Economia Politica

Crippa: «Limitare le aperture domenicali per restituire benessere a chi lavora»

La Voce ha intervistato il deputato novarese del M5S sottosegretario allo sviluppo economico, primo firmatario della proposta di legge che abolisce le liberalizzazioni degli orari del commercio introdotte dal governo Monti

È l’ultimo tra i fronti aperti dalla maggioranza Lega-M5S, e da ieri non si parla d’altro. L’ipotesi di eliminare la possibilità per gli esercizi commerciali di organizzare liberamente gli orari di apertura e soprattutto di tenere aperte le vetrine la domenica e nei giorni festivi è un tema controverso che ha subito generato un ampio dibattito. Primo firmatario di uno dei due disegni di legge in materia è il deputato novarese del Movimento 5 Stelle Davide Crippa, sottosegretario allo sviluppo economico, che ha parlato con La Voce dei contenuti di questa iniziativa

Il sottosegretario Davide Crippa

Luigi Di Maio  ha annunciato entro l’anno un provvedimento legislativo che interviene sulla disciplina degli orari degli esercizi commerciali. Di fatto viene cancellata la liberalizzazione totale entrata in vigore al tempo del Governo Monti. Può dirci le linee essenziali del provvedimento?

La proposta di legge è di iniziativa parlamentare, non governativa. In particolare, in questo momento in discussione presso la Commissione Attività produttive della Camera dei Deputati ci sono diverse Proposte di Legge sul tema, tra cui una a mia prima firma che poi è già dalla scorsa legislatura la linea del Movimento Cinque Stelle in merito. La linea di partenza è la chiusura delle attività commerciali per tutte le festività (religiose, civili e domeniche). Da questo punto è centrale il ruolo degli enti locali. Saranno infatti le regioni, di comune accordo con comuni e sentito il parere dei comitati locali e delle organizzazioni di categoria, dei lavoratori e dei consumatori, a definire un piano delle aperture domenicali e festive che preveda in ogni comune un massimo del 25% degli esercizi aperti per settore merceologico, comunque non oltre il numero massimo di 12 festività lavorative annue per singolo esercizio commerciale (come già sperimentato a Modena).

Il ministro Di Maio ha dichiarato che la ragione di questo intervento è una reazione al fatto che la situazione attuale “sta distruggendo le famiglie italiane”. È l’unica motivazione o ce ne sono altre?

Mi sembra una motivazione più che sufficiente. Con le liberalizzazioni, messe in campo prima in via sperimentale dall’ultimo Governo Berlusconi e poi rese definitive dal Governo Monti, nessuno ha pensato ai lavoratori, al loro benessere e a quello dei propri cari. Questa è una Proposta di Legge che innanzitutto va a guardare al benessere dei lavoratori. Altro obiettivo è poi la salvaguardia delle piccole attività commerciali. Secondo i dati di Confcommercio, tra il   2008   e   il 2017, solo nel settore della distribuzione commerciale, sono spariti quasi 59.000 negozi. Andando a riprendere le audizioni in commissione della stessa Confcommercio e di Confesercenti, una delle motivazioni principali di questo fenomeno è l’impossibilità da parte delle piccole realtà commerciali (familiari e non) di garantire le aperture continuative 7 giorni su 7, garantite invece dalla Grossa Distribuzione. In pratica dal Decreto Monti in avanti le piccole realtà commerciali si sono viste private del diritto ad una sana e giusta concorrenza.

La prima reazione delle catene di grande distribuzione è che uno stop alle aperture domenicali inciderà in termini occupazionali per il 10%. Potrebbero esserci complessivamente circa 50.000 persone che perdono il lavoro. Che opinione ha su questo?

Sempre dalle audizioni della scorsa legislatura abbiamo scoperto proprio dalla Grande Distribuzione che per garantire il fabbisogno di lavoratori per domeniche e festività si è andato perlopiù a “spalmare” a livello di numeri la forza lavoro già presente da 6 giorni a 7. Non vediamo quindi per quale motivo i grandi attori del settore dovrebbero privarsi di numeri così esorbitanti.

In queste settimane, anche sul nostro territorio, si susseguono notizie di chiusure di punti vendita della Grande distribuzione. Non crede che l’intervento sulle aperture domenicali possa essere un ulteriore fattore di crisi?

Assolutamente no. Sempre dalle dichiarazioni della Grande Distribuzione abbiamo avuto la controprova che le liberalizzazioni del Governo Monti hanno di fatto fallito. I ricavi che prima si acculavamo in 6 giorni ora sono “spalmati” in 7. Non mi sentirei di pronosticare in alcun modo un acuirsi di questa situazione di crisi di alcuni centri della Grande Distribuzione, spesso figlia di investimenti errati da parte della stessa.

Dalle anticipazioni lette sui giornali sarebbe allo studio anche una qualche forma di limitazione del commercio on line. In che modo e con quali obiettivi?

Molto semplicemente nella premessa della Proposta di Legge a mia prima firma è previsto che i centri di distribuzione delle realtà e-commerce presenti sul territorio italiano rientrino nelle attività commerciali che dovranno chiudere durante le festività e le domeniche. Gli utenti potranno naturalmente effettuare gli ordini nei giorni festivi o la domenica, consci però del fatto che la lavorazione degli stessi partirà nel primo giorno lavorativo utile. L’obiettivo è ancora una volta quello di garantire il benessere di lavoratori di tali centri e delle proprie famiglie.

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