Economia, Impresa & Lavoro

Sociale, sostenibile, griffata: alla scoperta della “Sartoria Emmaus”

La Voce ha visitato in anteprima il nuovo laboratorio nato dalla cooperativa sociale di don Dino Campiotti, che lavora per i più importanti marchi dell'alta moda.Venerdì l'inaugurazione, con Santo Versace

Una sartoria di qualità da cui escono prodotti di alta gamma in un settore che in tutto il mondo è simbolo di eccellenza italiana: l’alta moda griffata Versace, Missoni, Dolce e Gabbana, per ora. Ed anche una impresa sociale che dà lavoro a persone, in gran parte donne, variamente svantaggiate.

È la sartoria sociale Emmaus, che si propone di coniugare alta qualità, grande passione e vera sostenibilità, e che questo venerdì 16 marzo inaugura la nuova sede di via Ansaldi 6, a Novara. Una sede significativa fin da quando era Casa Divin Redentore, sorta per offrire opportunità a persone che vivono difficoltà, ed oggi di proprietà della Diocesi che l’ha concessa alla cooperativa Emmaus.

«Oggi qui trova finalmente una sua sede dignitosa la sartoria, ma siamo al lavoro per realizzare anche un orto sociale e si sta ultimando la struttura di housing che darà ospitalità temporanea a chi vive le cosiddette nuove povertà», spiega a La Voce don Dino Campiotti, che di Emmaus è presidente ma soprattutto “padre fondatore” dal 1994, con l’obiettivo di utilizzare il lavoro come fattore di reinserimento sociale per le persone in situazioni di disagio sociale. La cooperativa si è ampliata ed offre servizi di pulizia e sanificazione, prima assistenza e assemblaggi di parti meccaniche. Oggi vi lavorano una novantina di persone. Sempre puntando alla qualità, tanto da aver ottenuto una certificazione Iso 9001.

Ma venerdì mattina l’attenzione sarà tutta per la sartoria, il “cuore” della nuova sede. Alla presentazione sono attesi, tra gli altri, gli interventi di Santo Versace, in qualità di fondatore della Fondazione Alta Gamma, di Maurizio Gardini, presidente nazionale di Confcooperative e di Chiara Boroli, a rappresentare la Fondazione De Agostini che ha tanto contribuito al decollo dell’iniziativa. Non mancheranno autorità cittadine e regionali e la conclusione sarà con la benedizione impartita dal vescovo Franco Giulio Brambilla.

Punto d’arrivo, ma soprattutto di partenza verso maggiori obiettivi. «Il nostro progetto nasce dall’idea di far conoscere un altro tipo di cooperazione sociale – spiega il direttore di settore, Andrea Masante – quello realmente imprenditoriale. Non “poverini che hanno bisogno di aiuto” o, peggio, di gente che lucra in vario modo. Abbiamo bisogno di fiducia e il miglior modo di ottenerla è lavorare con qualità ed eccellenza».

La sartoria nasce al Villaggio Emmaus nel 2012, tra i poveri ospitati all’ex campo Tav. «Le donne non avevano nulla da fare – racconta don Campiotti – e aprimmo un primo laboratorio per piccoli lavoretti sartoriali, due turni guidati da due maestre. Poi si è sviluppata l’idea di lavorare in modo più qualificato».

Così dal 2015 si è via via strutturata la sartoria: sostanziale l’aiuto della Fondazione De Agostini per l’acquisto di moderni macchinari e l’avvio di borse lavoro, fondamentale l’arrivo delle commesse di grandi marchi della moda italiana, superati i test di qualità.

«Santo Versace è stato promotore di un accordo tra la sua Fondazione Alta Gamma e Confcooperative Federsolidarietà – spiega Masante – per creare un ponte tra profit e no profit. E questo è il futuro della cooperazione sociale che non vive più di appalti pubblici».

«Noi – aggiunge – abbiamo l’obiettivo di operare con un profit attento alla sostenibilità sociale e testimoniare che la cooperazione sociale può e deve esserne partner senza chiedere altro che la fiducia. Noi lavoriamo perché siamo bravi nel fare queste produzioni».

Quindi nessuna concorrenza sleale verso altri terzisti? «No, anzitutto perché non pratichiamo prezzi inferiori al mercato» è la convinta risposta di Masante, che aggiunge: «Però si consideri che diamo lavoro a persone con vari disagi e che necessitano di formazione, quindi offrono minori capacità produttive e, per questo, abbiamo vantaggi economici riconosciuti per legge. Piuttosto noi soffriamo delle false coop che fanno dumping salariale. Per questo non potremo mai entrare in altri settori che pure a Novara sono presenti».

Beppe Ruga

In sartoria l’obiettivo è quello dell’alta qualità, altrimenti non arriverebbero gli ordini. A guidare questo percorso, da tre anni, è Beppe Ruga, con alle spalle un’esperienza di quarant’anni nel settore. «Versace ci dà lavoro non perché siamo una cooperativa sociale – rimarca – ma perché lo facciamo bene e siamo competitivi con le aziende che fanno questo. Ci occupiamo di capi leggeri con tessuti pregiati, tra cui la seta, e di abiti da donna. Da noi lavorano nove persone su due linee che, presto, saranno tre». La sartoria sociale Emmaus, che ha appena coniato il marchio “sartoria È”, presenta anche un proprio catalogo di camicie pregiate e copricapo femminili. «Per ora non stiamo pensando ad una commercializzazione – aggiunge Ruga – perché non abbiamo né le risorse né le certezze per procedere in una nicchia di mercato. Ma è una vetrina della nostra qualità, un po’ un’ambizione».

Del resto occorre farsi conoscere e cercare di attivare nuove collaborazioni con altri big dell’alta moda italiana. È marketing per entrambi: Emmaus si qualifica sempre più come partner di eccellenza mentre la “griffe” di successo mostra una sensibilità sociale e un’attenzione al lavoro italiano, anziché pensare a possibili delocalizzazioni.

Si costruisce un futuro imprenditoriale con valenza sociale. «Vedi questi spazi ancora vuoti? Il prossimo obiettivo – conclude Masante – è di allestire una scuola di sartoria a diretto contatto con il laboratorio e in stretto rapporto con le imprese che ci affidano commesse. Vogliamo superare il gap della formazione classica aggiungendo ciò che chiede l’impresa». Anche perché nell’auspicio della sartoria Emmaus c’è quello di darvi uno sbocco, accrescendo il numero di persone che lavorano.

Nella foto in evidenza: Andrea Masante, Beppe Ruga e don Dino Campiotti nel nuovo laboratorio

Nella Galleria fotografica: una serie di immagini del laboratorio in via Ansaldi

Questo slideshow richiede JavaScript.

  1. daniela gallina

    Grande don Dino!!!!!

  2. Samantha Spaggiari

    E non solo don Dino! Sono anni che Andrea Masante suda lacrime e sangue e profonde tutte le sue notevoli attitudini alla gestione produttiva con soggetti disagiati, superando valanghe di inconvenienti!
    E bravo don Dino, ma questo si sa.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

Consigliati

AdnKronos

Sempre più Fairtrade

Sempre più Fairtrade

Roma, 31 mag. (AdnKronos) – Sempre più commercio equo: nel 2017 i consumatori italiani hanno speso 130 milioni di euro