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Il lavoro del futuro? Globale, interconnesso, intelligente

Un interessante convegno promosso da Confcommercio all'Università del Piemonte Orientale

Come cambia il mondo del lavoro? Con una battuta, si potrebbe dire che il lavoro cambia come cambia il mondo. Globale, certo. Interconnesso, sicuramente. Ma, più di ogni altra cosa, con un grande bisogno di capire come alcune professioni possono evolversi e altre nascere dal nulla.
È questo il terreno di confronto su cui si è svolto giovedì pomeriggio nella sede novarese dell’Università del Piemonte Orientale il convegno dall’eloquente titolo “le professioni del futuro”. Fuori dai luoghi comuni e da facili banalizzazioni, il tema è più centrale di quanto si possa immaginare, se si parte dal dato che l’accelerazione tecnologica degli ultimi 20 anni è stata pari a quella di tutti i quattro secoli precedenti.
Il tassello fondamentale del lavoro del futuro? Sorprendentemente, sono le aziende che sempre più sono chiamate a innovarsi e strutturarsi come imprese fornitrici di servizi avanzati, come ha subito sottolineato il Presidente della federazione nazionale per i servizi professionali alle imprese (Asseprim Confcommercio) Umberto Bellini. E, seconda notizia, è proprio il nostro Nord-Ovest, un tempo baluardo della grande industria produttiva, a trainare a livello nazionale un settore dinamico in continua e rapida evoluzione. Al punto tale che si calcola che da qui al 2020 salirà a due milioni la quota di posti di lavoro non occupati a causa delle poche competenze professionali di chi un lavoro lo sta cercando. Sembra paradossale, eppure il lavoro c’è: il cuore del problema sembra proprio essere la formazione professionale adatta a quei lavori.
Ma allora quali sono le professioni del futuro? Lo spiega un’accurata indagine condotta da InTribe, una startup innovativa che opera nel settore dell’analisi dei “big data”. In un’Italia che ad oggi fatica ancora a uscire dalle secche della crisi, l’indagine svela che nei prossimi 10 anni in tutti i settori dell’economia ci sarà bisogno di 2,5 milioni di nuovi lavoratori altamente qualificati, a tutto discapito invece dei lavori meno qualificati e a redditi più bassi, destinati a essere sempre meno richiesti. E soprattutto a fare lo sprint verso il futuro sembrano essere quelle professioni che più delle altre sapranno interagire al meglio con le nuove tecnologie, da applicarsi a una miriade di settori: dalla “fabbrica intelligente” fino all’agricoltura, passando per la medicina e la sostenibilità ambientale.
«Ogni rivoluzione industriale ha progressivamente creato più lavoro e quindi più persone al lavoro: se riusciamo a gestire al meglio anche l’attuale fase di transizione della quarta rivoluzione industriale, sarà così anche stavolta» spiega la direttrice del dipartimento economico dell’UPO Eliana Baici. Nuovi lavori, certo. Ma senza mai dimenticare l’evoluzione di quelli più tradizionali che devono fronteggiare e vincere molte sfide storiche: è il caso delle professioni economiche, organizzative, ingegneristiche. Come dire, l’innovazione porta disoccupazione solo se è un processo governato male e senza le competenze adeguate.

 

E poi ci sono le startup. Fino a qualche anno fa una sorta di animali mitologici. Ora invece in rapidissima espansione: non serve pensare all’illuminante esempio d’Oltralpe, dove i nostri cugini francesi hanno deciso già da qualche tempo di investire centinaia di miliardi per lo sviluppo di questo genere di imprese giovani e altamente innovative. Anche in casa nostra, come evidenzia Andrea Bifulco – direttore della “startup grind Milano”, una specie di grande incubatore globale d’imprese – esistono esempi incoraggianti di nuova imprenditorialità. Peccato che in molti casi a una grande idea non corrispondano altrettante opportunità di condivisione sul mercato, in parte per un contesto nazionale ancora non sufficientemente maturo e in parte perché per seguire una direzione chiara di sviluppo occorre che si attivi un cambiamento profondo di tutta l’economia.
Con un vecchio adagio si potrebbe davvero dire: «pianifica il tuo futuro perché è lì che passerai il resto della tua vita»

(photocredits: Carmine Rubicco, Agenzia Profili)

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