Cronaca Scuola

Maturità, il rebus della busta lascia ancora interrogativi

Durante le prove orali, in corso in questi giorni, gli insegnanti si dividono tra quelli molto preoccupati e quelli che invece pensano sia molto più facile del previsto

C’è chi l’ha paragonato a Rischiatutto o a ‘Scommettiamo?’ di ‘bongiorniana’ memoria. Un paragone forse un po’ azzardato, ma nemmeno più di tanto. Quello di quest’anno, specie per le prove orali, è un esame di maturità scolastica zeppo di novità. Ieri il via di una sessione del tutto nuova, e per questo più temuta dagli studenti, con la scelta tra tre buste di un argomento ‘x’ da affrontare sotto forma di foto, di testo o di disegno, e poi da sviluppare in tutte le materie. Con un punteggio che, rispetto allo scorso anno, è pressoché dimezzato nei 35 crediti. Secondo la prova, sono previste tante buste quanti sono i candidati più due unità, in modo tale da assicurare anche all’ultimo candidato la possibilità di scegliere tra tre buste. Insomma un bel rebus, non solo per i ragazzi, ma anche per i professori che dall’altro lato della cattedra stanno vivendo questa maturità come una grande novità.

«C’è un po’ di titubanza nel trovare collegamenti tra le varie materie partendo da un solo spunto – commenta Mario Giordano, membro interno di matematica e fisica al liceo scientifico Antonelli e all’istituto Leodardo Da Vinci – ma credo che questo nuovo sistema sia più semplice di quello che può sembrare. Penso, piuttosto, che molti colleghi si siano fatti spaventare in maniera ingiustificata».

Anche perché, almeno a priori, ci si attendeva molto. «Le aspettative di noi docenti sull’Esame di Stato erano alte – spiega Carlo Valentini, docente di meccanica in commissione all’Itis di Borgomanero – l’energia creativa del Ministero era già in circolo fin dall’inizio dell’anno: le simulazioni, le prove trasversali sul territorio, le buste e i commissari impreparati. Poi eccoli qui: gli scritti. I miraggi, le previsioni, le ginocchia tremanti, il cuore in gola, le notti insonni. Nella mia commissione è uscito un tema di meccanica, con un importante incipit ambientalista: il riciclaggio delle cartucce in plastica. Il testo chiedeva di dimensionare un ingranaggio, di cui il testo forniva il dimensionamento stesso. Nello schema le parti erano invertite. Il meccanismo stesso non tritava le cartucce, le sparava letteralmente nello spazio. Un lavoro che qualsiasi insegnante avrebbe valutato con un tre, invece. Ma eccoli qui: i ragazzi. Per rispondere alle domande uno si è inventato un sistema realizzato con la medesima plastica riciclata, un altro ha sovradimensionato gli ingranaggi perché “forse lo schema è sbagliato”, un altro ancora ha pensato di provare a realizzarlo a casa (e poi portarlo all’orale). Insomma: la guerriglia, la resistenza, la guerra di liberazione. Forse hanno passato troppo tempo in compagnia dei loro eroi, i loro professori. Che hanno insegnato loro che non devono prepararsi per un esame, ma che hanno insegnato loro a pensare per il piacere di pensare, come per la musica».

Consuelo Musolino, docente di Inglese, commissaria esterna al Liceo di Arona: «In generale, noi docenti siamo partiti preoccupati per il nuovo sistema delle buste. Il timore, o meglio, la paura delle commissioni, sia da parte degli interni sia degli esterni, è che solo gli studenti brillanti e senza difficoltà riescano a trovare collegamenti tra il suggerimento della busta e tutte le altre materie in un tempo breve. Tutti gli altri studenti andranno guidati e, comunque, alla fine, ci si ritroverà a fare domande come avveniva prima e i ragazzi non saranno stati in grado di dimostrare altro se non la loro capacità di studiare».

 

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