Economia

Le luci di Natale non bastano a illuminare un commercio in crisi di identità

Le inchieste de La Voce di Novara - il commercio/1. Mentre parte la breve e intensa stagione dello shopping legato alle feste di fine anno, i problemi non scompaiono in un mondo che ha ancora bisogno di evolvere secondo le esigenze di una realtà profondamente cambiata . Ne parliamo con Maurizio Grifoni (Ascom) e Laura BIanchi (assessore del Comune di Novara)

Lo shopping di Natale si apre in città, vien da dire, tra luci e ombre: le prime sono quelle consuete che il Comune fa scintillare nelle vie, ma le seconde emergono da una considerazione diffusa che il commercio novarese prosegue in una fase di crisi, segnalata ad esempio dalla continua chiusura di negozi di qualità, veri pezzi della storia di Novara, nomi famosi per decenni che ora non ci sono più. Un cambio di mondo che richiede prospettive nuove.

Lo segnala con una battuta anche Maurizio Grifoni, presidente di Ascom Confcommercio: «Sto passando per una via, luminarie a parte c’è tutto tranne che un’atmosfera natalizia: vetrine, iniziative, senso di festa». E guarda avanti: «Allora oggi bisogna essere coscienti che il problema c’è e il commercio tradizionale si deve evolvere, anche nella disponibilità ad investire e a rivoluzionare la propria attività per essere a livello dei tempi nuovi».

«Oggi i commercianti devono capire che il mondo è cambiato – interviene l’assessore al commercio Laura Bianchi – quindi devono rimodularsi e reinventarsi. Mi piace citare l’esempio di un negozietto di cucito che ha attivato un corso di puncetto molto seguito: è una strada».

Ma il Comune che cosa può fare? «Guardi, accanto alle chiusure di negozi storici vi son aperture di punti in franchising di grandi catene. Vi è il fatto che spesso i negozi chiudono perché non c’è ricambio generazionale. Vi è il problema degli affitti che restano alti. Sono tutte questioni della sfera del privato su cui è difficile poter intervenire. E comunque la sola azione amministrativa non basta».

 

Qualcosa si fa anche in questo periodo. E l’assessore Bianchi elenca: «Ad esempio con l’attuazione della “carta famiglia” che prevede una scontistica per famiglie con tre figli e Isee sotto i 30mila euro, o verso i mercati dove sono stati ridotti i canoni. Segnalo che nei giorni scorsi è stata presente Rai1 con le sue telecamere al Mercato Coperto dove, non molti lo sanno, vengono fatti gli acquisti di alimentari per la “Prova del Cuoco”: anche questa è una forma di sostegno. Inoltre sono state concordate prossime aperture straordinarie, ben accolte dagli ambulanti». Così Mercato Coperto e i mercati di Largo Pasteur e Largo Cantelli saranno aperti la mattina di sabato 8 e di domenica 23 dicembre.

L’assessore sorride anche alle associazioni di categoria, in particolare dopo le turbolenze sugli orari di ingresso nella Ztl. «Ci siamo ripromessi di fare un tavolo di lavoro con loro – spiega – per fare il punto sul centro commerciale naturale che è il cuore della città. Mettersi insieme, anche con i vigili, per capire come coniugare necessità di trasporto e praticabilità pedonale dell’area, in cui vi è peraltro commistione di negozi e abitazioni».

Resta il fatto di un commercio in una rapida evoluzione, forse mai affrontata compiutamente e consci della sua gravità. Del resto le cifre, nella loro aridità, non sembrano parlare di crisi profonda visto che a Novara il numero degli esercizi commerciali mostra un calo estremamente contenuto (a fine settembre 2302 attività, a cui aggiungere 707 esercizi di alloggio e ristorazione, secondo i dati InfoCamere-StockView) con lieve saldo positivo tra aperture e chiusure che prosegue da tre anni (+7 nei primi dieci mesi di quest’anno) per il commercio al dettaglio in particolare nei negozi di vicinato, secondo i dati forniti dall’assessorato al commercio. Dati che pongono Novara tra le città meglio piazzate in Piemonte.

Tuttavia il problema del futuro di un commercio che ha una sede concreta, il negozio, resta e si può sintetizzare con una parola, forse di moda, ma concreta: innovazione.

L’assessore Bianchi osserva come avere «un luogo in cui andare crea un’empatia particolare che anche le nuove realtà non possono ignorare nonostante e-commerce e consegne a domicilio. Con nostalgia guardo in particolare a corso Cavour e penso a che cosa ha significato la chiusura del Bertani».

Grifoni, dall’osservatorio di Ascom sottolinea: «Ora ci si accorge che se si spegne una vetrina fa problema. Si inizia a capire che è se il commercio vive, attorno vive anche la città, viceversa anche la città regredisce e muore, come noi andiamo dicendo da tempo. Certo oggi il negozio tradizionale fa molta più fatica perché le catene sono forti, aggressive e sanno come fare bene marketing mentre con il passaggio generazionale sta anche cambiando il modo di fare shopping. E teniamo conto che quanto sta accadendo a Novara si avverte in modo drammatico qui vicino, come ad Arona e Borgomanero».

E allora quali strategie mettere in campo? Dal Comune Laura Bianchi preannuncia per il prossimo anno un progetto «di cui abbiamo iniziato a parlare proprio con Ascom, ma che potrà essere varato se si troverà la disponibilità finanziaria in bilancio. L’obiettivo è valorizzare il commercio in centro attraverso contributi per la riapertura di negozi sfitti o la detassazione in particolari situazioni». Si vedrà.

Maurizio Grifoni guarda piuttosto alla realtà della categoria. «Intanto il centro storico non è e non sarà mai un vero centro commerciale naturale perché non vi è una direzione a cui sottostare facendosi indirizzare e partecipando a iniziative comuni, sentendosi un gruppo. E l’e-commerce sta facendo il resto»

E allora? «Il negozio tradizionale – continua – fa parte di un glorioso passato e dovrà cercare di convertirsi ad essere più “digitale”. Sono cambiati criteri e modelli e occorre adeguarsi. Anche il negozio di vicinato dovrà dare più servizi che commercio: ad esempio la libreria vive se è un luogo di cultura viva, chi vende articoli sportivi deve saper insegnare a praticare lo sport e così via. Penso anche alle prime esperienze di “social commerce”, che hanno successo».

Conclude Grifoni: «Ci serve la voglia di rimettersi in gioco, recuperare professionalità e amore per il proprio mestiere, il piacere di fare impresa. Bisogna saper rispondere ai bisogni ed anche alle emozioni delle persone».

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