Idee

Jazz area di Roberto Masotti

«…Se il momento musicale è importante, allora lo sono anche le immagini che sono in grado di descrivere e interpretare quella performance…». Quali parole migliori per commentare il libro fotografico di Roberto Masotti? Le parole sono quelle di Manfred Eicher, della celeberrima etichetta discografica ECM, e sono riportate da Masotti sotto una straordinaria fotografia di Pat Metheny in uno studio di registrazione.

Il volume, presentato dallo stesso autore sabato scorso nell’ambito di Novara Jazz 2019, è uno di quei libri di rara bellezza, intensità ed eleganza che non si sa mai bene dove posizionare nella propria biblioteca. Ma naturalmente oltre ad essere un oggetto prezioso, è anche un volume denso di emozioni. Definire “belle” le fotografie di Roberto Masotti sarebbe limitativo, sono fotografie che emanano un fascino “auratico”, sanno di musica, odorano di storia. Masotti ricordava nella presentazione che non ha voluto “scrivere” una storia del jazz, attraverso fotografie “iconiche”,ma ha voluto piuttosto cercare di avvicinarsi alle atmosfere dei concerti e dei festival ed ha anche ricordato che ogni festival ha una sua particolare atmosfera.

Leggere la sua nota introduttiva e vedere quanti jazzisti ha fotografato dagli anni Settanta è davvero impressionante, almeno lo è per me che ho sempre amato questo genere musicale. Quando si legge, “Le mie foto di Keith Jarret coprono un arco di circa quarant’anni…” e poi si vede la serie di musicisti fotografati da Masotti, ci si sente davvero piccoli piccoli. Citiamo in ordine sparso? Art Fletcher, Thelonius Monk, Charlie Haden, Ornette Coleman, Mc Coy Tyner, Gerry Mulligan, Duke Ellington, Muddy Waters, Anthony Braxton, Dee Dee Bridgwater, Archie Shepp, Steve Lacy, Herbie Hancock, Paul Bley, Chick Corea, Gato Barbieri…Non vorrei annoiare, i nomi sono molti di più. Ma come sono le fotografie? Sono come la musica, vere, non “leccate”, calate nel momento, mi verrebbe da dire “sporche” e lo faccio senza nessun ritegno, poiché in certi ambiti questo aggettivo, è un complimento.

Una musica, il jazz, che si sporcò con il rumore, per dimostrare che l’universo sonoro va oltre le note, gli accordi e che seppe percepire i battiti del cuore. Anche le fotografie di Roberto Masotti sporcano gli occhi e lo fanno con la maestria di cui sono capaci solo i grandi artisti. E Novara Jazz? I rapporti tra il festival novarese e Roberto Masotti sono stati e sono piuttosto intensi e nel libro compare anche una fotografia del saxofonista Mats Gustafsson e del contrabbassista Ingrebrigt Håker Flaten al Conservatorio Cantelli, scattata in occasione di Novara Jazz Winter nel 2012. Credetemi, c’è da andarne fieri.

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