Economia, Impresa & Lavoro

Le imprese rallentano. E Ravanelli “punzecchia” il governo

Una indagine di Confindustria Piemonte, Unioncamere, Intesa Sanpaolo e Unicredit evidenzia un raffreddamento del clima di fiducia. «Pesano le crescenti criticità dello scenario politico»

In Piemonte rallenta la crescita. E anche a Novara le imprese tirano in parte il freno.

Lo rivela una indagine di Confindustria Piemonte, Unioncamere, Intesa Sanpaolo e Unicredit , secondo la quale siamo in presenza di un raffreddamento del clima di fiducia, pur se il contesto resta orientato all’espansione. In particolare si registra un rallentamento della produzione, degli ordini totali e delle attese sull’occupazione, mentre continua la fase positiva dell’export.

E ci sono questioni molto precise che hanno determinato queste valutazioni delle imprese piemontesi: «Le imprese sono preoccupate per  le crescenti criticità dello scenario politico internazionale e italiano» commenta Fabio Ravanelli, Presidente di Confindustria Piemonte e dell’Associazione Industriali di Novara. «In effetti – aggiunge – se i dati economici continuano a essere complessivamente positivi, sia pure un po’ al di sotto della fase di massima espansione registrata a fine 2017-inizio 2018, è soprattutto sul piano della politica che vi sono grandi preoccupazioni, soprattutto nel nostro Paese. E tutto questo accade mentre il protezionismo sempre più esplicito e aggressivo degli Stati Uniti ha ormai superato la fase da campagna elettorale e potrebbe scatenare una spirale di ritorsioni che per la nostra industria sarebbero molto pericolose».

A livello territoriale, le previsioni della provincia di Novara rimangono ottimistiche, anche se con un rallentamento (da +27,2 a +23,6%). Si segnala l’inversione di segno di Asti che, dopo la battuta d’arresto di marzo, registra di nuovo attese ottimistiche (da -9,7 a +5,4%); positive anche le previsioni delle aziende del Canavese, con un saldo che passa da +9,5 a +16,7%. Nel resto del Piemonte rallentano, pur rimanendo positive le attese nelle aree di Cuneo (da +19,8 a +11,8%), , e Alessandria (da +26,8 a +14,1%), mentre a Torino (da +13,5 a +8,5%), Biella (da +8,1 a 0,0%), Verbania e Vercelli il raffreddamento è più visibile (rispettivamente da +7,7 a 0,0% e da +18,4 a +7,0).

Tra i diversi aspetti analizzati dallo studio degli industriali piemontesi c’è quello degli investimenti delle imprese nelle nuove tecnologie ‘industria 4.0’ , che non sono ancora troppo elevati: li ha effettuati il 32,3% delle aziende, percentuale che sale al 47,4% tra le aziende con oltre 50 addetti ma scende al 25% per le aziende di minori dimensioni. Soltanto il 20,7% ha utilizzato gli incentivi esistenti. E a questo proposito dal presidente Ravanelli arriva un’altra “punzecchiatura” al governo:  «Il Piano Calenda – dice –  è tra le cose da non smontare, ma da mantenere e anzi potenziare anche per quanto riguarda gli incentivi alla formazione: investire nell’industria 4.0 è una necessità imprescindibile»

 

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