Economia

«Le piccole imprese si salvano solo con l’export»

In occasione dell'assemblea generale di Api in programma per domani al Regina Palace di Stresa, la direttrice generale, Paola Pansini, traccia un quadro sullo stato di salute della piccola e media impresa locale

Domani, venerdì 28 giugno, al Regina Palace di Stresa, sono attesi i rappresentanti delle 600 aziende aderenti all’Associazione piccoli industriali di Novara, Vco e Vercelli che parteciperanno all’assemblea generale. Il nucleo centrale dell’appuntamento sarà la relazione del professor Carlo Alberto Carnevale Maffè, Associate Professor of Strategy and Entrepreneurship presso la Scuola di Direzione Aziendale dell’Università Bocconi di Milano.

Un importante momento per fare il punto sulla situazione dell’economia locale. Per l’occasione abbiamo rivolto qualche domanda alla direttrice generale, Paola Pansini.

Qual è lo stato di salute della piccola e media impresa nel nostro territorio?
È ancora in una situazione di crisi perché, fatti salvi alcuni settori che per vocazione possono puntare sull’export almeno per il 50/60% ma che continuano a produrre in Italia mantenendo così il Made in Italy. La domanda interna è ormai satura. Quindi se parliamo di Pmi, con dati locali e nazionali assolutamente sovrapponibili a seconda dei settori, la maggior parte sono dei terzisti, in modo particolare nella metalmeccanica che rappresenta la maggior parte dei nostri associati.

L’export prodotto sui nostri territori dove si concentra maggiormente?
Innanzitutto in Europa, ma anche nel resto del mondo; le rubinetterie, ad esempio, che non soffrono per nulla la crisi, esportano anche il 90% delle loro produzioni anche negli Stati Uniti, Emirati Arabi, Giappone. Questo permette di mantenere l’occupazione stabile, anche se forti assunzioni non ce ne sono più.

Qual è il settore che più si sta mantenendo?
L’agroalimentare sta andando molto bene ed è in forte espansione. C’è un trend di crescita anche nei settori della meccanica e della chimica intelligenti, quelli cioè in cui c’è stato un investimento tecnologico verso l’innovazione e nel rinnovamento nei processo produttivi 4.0.

Esiste un’imprenditoria maschile e una femminile?
La vocazione imprenditoriale per tradizione è sempre stata maschile, ma la situazione è cambiata molto. Nella nostra associazione abbiamo una sezione Api donna in cui sono presenti soggetti tosti e determinati. Si può dire che le donne hanno quel quid in più che rappresenta la caparbietà.

 

 

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