Giovani Sport

«Riscopriamo lo stadio come luogo di aggregazione giovanile»

Si chiama Luca, è uno studente universitario e insieme ad un gruppo di amici tifosi è entrato in dialogo con il Novara Calcio proponendo iniziative per avvicinare il pubblico giovane

Dopo l’avvio di “Studia, ne va del tuo ritorno” , la promozione del Novara Calcio che consente agli studenti dell’UPO di acquistare al prezzo simbolico di 2 euro l’abbonamento per il girone di ritorno della Serie B, abbiamo intervistato un giovane studente universitario, tifoso che da diversi anni segue con passione il Novara Calcio, Luca Garavaglia.

LUca Garavaglia

Cosa ne pensi di questa iniziativa del Novara Calcio? Pensi che avvicinerà i giovani allo stadio?

Con un gruppo di amici frequentiamo da diversi anni lo stadio, e ci siamo accorti che il Novara assiste da alcuni anni a un calo di tifosi, soprattutto giovani. Da tempo abbiamo iniziato a proporre alla società le nostre idee per avvicinare i giovani alla tifoseria, e questo è un primo passo molto interessante. Da questo primo passo bisogna avviare un percorso che trasformi lo stadio in un luogo di aggregazione giovanile, un posto dove divertirsi con gli amici, e più in generale un luogo da cui far partire – nel nostro piccolo -un rilancio del calcio italiano. Per me il modello è quello tedesco, dove il calcio non è in mano alle televisioni ma alle società, che mettono al centro i tifosi. Senza tifosi il calcio semplicemente non esisterebbe. Novara può essere un terreno fertile per cominciare questo cammino, per le sue dimensioni, per la tifoseria che ha, per l’ambiente positivo che c’è anche in curva, a differenza che in alcune grandi città. Il calcio va vissuto come spazio di dialogo fra generazioni, fra città e piazze diverse, un luogo di scambio culturale. Per questo si dovrebbe cercare sempre di più il rapporto con il territorio, le sue associazioni, gli oratori, le scuole e l’università. “Studia, ne va del tuo ritorno” è un primo passo nella giusta direzione.

Come è nata la tua passione per il Novara Calcio? Come sei entrato in contatto con la società?

Sono un semplice tifoso. Dopo qualche presenza da bambino, ho iniziato a frequentare lo stadio con maggiore frequenza al liceo, con i miei amici, trovandomi molto bene. Ho continuato a partecipare, ho iniziato a fare le prime trasferte, e da tre anni a questa parte la partecipazione è diventata costante. Credo che nella vita ci si possa innamorare, come nel calcio: chiunque frequentando lo stadio può innamorarsi dei colori della propria città. Qualche mese fa alcuni amici, tifosi storici del Novara, hanno dato vita a un blog con cui anch’io collaboro assiduamente, “Novara siamo noi”, che si propone di costruire per la prima volta un racconto sul calcio novarese in generale. In poco tempo il blog è seguito quotidianamente da oltre mille persone.

Quali sono le altre proposte da mettere in campo per avvicinare il calcio alla città e ai giovani? Che ruolo dovrebbe avere l’amministrazione comunale?

Qualunque proposta deve partire dalla consapevolezza che al centro va messa la partecipazione, ed è un lavoro che deve fare in primis la società. Ad esempio sarebbe interessante avere uno store in centro. Un esempio vicino alla nostra realtà può essere quello di Cesena: una tifoseria vivace e attiva, grazie all’attenzione della società. Lì lo store è gestito direttamente dai tifosi. Credo poi che sarebbe bello – come si fa in altre realtà – offrire a basso prezzo o gratuitamente gli abbonamenti per tutti gli studenti universitari, per cercare di favorire la partecipazione dei giovani. La presenza in città dovrebbe essere maggiore, e in questo l’amministrazione dovrebbe dare una mano, essere più presente di quanto non sia stata fino ad oggi.

Sarebbe bello prima o poi vedere sventolare le bandiere del Novara Calcio in centro. L’eccellenza di Novarello non deve diventare motivo di isolamento. Se lavoriamo bene i tifosi possono aumentare.

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