Storia & Storie

Quel fantastico Natale del 1943

Faceva freddo e c'era il coprifuoco, ma nei teatri e nelle case si ballava ugualmente con i 78 giri. E nella memoria di chi era bambino, anche un Natale di guerra è una festa meravigliosa

È vero, sono passati tanti anni (troppi) ma lasciatemi ricordare ai miei coetanei lo splendido inarrivabile Natale del 1943.

Prima di tutto una constatazione meteorologica: in quei tempi impareggiabili nevicava sul serio, e nei cortili dei grandi caseggiati di ringhiera noi ragazzi facevano gli omini di neve. Direte che sono uno sporco nostalgico revivalista. È vero, lo ammetto e sono contento di esserlo.

In quell Natale del 1943 venne in visita a Novara il segretario nazionale del Partito Fascista Repubblicano, Pavolini che era anche drammaturgo e cineasta. Ma soprattutto era l’amante di Doris Duranti, un’attrice di pelle olivastra e dagli occhi di fuoco.

Al Faraggiana proposero un affollatissimo varietà musicale con il famoso cantante Luciano Tajoli (voce flautata, canzoni romantiche), affiancato dal comico Valdemaro che allora era un importante imitatore.

Faceva tanto freddo; termometro sotto la sbarretta dello zero; ricerca affannosa di carbone coke e di legna sottratta nelle boscose periferie.

Non si andava a scuola perchè faceva freddo e anticiparono le vacanze natalizie. Il Natale del 1943.

L’aereo misterioso denominato “Pippo” sorvolava di notte i nostri cieli e ogni tanto gettava giù qualche bombetta, tanto per terrorizzare gli italiani. Sembra che fosse un pilota solitario inglese addestrato per queste missioni.

C’era il coprifuoco, antica usanza medievale quando si coprivano con la cenere I fuochi per significare che la giornata era finita. Non si poteva uscire dopo una certa ora della sera.

Gli spettacoli dei cinema e dei teatri iniziavano nel pomeriggio e si concludevano verso le sette di sera, al massimo. Grande successo al Faraggiana del soprano Lina Pagliughi nella “Lucia di Lammermoor”, mentre il gestore del Faraggiana, Luciano Marmo, proponeva la vigilia di Natale un film strappalagrime “Dagli Appennini alle Ande” di Flavio Calzavara con Leda Gloria e Cesare Pavese, spettacolo dedicato ai militari appena tornati dalla Germania.

Si proiettavano film tedeschi e austriaci, ma era sempre il cinema italiano in grande spolvero. “Ossessione” di Luchino Visconti accese polemiche che durarono oltre un mese sui giornali di allora.

Il campionato di calcio era fermo. La Federazione sfollata a Milano sembrava in crisi malgrado la buona volontà dell’avvocato Mauro, di origine ossolana.

Si giocavano interessanti e combattute amichevoli sui campi di Novara, Vercelli, Biella, Busto Arsizio. Le squadre erano formate da giocatori considerati “liberi” dal vincolo societario. Per esempio, il Novara sponsorizzato “De Agostini” era battuto 3-1 dalla forte Juventus Cisitalia.

Gli azzurri novaresi si riscattavano battendo, con il nome di  caffè Coccia, una squadra di Busto Arsizio, il bar Fiume, che comprendeva campioni come Mazzola, Loik, Campatelli e Candiani.

Era morto il vescovo Giuseppe Castelli. Arrivava a sostituirlo dall’Africa un cappuccino con una gran barba sale e pepe, monsignor Leone Ossola di Caluso. Che però non volle essere chiamato “vescovo”, bensì soltanto “amministratore apostolico”.

Una sottile polemica con il presidente della provincia Tuninetti e con il prefetto Bellero. Comandavano I fascisti della Repubblica di Salò, non si poteva scherzare.

Lo spettacoloso e pauroso 1943 si concludeva con un film con Carlo Campanini e Vera Carmi, dal titolo veramente indovinato “Ho tanta voglia di cantare”.

Il Natale del 1943 fu nevoso, rischioso, pauroso. Ma nelle case si ballava ugualmente con dischi a 78 giri. Quando passava la ronda con gli scarponi chiodati, si spegnevano tutte le luci e nessuno pronunciava  una sillaba.

Intanto nel buio della note, qualcuno ascoltava Radio Londra con la voce italiana di Umberto Calosso che forniva, in codice, le ultime notizie sulla guerra e gli ordini destinati a quelli che erano già radunati in montagna.

“Tum tum, tum tum”, la gallina ha fatto l’uovo, Marco torna domani, oppure il cielo è rosso. E noi bambini giocavamo con le figurine degli attori del cinema. E ci piacevano tanto Mariella Lotti, Germana Paolieri, Vivi Gioi, Assia Noris, Clara Calamai. Ma soprattutto Doris Duranti.

L’ultimo giorno dell’anno 1943 lo festeggiammo in casa con I pasticcini offerti da Pierino Bellossi  che ha condotto per tanti anni la pasticceria Castoldi di via Prina.

Il Pierino da Confienza era chiamato “il re della Chantilly”. Mentre le coppie strette strette ballavano “Abbassa la tua radio per favor….se vuoi sentire i battiti del mio cuore”

  1. gianni bosso

    Avevo 10 mesi, ma i miei genitori me lo raccontarono qualche anno dopo. Io però il Pippo me lo sono portato a letto per molto tempo, fino alle elementari accompagnato da incubi notturni… E poi il sol dell’avvenire suscitò speranze quasi tutte realizzate…. Oggi però la vedo dura…

  2. Gianni Bosso

    Io avevo a quell’epoca 10 mesi, ma il Pippo me lo sono portato appresso negli anni successivi grazie ai racconti che gli adulti facevano la sera al tepore delle stalle nella cascina in cui vivevo e di cui i miei erano affittuari. E poi la resistenza, la fine del fascismo e la pace. E una rinascita vista come un miracolo economico. Oggi mi domando se gli attuali governanti abbiano chiaro in zucca che stanno per sciupare un patrimonio di progresso sociale e civile loro trasmesso negli ultimi decenni.

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