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Quattordici anni fa l’oro europeo di ciclismo. Rebecca Bertolo lo ricorda così

La plurimedagliata atleta trecatese, allora appena diciottenne, vinse il titolo continentale a Valencia 2004. «A volte sei in testa, a volte indietro, la corsa è lunga ma alla fine è solo con te stesso. Il ciclismo mi ha dato tanto e la tenacia di allora la sfrutto ora nella vita di tutti i giorni»

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Ci sono vittorie che riaffiorano nella memoria e, nonostante siano passati molti anni, date da ricordare. Per mantenere intatte le gioie vissute in quei momenti e ‘riascoltare’ nella mente, davanti a una sempre nitida fotografia, quell’inno nazionale italiano da brivido vissuto dal podio più alto. Quattordici anni fa a Valencia, più o meno in questi giorni, Rebecca Bertolo si laureava campionessa europea di ciclismo su pista. Per la giovane trecatese, allora poco più che diciottenne, è soddisfazione senza pari all’inizio di una carriera agonistica che gliene avrebbe in seguito regalato molte altre.

«Sono trascorsi quattordici anni – ricorda Rebecca – ma è come fosse oggi. Quella vittoria ha significato tanto per me. Qualche mese prima avevo perso la mia cara nonna Anna. Era la mia prima tifosa e aveva detto che sarebbe voluta venire a vedermi agli Europei. Purtroppo non ce l’ha fatta, ma dentro me volevo tanto regalarle una vittoria visto che nel 2003 avevo ottenuto due argenti tra inseguimento e corsa a punti».

Il gran giorno europeo finalmente arriva e il film procede in questo modo, scena dopo scena. «Sì, finalmente arrivano i tanto attesi Campionati Europei del 2004 a Valencia. Il 16 luglio sono più in forma che mai. C’è la finale dell’inseguimento e io, che avrei poi dovuto aiutare la mia compagna di nazionale Annalisa Cucinotta nella successiva prova a punti, voglio solo vincere».

Lo start è puntuale, Rebecca Bertolo in sella alla sua bici pure. Si parte. «Do tutta me stessa, senza lesinare alcuno sforzo, ma mi piazzo solo al 2° posto. Da una parte ero felice di aver riconfermato un podio, dall’altra mi scendono le lacrime al pensiero di non essere riuscita a regalare a mia nonna quella medaglia d’oro che volevo».

Questione di ore e il sogno s’avvera. «Il giorno successivo mi attende la finale della corsa a punti ma, come ho già detto, mi tocca far da ‘gregaria’ alla mia compagna. So quindi già in partenza di non avere grandi chance a meno che la gara non prenda una diversa piega». E così succede. «Sembra incredibile ma i fatti sono inconfutabili. Dopo i primi sprint Annalisa non ha messo da parte molti punti. Decido allora di giocare tutte le mie carte. Due avversarie sono in fuga e prendono il giro, acquistando automaticamente 20 punti in più delle altre».

Una situazione in pista che, in pratica, di solito chiude i giochi. Invece… «Invece scatto da sola, esco dal gruppo e dopo qualche giro contro me stessa riesco a riprendere la testa fino alla volata finale che devo vincere e vinco per un solo punto di vantaggio».

E’ medaglia d’oro, l’oro tanto atteso di campionessa europea. «Dal nulla, dal pensare che tutto fosse perso al titolo di campionessa europea. Se non avessi davanti quella medaglia stenterei a crederci anche oggi. Ricordo che guardai in cielo e pensai a mia nonna, alla strana coincidenza del 17 luglio in cui venne a mancare allo stesso giorno di un anno dopo che mi vide vincitrice sul podio».

Una coincidenza che ha portato bene anche il giorno seguente quando Reby si assicura pure il bronzo nello scratch. «Le corse son fatte così. A volte sei in testa, a volte sei indietro. La corsa è lunga ma alla fine è solo con te stesso. Certo di più non potevo desiderare».

Rebecca Bertolo ha da qualche anno lasciato l’Italia. «Dal 2009 vivo in Olanda col mio ragazzo che è il padre di Thiago. Lavoro come project setup manager in un laboratorio di analisi a Breda. La bici? Adesso corro a piedi, nel 2014 ho fatto la maratona di Rotterdam. Sono felice di quello che ho ora anche se il ciclismo sarà per sempre nel mio cuore. Mi ha dato tanto e la tenacia di allora la sfrutto ora nella vita di tutti i giorni».

Rimangono intatti e indelebili i successi di una carriera che avrebbe potuto (forse) essere un po’ meno parsimoniosa. Tra i più importanti i tre titoli di campionessa italiana (2 inseguimento su pista e 1 cronometro), l’oro europeo corsa a punti juniores e tre argenti europei (2 inseguimento, 1 corsa a punti), il bronzo europeo nello scratch e l’eccezionale argento nella prova di Coppa del Mondo a Mosca nella corsa a punti Elite.

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