Allappante Gusto

L’ammiraglio targato Novara della cucina italiana

Dalle grandi navi da crociera alla tavola dei reali di Inghilterra i 45 anni di carriera di Alfredo Marzi

In un’intervista, lo hanno definito il ‘Grande Ammiraglio’ della cucina italiana: non c’è definizione migliore per Alfredo Marzi, per 45 anni al ‘timone’ (prima come Corporate Chef, poi come Director of menu planning) delle cucine di bordo delle 23 navi della compagnia Princess  Cruise di Los Angeles. Un compito non facile, quello di curare i menu che, in alcuni casi, debbono coprire i 119 giorni di navigazione per le navi che compiono il giro del mondo, coordinando il lavoro di 36 mila dipendenti nelle sole cucine (di 80 diverse nazionalità): un autentico ambasciatore della cucina italiana sugli oceani di tutto il mondo, dopo una carriera iniziata ‘a terra’, negli Anni Sessanta, dopo aver frequentato la Scuola Alberghiera di Parigi, presso le cucine più prestigiose d’Italia e d’Europa, da Venezia, a Montecarlo, a Courmayeur.

Dall’Artico all’Antartico, sulle navi della Princess si mangia bene: internazionale con un tocco di italianità e di territorio: personaggio internazionale, ma dalla grande umanità, Marzi nasce sul lago d’Orta, ad Armeno, da sempre terra di cuochi che, dalle riviere del Cusio, si muovono alla conquista del mondo. La sua carriera di ‘Ammiraglio di cucina’ prende il via nel 1969, con il primo imbarco: un viaggio intorno al mondo che non è ancora finito, anche se l’Ammiraglio, almeno una volta l’anno, torna a casa sua, tra le montagne che separano i laghi d’Orta e Maggiore.

Nella sua vita, Marzi ha cucinato per re, regine (tra cui Elisabetta d’Inghilterra), principi e principesse (ha dedicato una ricetta a Lady Diana), quattro presidenti della Repubblica Italiana (da Scalfaro arriverà per lui la nomina a Commendatore) e per tre inquilini autorevoli della White House: George Bush senior, Barack Obama.

Cuoco di re e presidenti, controllore esigente di ogni piatto che esce dalle cucine della Princess Cruise per soddisfare il palato di 6 milioni di viaggiatori ogni anno… eppure uomo di grande umiltà e cuore: perché, come lui stesso afferma, “non si finisce mai di imparare, anche da un addetto alle cucine indiano, russo o filippino. Mentre, allo stesso tempo, si può essere ambasciatori della cucina italiana anche dalla trincea di una trattoria, mettendoci cervello e cuore”.

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