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Tra Novara e la Francia si infittisce il mistero di Ludovico il Moro

Una notizia che ha fatto il giro del mondo e che riguarda il ritrovamento, nel corso di una serie di lavori di restauro nella collegiata di Sant’Orso a Loches, di quattro antiche sepolture. Una di queste potrebbe essere quella che conserva le spoglie del mecenate rinascimentale che per un periodo fu prigioniero nel castello visconteo sforzesco di Novara

La notizia ha fatto capolino qualche settimana fa e ha subito acceso la fantasia di non pochi appassionati che hanno forse visto in questo un curioso gioco del destino, proprio quando tutto il mondo ricorda in questi mesi i cinquecento anni della morte di Leonardo da Vinci. La notizia è quella del ritrovamento, nel corso di una serie di lavori di restauro nella chiesa collegiata di Sant’Orso a Loches, nel dipartimento francese dell’Indre e Loira, di quattro antiche sepolture. Una di queste potrebbe essere quella che conserva le spoglie di Ludovico Sforza detto il Moro, che fu duca di Milano sino alla sua definitiva caduta nel 1500.

Catturato dai francesi nel Castello di Novara dopo essere stato tradito dai suoi mercenari svizzeri, venne condotto prigioniero Oltralpe dai soldati di Luigi XII di Valois – Orléans. Malgrado le insistenze dell’imperatore Massimiliano, il Moro venne detenuto, seppur tutti i riguardi dovuti al suo rango, inizialmente nel castello di Pierre – Scize, poi in quello di Lys – Saint Georges presso Bourges e infine, dal 1504, in quello di Loches. In questa residenza quattro anni dopo tentò una fuga. Scoperto, il re di Francia si sentì offeso da questa mancanza di fiducia da parte di questo prigioniero speciale, disponendo il suo trasferimento in un torrione del locale maniero, dove si ammalò, spegnendosi il 27 maggio dello stesso anno.

Le cronache giunte fino ai giorni nostri parlano di una sua sepoltura nella chiesa dei Domenicani di Tarascona, in Provenza, ma più probabilmente venne inumato nella stessa Loches, facendo poi in qualche modo perdere le sue… tracce. Del resto la figura di Ludovico Sforza è ancora oggi oggetto di profonde controversie fra gli storici. Machiavelli per primo lo accusò di aver sostenuto una politica disastrosa, aprendo in qualche modo le porte della Penisola a quegli stranieri che, a partire dal ’500 e per oltre tre secoli (fino in pratica all’Unità d’Italia), cominciarono a comportarsi da autentici padroni.

Ma il Moro fu, forse più per convenienza e per stare al passo con la moda del tempo piuttosto che per sua pura passione, un grande mecenate, protettore di numerosi artisti, fra i quali il coetaneo Leonardo da Vinci, al quale commissionò forse la più importante opera d’arte conosciuta, l’“Ultima Cena”, conservata nel refettorio della chiesa delle Grazie a Milano.

Proprio per questo edificio religioso, così come altri nel capoluogo lombardo, Ludovico aveva profuso molto denaro. Alle Grazie aveva pensato a un mausoleo per gli Sforza; per lui e per la giovane moglie Beatrice d’Este aveva incaricato Cristoforo Solari di realizzare un monumento funebre, la cui celebre parte superiore è conservata ancora oggi come cenotafio alla Certosa di Pavia. La storia andò diversamente. Beatrice morì di parto a 22 anni non ancora compiuti il 2 gennaio 1497 e venne sepolta alle Grazie ma la sua tomba oggi non è visibile. Se davvero i resti ritrovati in Francia saranno attribuiti, magari ricorrendo alla prova del Dna, proprio al Moro si aprirebbe la possibilità di un loro rimpatrio dopo oltre mezzo millennio. Riunendoli a quelli dell’amata Beatrice.

Se lo augura in qualche modo anche Laura Malinverni, scrittrice milanese ormai novarese d’azione, considerata fra le più esperte conoscitrici delle vicende sforzesche, autrice tra l’altro del libro “I cento giorni del Duca” che racconta la fine del Moro: «Sugli Aragonesi di Napoli sono state fatte scoperte inattese – ci ha raccontato – Inoltre, ricordo che alcuni anni fa, per una sospetta sepoltura del duca Galeazzo Maria nella chiesa di Sant’Andrea di Melzo, uscì un caso nazionale, con tanto di indagini dell’anatomopatologa Cristina Cattaneo. I resti del moro in Italia dopo 500 anni? Un po’ di clamore che lo accomuna a Leonardo proprio in questi giorni non è così poi strano…».

 

 

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