Economia

Coldiretti Novara-Vco a fianco degli allevatori di carne piemontese

L’ente di Novara-Vco pretende «controlli e stesse regole imposte alle nostre aziende per i prodotti importati a tutela delle nostre razze autoctone e via libera all'importazione di carne dei vitelli nutriti con sangue e altri scarti animali». Insieme all’aiuto dei consumatori

Coldiretti a fianco degli allevatori di carne piemontese. L’ente di Novara-Vco pretende «controlli e stesse regole imposte alle nostre aziende per i prodotti importati a tutela delle nostre razze autoctone e via libera all’importazione di carne dei vitelli nutriti con sangue e altri scarti animali». Insieme all’aiuto dei consumatori.

Coldiretti condivide le ragioni della  protesta degli agricoltori francesi contro il Ceta, l’intesa di libero scambio con il Canada, al quale si oppongono tutte le organizzazioni agricole d’Oltralpe dopo la ratifica del loro Parlamento.

 

 

 

Preoccupano anche le conseguenze sulle importazioni di carne canadese visto che nel Paese nord americano per l’alimentazione degli animali è consentito l’uso di derivati di sangue,   peli e grassi trattati ad alte temperature, senza indicazione in etichetta, un sistema che in Europa è vietato da oltre venti anni. Il Piemonte detiene il primato italiano nella valorizzazione delle carni da razze storiche italiane e la zootecnia riveste un ruolo di grande importanza per il tessuto economico regionale. La Piemontese, con oltre 315 mila capi ed un fatturato che arriva a 500 milioni di euro, rappresenta la principale razza da carne, oltre ad essere la prima razza autoctona a livello nazionale per numero di capi allevati.

<<Nelle province del novarese e del Vco sono circa 3 mila i capi di razza Piemontese allevati. «In questo modo – spiega Sara Baudo, presidente Coldiretti No-Vco – gli accordi di libero scambio non aiutano la nostra economia regionale e locale, e pregiudicano l’internazionalizzazione dei prodotti agroalimentari piemontesi, rischiando di riflettersi anche sulle aziende della nostra zona. Non viene salvaguardato il principio di tutela, la facoltà dei singoli Stati di poter fare i controlli non solo nei Paesi dove la merce arriva, ma anche dove viene prodotta. Le intese di libero scambio devono essere basate su tre principi: parità di condizioni, efficacia dei controlli, reciprocità delle norme sugli impatti ambientali, economici e sociali e questo vale ancora di più per le verifiche igienico sanitarie e la sicurezza alimentare».

Quindi come fare? «L’unica arma nelle nostre mani in questo momento – conclude Baudo – è il rapporto con i consumatori, che vanno adeguatamente informati. Quindi li invitiamo a prestare attenzione negli acquisti e invitiamo macellai e grande distribuzione del territorio a valorizzare le nostre produzioni, prediligendo la carne etichettata secondo i disciplinari previsti dai consorzi piemontesi. Parallelamente continueremo a pretendere a livello comunitario che i prodotti importati, allevati o coltivati nel resto del mondo, abbiano lo stesso   sistema di valutazione e le stesse regole imposte alle nostre imprese».

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