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L’imponente eredità di Carlo Negroni

Fu uno dei fondatori della Società Dantesca Italiana. Il prossimo 10 febbraio inaugura una mostra a lui dedicata

È il 31 luglio 1888 quando a Firenze, nella Sala Leone X di Palazzo Vecchio, viene approvato lo statuto ed eletto come presidente provvisorio della Società Dantesca Italiana, ovvero la realtà che promuove e contribuisce a divulgare sia manifestazioni e iniziative sia studi incentrati sul padre della lingua e della letteratura italiana, l’allora sindaco di Firenze Pietro Torrigiani.

Tra i soci fondatori – “i più bei nomi della cultura e della politica italiana” – c’è anche Carlo Negroni, illustre novarese che volle legare il suo nome a molteplici istituzioni che ancora oggi sono vive e presenti in città. Esperto giurista, Negroni fu soprattutto un uomo dalla profonda umanità e dalla grande generosità, in grado di mettere a servizio della città i suoi numerosi interessi e le sue singolari capacità, stimolando lo sviluppo di Novara nel non facile passaggio dalla cultura illuminista a quella liberale, e da un’economia legata alla terra ad una caratterizzata dalla nuova industrializzazione. Particolarmente interessato al problema dell’educazione dei giovani “quale necessità sociale prioritaria” e tra i più generosi benefattori delle istituzioni di assistenza, beneficienza ed istruzione di Novara, Negroni dedica tante energie alla biblioteca a partire dal 1861 e pochi anni dopo decide di destinare alla città la sua ricca collezione privata in corso di costituzione, raccolta al primo piano del palazzo di corso Cavallotti, destinato a divenire la sede della biblioteca civica a lui intitolata. Tra i libri che tappezzano le pareti della casa – 13.342 alla data dell’inventario testamentale nel 1890 e 16.876 alla sua morte nel 1896 – spiccano quattro raccolte che Carlo Negroni raccomanda “in modo particolarissimo all’amministrazione della Biblioteca e alle sue cure intelligenti e benevole”: si tratta delle edizioni della Crusca (2590 pezzi tra volumi e opuscoli), di scritti dei primi secoli delle lingua (606 pezzi tra codici, stampe e opuscoli), di 208 volumi della “Collezione Ciceroniana” e della collezione di letteratura dantesca, con 2166 pezzi, tra cui volumi e opuscoli, codici ed edizioni “ricercatissime e quasi irreperibili”. Tra i 38 incunaboli – ovvero le edizioni del XV secolo – molti sono della Divina Commedia: c’è quella con il commento di Benvenuto da Imola nell’edizione veneziana di Vindelino de Spira del 1477, l’edizione di Firenze del 30 agosto 1481, di Venezia del 23 marzo 1484, di Brescia del 31 marzo 1487, o ancora di Venezia dell’11 ottobre 1497 con il commento di Cristoforo Landino.

Non solo la grande passione, ma soprattutto la ricchezza della collezione – una delle più cospicue e importanti d’Italia – permisero quindi a Negroni di essere annoverato tra i soci fondatori della Società Dantesca Italiana: una memoria che, a 130 anni dal suo riconoscimento ufficiale, andrebbe valorizzata e fatta conoscere a tutti i novaresi.

A questo proposto la onlus “Amici Opera pia Carlo Negroni” organizza, con il patrocinio del Comune e la collaborazione della Biblioteca civica “Carlo Negroni”, dell’Opera pia “Carlo Negroni”, della Fondazione Comunità del Novarese e della delegazione di Novara del Fai promuovono la mostra dedicata alla memoria di Carlo Negroni dal titolo “Colto robusto ingegno” che sarà inaugurata 10 febbraio nei locali della biblioteca e sarà visitabile fino al 24 febbraio.

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