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L’altare maggiore del Duomo di Novara e il suo modellino

Un singolare oggetto conservato nel coro della Cattedrale antonelliana

Nel coro del Duomo di Novara, tra gli imponenti quadri, gli stalli scolpiti e i leggii, spicca un interessante modellino ligneo, semplice ed essenziale.

A prima vista non sembra avere alcun legame con lo spazio in cui è custodito, ma ad una più attenta osservazione si riescono a ritrovare i caratteri essenziali di questo altare in miniatura nell’imponente neoclassico altar maggiore del presbiterio, un progetto piuttosto complesso ed articolato i cui travagliati passaggi si possono ritrovare nella cartella “Documenti e note circa l’altar maggiore” conservata presso l’Archivio Capitolare di Santa Maria.

Già nel 1831 il Capitolo di Santa Maria aveva deliberato di incaricare un architetto per la realizzazione del nuovo altare: se il milanese Pietro Pestagalli, impegnato nella Fabbrica del Duomo di Milano, sembra essere il prescelto, nei verbali del Capitolo compare anche il nome del giovane Alessandro Antonelli, ancora residente a Roma per studi.

Dopo alcuni dibattuti ripensamenti, soprattutto alla luce del progetto settecentesco dell’Alfieri, nel 1832 il Vescovo Morozzo sceglie il disegno di Antonelli. Istituendo una compenetrazione spaziale tra i volumi che costituivano l’insieme tramite l’inserimento delle scale, l’altare corrispondeva esattamente all’idea di “altare maestoso” adatto a risolvere l’eccessivo prolungamento del coro e del presbiterio realizzati da Ignazio Stefano Melchioni, in modo più efficace di quanto proposto dal Pestagalli.

L’idea predominante è quindi prettamente neoclassica: si tratta di una struttura a colonne corinzie, con il tabernacolo vero e proprio a tempietto circolare, con tre statue di coronamento sulla sommità: la Religione, San Pietro e Mosè. Il ciborio riprone in maniera aggiornata quello milense donato dal papa Pio IV, sia per la struttura circolare sia per la scansione con le colonnine intorno al corpo centrale, dove spiccano la scena della Pietà con le Marie al sepolcro e quella Cena in Emmaus.

Ultimato tra il 1839 e il 1840, il grandioso altare segna l’ingresso dell’Antonelli in Duomo dove, da lì a pochi anni, metterà in atto la “sciagurata” ricostruzione dell’antica struttura romanica in forme neoclassiche.

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