Gusto

Cannavacciuolo e Cravero a Cibus con il Consorzio Gorgonzola

In occasione del Salone dell'Alimentazione di Parma i due chef sperimenteranno ricette inedite con l'eccellenza casearia dolce o piccante

Ricette inedite d’autore per il Gorgonzola Dop, un formaggio vaccino che esprime un volume d’affari al consumo pari a 720 milioni di euro. A cimentarsi in cucina, durante la quattro giorni di
Cibus, la 19^ edizione del Salone dell’Alimentazione di Parma in programma dal 7 al 10 maggio, ci saranno anche lo chef Antonino Cannavacciuolo che realizzerà per il Consorzio una ricetta inedita, le mezze penne al gorgonzola e zuppetta di fegato, e lo chef Gianpiero Cravero che sperimenterà con l’eccellenza casearia dolce o piccante inediti abbinamenti tra produzioni a qualità certificata: a partire dal Prosecco Doc, Riso del Delta del Po Igp, Cipolla Rossa di Tropea Calabria Igp, e Nocciola Piemonte Igp.

L’autentico Gorgonzola, inserito nella lista dei prodotti Dop dal 1996, utilizza, in osservanza al disciplinare di produzione, solo il latte degli allevamenti bovini delle province di Novara, Vercelli, Cuneo, Biella, Bergamo, Brescia, Como, Cremona, Lecco, Lodi, Milano, Monza, Pavia e Varese, Verbano-Cusio-Ossola e il territorio di Casale Monferrato. Dalla sedi di Novara il Consorzio di
tutela sottolinea che è il terzo formaggio di latte vaccino per importanza nel panorama dei formaggi Dop italiani, dopo i due grana (Grana Padano e Parmigiano Reggiano).

Nel 2017 è stata la produzione globale di Gorgonzola Dop (Dolce e Piccante) è stata di oltre 4,7 milioni di forme. Cresce l’appeal della tipologia “Piccante”, che con le sue 518.099 forme prodotte nel 2017, dato in costante crescita, rappresenta l’11% della produzione totale. A monte di questa specialità casearia 37 aziende associate al Consorzio e 1.800 aziende agricole dedicate alla produzione di Gorgonzola nella zona consortile, cioè in 16 province, distribuite tra Piemonte e Lombardia. Circa un terzo della produzione è destinato all’esportazione, prevalentemente nell’Unione Europea (con la Germania e la Francia che assorbono più del 50% dell’esportazione totale), ma anche negli Stati Uniti, in Canada e in Giappone, paese in cui il consumo di formaggi italiani è in forte crescita.

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