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Urbanistica, cercando un “pensiero critico”

La Voce a colloquio con la presidente dell'Ordine degli Architetti: il "modello" Gregotti, la crisi e i concorsi di idee. «Il convegno su Piazza Martiri del 27 gennaio è una occasione di riflessione»

«Al Regio Liceo Carlo Alberto di Novara avevo un insegnante di latino e greco fantastico, un professore capace di dedicare un anno allo studio della tragedia e l’altro alla questione omerica. È lui che mi ha fatto amare lo studio. Io ero molto bravo a scuola, però non ho mai capito perché con lui avessi 8 in greco e solo 6 in latino».

A raccontarsi è Vittorio Gregotti in una recente intervista che il Corriere della Sera gli ha dedicato in occasione del suo novantesimo compleanno. Quel Vittorio Gregotti, celebre architetto poliedrico, che vive tra Milano, Londra e Venezia, ma che  è nato a Novara, dove ha vissuto i suoi primi vent’anni.

Nella sua lunghissima carriera da urbanista, progettista, direttore di riviste, critico, saggista e docente, si possono contare oltre 1600 progetti, alcuni dei quali ancora conservati nei cassetti degli uffici comunali novaresi, molti ormai dimenticati, altri realizzati solo in parte.

Ed è sempre al Corriere della Sera che Gregotti ha dichiarato: «Oggi il mio mestiere è in crisi, specie in Italia». Dello stesso parere è Nicoletta Ferrario, presidente dell’Ordine degli Architetti PPC di Novara e Vco: «A Novara ci sono bravi urbanisti che fino a qualche tempo fa riuscivano a svolgere bene il loro lavoro, quando l’urbanistica veniva fatta dai Comuni e venivano proposte varianti e aggiornamenti ai piani regolatori. Da parecchi anni, invece, da quando le risorse economiche scarseggiano in tutti gli enti pubblici, molti lavori vengono svolti direttamente dagli uffici e, di conseguenza, i liberi professionisti sono stati messi da parte. Il nostro lavoro, dunque, si è contratto: chi si occupava di edilizia, oggi non può fare solo quello; basta guardarsi intorno per notare che ormai di gru in città se ne vedono sempre meno. Ultimamente qualcosa di sta muovendo, ma le difficoltà restano numerose. I colleghi, che nel corso degli anni si sono specializzati in settori particolari lavorano, tutti gli altri che avevano scelto la strada da progettisti e direttore lavori, adesso hanno molte meno possibilità».

Un tema, dunque, che non riguarda solo i diretti interessati, ma che coinvolge gli assetti urbanistici, gli aspetti gestionali e le risorse delle città. E Novara non sembra essere da meno: «La nostra – prosegue Ferrario – è una città che avrebbe bisogno di qualche concorso di idee in più e non solo di progetti che poi finiscono nel nulla, un po’ come è successo per piazza Martiri. In tutto il resto d’Europa si fanno concorsi e si realizzano, in Italia no. Diversamente, la progettazione di chi vince viene snaturata, utilizzata a pezzi o addirittura unita a quella degli altri vincitori; bisogna, invece, arrivare alla concretezza di realizzare un concorso di idee solo quando si hanno le risorse per poter realizzare quell’opera: questo sarebbe un grande passo avanti». Novara, dunque, è una città con delle potenzialità in cui «ci sono zone dimenticate come le aree industriali dismesse – continua la presidente – che andrebbero riqualificate; oppure edifici civili nel centro storico o tutta l’area di via Giulietti che sono un buco nella città. Per altri siti di pregio come Casa Bossi, dove l’ordine si sta impegnando, si spera possa emergerne qualcosa di importante. E poi zone come quella del prossimo ex ospedale o le caserme per le quali bisogna avere la capacità di pensare con largo anticipo alla loro destinazione. Purtroppo, però, queste sono decisioni che non si esauriscono con una sola legislatura, quindi bisogna sempre ricominciare da capo».

Un’occasione per riflettere su questi temi è in programma sabato 27 gennaio all’Arengo del Broletto con il convegno “La città pubblica” promosso dall’associazione Novara Nostra in collaborazione con l’Ordine: «Abbiamo deciso di collaborare – chiosa Ferrario – perchè speriamo che dalla mattinata possa uscire un pensiero critico sulla città. Il legame tra castello, piazza, parcheggi, viabilità è importantissimo e noi siamo ben disposti a ragionare in maniera costruttiva per  riflettere su nuovi concorsi di idee».

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