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Avanzi: «Governerò l’UPO con una attenzione speciale per gli studenti»

La Voce ha incontrato il nuovo rettore dell'Università del Piemonte Orientale, Gian Carlo Avanzi. «Il polo di Novara è certamente più avanzato, ma io credo nel valore della tripolarità»

«Il camice? Lo tengo. Sono un medico e continuerò ad esserlo». Gian Carlo Avanzi sarà ufficialmente dal 1 novembre il quarto rettore nella storia dell’Università del Piemonte Orientale. Ma oggi per incontrarlo bisogna raggiungerlo alla “frontiera” del DEA, il pronto soccorso dell’Ospedale Maggiore di Novara, che guida dal 2010.

Classe 1954, laureato a Torino, nel 1994 è arrivato a Novara come ricercatore di quella che allora era la sede novarese del corso di laurea in medicina dell’Ateneo torinese. E a Novara ha percorso tutta la sua carriera accademica, fino all’elezione dello scorso 13 giugno.

«Ma non mi è piaciuto – ci tiene subito a precisare – che durante la campagna elettorale si sia cercato di dipingermi come il candidato di Novara contrapposto al candidato di Alessandria. Sarò il rettore dell’Università del Piemonte Orientale tutta, dando tutto il valore che ha alla sua natura tripolare. È certamente vero che le sedi novaresi siano sotto diversi punti di vista più avanti rispetto alle altre, ma il mio compito di rettore sarà quello di lavorare per lo sviluppo di tutta l’università. Del resto ho già annunciato che oltre al rettorato a Vercelli e alla sede del Dipartimento a Novara, vorrò avere un ufficio anche ad Alessandria. E il professor Barbato, che sarà il prorettore che mi accompagnerà, è alessandrino»

Professore, nel suo programma lei ha espresso con molta forza il concetto di “centralità degli studenti”. Vuole spiegarci cosa intende?

«Lo faccio partendo da un esempio che traggo dalla mia esperienza professionale. Molto spesso le strutture ospedaliere sono pensate per chi ci lavora e non per i pazienti. E accade spesso così anche per le sedi universitarie. Io credo che sia indispensabile tenere presenti anche le esigenze minute degli studenti, le loro necessità pratiche: gli spazi, gli orari dei servizi, la mensa. E poi in cerchi sempre più allargati, i luoghi dove vivono, i trasporti, i luoghi di aggregazione e le attività per il tempo libero. Da questo punto di vista sarà necessario far crescere sempre di più i rapporti con le amministrazioni locali, per realizzare insieme quelle che chiamiamo “città universitarie”.

 

Lei prevede un ampliamento dell’offerta formativa, con nuovi corsi di laurea in tutti i poli

«Bisogna aumentare e diversificare l’offerta di corsi anche per stare nel mercato con risultati positivi, per poter battere la concorrenza di atenei più blasonati del nostro. Per questo credo che sia bene testare con progetti pilota le diverse proposte di nuovi corsi, per misurarne l’appeal nei confronti degli studenti. Comunque penso ad un corso di laurea magistrale in filosofia a Novara, alla duplicazione ad Alessandria del corso di medicina di Novara, al raddoppio di chimica a Novara e Vercelli, ai diversi corsi di informatica applicata e poi alla novità più “originale”, un corso di laurea in meteorologia che sarebbe probabilmente il primo in Italia».

Una delle proposte contenute nel suo programma riguarda la possibilità di dare vita ad una Fondazione di ateneo per gestire i fondi che arrivano all’UPO attraverso la partecipazione a bandi. 

«È uno strumento, già sperimentato in altre università, che ritengo utile, per la sua flessibilità. Abbiamo bisogno di poterci muovere in modo rapido ed efficiente, e la Fondazione può aiutarci a farlo nel migliore dei modi»

 La sfida più rilevante tra quelle che l’UPO dovrà sostenere nei prossimi anni è quella della realizzazione della Città della Salute e della Scienza di Novara

«È una occasione da non perdere, soprattutto ora che siamo arrivati alla fase finale. L’università ha e dovrà avere sempre più un ruolo fondamentale in questa grande opera, in cui gli spazi dedicati alla ricerca dovranno integrarsi nel migliore dei modi con gli spazi dedicati alla cura. Sono ottimista, anche per il buon rapporto che abbiamo con la direzione dell’Ospedale»

Questa è una delle questioni su cui maggiormente avrà modo di confrontarsi con il mondo politico e amministrativo.

«Per me è una esperienza relativamente nuova, ma ho davanti a me il modello del mio predecessore Cesare Emanuel, che in questi anni è stato capace di costruire una rete di relazioni e di rapporti molto produttivi con la Regione Piemonte e le amministrazioni locali. Mi piacerebbe che mi trasmettesse tutto quello che ha raccolto nel suo bagaglio di esperienza non solo negli anni da rettore ma anche in quelli da prorettore. Spero di avere la sua stessa capacità di lavorare in sintonia con tutti per far crescere la nostra università»

Photocredit Agenzia Profili – Stefano Airaghi

 

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