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Il Nebbiolo: re delle nebbie piemontesi e padre di ottimi vini

Uno dei vitigni più importanti della nostra regione, da cui derivano molti dei principali vini di queste terre

L’uva nebbiolo è uno dei “testimonial” della viticultura piemontese, da nord a sud, da est a ovest. Dice giustamente la “Guida ai Vitigni d’Italia” (Slow Food Editore): “vitigno piemontese per antonomasia”. Si tratta infatti di un’uva a bacca nera che “era già coltivato nel 1268 a Rivoli in provincia di Torino. Nel Cuneese, era citato negli Statuti di La Morra nel 1495 in quanto vitigno prezioso e da proteggere. Il G.B. Croce, nel 1600, lo qualifica come “regina delle uve nere” Si deve però aspettare fino al 1730 per rintracciare la denominazione “Barolo” in un carteggio tra mercanti inglesi”. (“Barolo”, Regione Piemonte). La sua antichità sarebbe però maggiore, se diamo retta all’etimologia. Il suo nome potrebbe derivare infatti dalla presenza della pruina sulla buccia. Quella spruzzata bianca che ricorda la brina e che l’accomuna alle susine, quasi una nebbia: un nebbiolo. Nel nord Piemonte, il termine dialettale con cui si indica l’uva nebbiolo è “prunent”, che è anche il nome di un vino locale doc a base appunto di uva nebbiolo. Questo nome si collegherebbe decisamente al termine italiano ma di origine latina di “pruina”. Se diamo retta al ragionamento, la sua antichità sarebbe dunque ancora maggiore: un’uva conosciuta dai romani? Diffusasi poi nell’alto Medioevo? Comunque sia, quest’uva si è adattata bene nel Nord Italia. Soprattutto però in Piemonte, perché le altre esperienze significative nel mondo sono più recenti e piccolissime, ed in Italia, la Valtellina, la Val d’Aosta (una volta Piemonte sabaudo) e la Sardegna (portata là dai piemontesi) sono aree apprezzabili anche per qualità ma non così estese come le aree a nebbiolo piemontesi.

Che vini si fanno con l’uva nebbiolo: vini rossi tanti, adatti a lunghi invecchiamenti e a lunghe durate; qualche rosso giovane; qualche rosato; forse dei vini bianchi; degli spumanti. Ricordiamo qui le principali docg e le doc piemontesi a base di uva nebbiolo: il barolo in primis, uno dei vini più famosi al mondo; il barbaresco, il roero, il gattinara, il ghemme, il lessona, il carema, il boca, il bramaterra, il sizzano… Si tratta di vini apparentemente identici, ma in realtà le differenze ci sono e si sentono: ognuno ha una sua ricca personalità. Oltre a cambiare i nomi dei vini prodotti, le loro caratteristiche, cambia spesso anche il nome dell’uva. In alcune zone a nord viene chiamata uva spanna, nell’alto Piemonte; o picotendro, in Val d’Aosta e nel Canavese; o prunent nell’Ossola. Segno di una lunga e proficua presenza sul territorio piemontese.

Brasato al Barolo La ricetta è tratta dal libro di Sandro Doglio “La tradizione gastronomica italiana: Piemonte”. Si trova nel capitolo “L’eredità dei barbari e degli invasori”. Una “paletta” di vitello da un kg circa; due bottiglie di Barolo; un litro e mezzo di brodo; 4 spicchi d’aglio, 2 cipolle, 4 rametti di rosmarino, mezza carota, prezzemolo, un gambo di sedano, chiodi di garofano, cannella, mezzo pomodoro; mezz’etto di burro, olio, pepe, sale. Ricetta di Cesare Giaccone, ristorante “Da Cesare”, Albaretto della Torre.
Scaldare 3 cucchiai di olio e farvi rosolare a fuoco vivo la carne con pepe, sale, aglio, cipolle a dadini, rosmarino, carota, pomodoro a fettine garofano e cannella. Dopo 10 minuti aggiungere il Barolo; dopo altri 10 minuti mettere un litro di brodo. Coprire e abbassare il fuoco. Dopo 20 minuti aggiungere il resto del brodo e continuare a cuocere per un totale di tre ore, girando la carne di tanto in tanto. Servire a fette, con contorno di polenta fritta o patate.

Enoteche regionali I vini piemontesi hanno un profondo legame con il territorio che li produce e li propone: le Langhe, il Roero, il vasto e variegato Monferrato, il sistema collinare e prealpino del Torinese e del nord Piemonte. Sono territori suggestivi ed affascinanti dove la vitivinicoltura ha modellato il paesaggio; ne ispira l’arte, la cultura, le tradizioni popolari, ne esalta la gastronomia, i prodotti tipici, la ristorazione… Meta di milioni di turisti e appassionati del vino, interessati anche a conoscere e a fruire della bellezza e dei piaceri offerti dai luoghi del vino piemontese. Parte integrante di questa realtà, le quattordici Enoteche Regionali e le trentaquattro Botteghe del Vino o Cantine Comunali, istituite dalla Regione Piemonte con la legge regionale 37 del 1980, che hanno sede presso Castelli e Dimore Storiche nei principali territori viticoli piemontesi, dove si può trovare la migliore selezione dei vini doc e docg del territorio. Le principali strutture di questa rete sono le enoteche di Acqui Terme, di Barolo, di Barbaresco, di Cavour, di Canelli e dell’Astesana, delle Colline Alfieri dell’Astigiano, delle Colline del Moscato, di Gattinara e Nebbioli nord Piemonte, del Monferrato, di Nizza Monferrato, del Roero, della Provincia di Torino, di Ovada e del Monferrato e l’Enoteca della Serra.

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