresentare il corpo umano attraverso un’algida indifferenza che sfiora l’oggettività. Eppure per entrambi il corpo umano è il campo di battaglia di feroci forze interiori che molto spesso lo stravolgono, lo rendono veicolo della manifestazione del patologico o di una interiorità in fondo inesprimibile e non solo attraverso i mezzi e gli strumenti della pittura. Gli arti lividi, le trippe molli o le unghie deformi di Lucian Freud ci parlano di una poesia dei corpi che non può essere quella delle idealità rinascimentali e nemmeno quella dei furori espressivi delle avanguardie storiche, bensì, quella di un “ennui” tutto moderno e quasi contemporaneo. Del resto gli stessi grotteschi soggetti di Paula Rego, le spettrali figure di Michael Andrews, che ricordano molto da vicino le figure di Alberto Sughi o i moloch di Newton Souza, gli sfatti e dolenti ritratti di Leon Kossuth, parlano la stessa enigmatica lingua di Bacon e Freud. Una mostra che non poteva chiudersi in maniera migliore se non con “Reverse 2002-3” della grande Jenny Saville a suggellare l’idea che il corpo umano del Novecento è sicuramente figlio di Freud nonno, ma anche di Freud nipote e perché no, anche un po’ della noia sartriana. Se poi, dopo la colazione Bacon-Freud, vi resta del tempo non mancate di percorrere le sale della Tate Britain, sempre fonti di interessanti scoperte con tre punti di riferimento imperdibili: la sala Henry Moore, la galleria dedicata al Turner meno conosciuto e, mia fissa personale, “The Pond” di L. S. Lowry, uno dei quadri che amo da sempre e che potrebbe dire inaspettatamente qualcosa sulle inquietudini novecentesche, (parola di un marxista non pentito).

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