Storia & Storie

Quando Claretta Petacci finì in carcere a Novara

C'è anche un frammento di Novara nella storia degli ultimi giorni del regime fascista, dopo la famosa seduta del Gran Consiglio che fece cadere Mussolini

Era il caldissimo luglio del 1943. Era appena terminata nella notte fra il 25 e il 26 la terribile seduta del Gran Consiglio del fascismo che aveva decretato la fine politica di Benito Mussolini. Un voto nettamente sfavorevole espresso dalla maggioranza dei consiglieri (fra cui il genero Galeazzo Ciano).

Mussolini va in ufficio e telefona alla sua amante preferita, Claretta Petacci, figlia di un importante medico del Vaticano. “Occhio, le dice, fate le valigie e andatevene da Roma perché qui l’aria si è fatta bollente…”. E accenna all’amante che il consiglio dei fascisti l’ha sfiduciato.

Il giorno dopo Mussolini sarà arrestato dal re Vittorio Emanuele III, e imprigionato prima all’isola di Ponza, poi alla Maddalena, quindi a Campo Imperatore sul Gran Sasso d’Italia. Tutto in gran segreto perché il Re ha una folle paura dei tedeschi che certamente vogliono liberare l’ex Duce, e metteranno nei guai la corona dei Savoia.

Claretta avvisa i famigliari, e tutti insieme decidono di partire verso il Nord. Tutti tranne il fratello Marcello che è sposato e che traffica a Roma sfruttando il nome di Mussolini. La domanda è: dove andiamo? La scelta cade alla fine sulla villa che la sorella Maria occupa a Meina (Lago Maggiore) con il marito industriale milanese. Maria è meglio nota con il nome d’arte di Miriam di san Servolo: proprio in quel periodo burrascoso è stata costretta ad interrompere un film diretto da Ferdinando Maria Poggioli, “Sogno d’amore”, che resterà incompiuto.

La piccola comitiva è composta dal papà Francesco Saverio, medico chirurgo, dalla madre Giuseppina, e da Claretta allora 31enne. Raggiunge a Meina la sorella Miriam e il marito. L’idea è quella di fuggire eventualmente nella vicina Svizzera.

Ma…. Il nuovo capo del governo il generale Badoglio, probabilmente per una sua vendetta personale verso Mussolini, fa arrestare tutta la famiglia Petacci con l’accusa di “acquisto incauto di tappeto persiano”. Accusa ovviamente ridicola. I quattro Petacci (escluso il marito di Miriam) sono incarcerati a Roma nel castello sforzesco di Novara, allora destinato a questa funzione.

È il 30 luglio del 1943. I Petacci resteranno “ospiti” a Novara per una ventina di giorni, prima di essere liberati dal nuovo governo della Repubblica di Salò.

In quel periodo “novarese”, il Carcere è molto ben custodito, e la notizia della presenza di Claretta e della sua famiglia non trapela e non causa né traumi né pericoli. La fortuna di Claretta, della sorella Miriam e della mamma Giuseppina è la presenza nelle carceri della patronessa Rina Musso, incaricata dal Vescovo Ossola di interessarsi dei problemi dei carcerati, per evitare spiacevoli situazioni.

Rina Musso si dà da fare com’era nella sua straordinaria sensibilità e conforta come può la famiglia Petacci, evitando anche a Claretta qualche situazione scabrosa. Da notare che proprio in quel periodo, il “Corriere della Sera” pubblica un articolo scandalistico rivelando, per la prima volta, che Claretta Petacci è stata ed è l’amante del Duce.

Perché la relazione era stata tenuta ben nascosta ed era nota soltanto ai gerarchi di alto livello o ai collaboratori diretti di Mussolini. Il giornale viene buttato da mano ignota nella stanza carceraria di Claretta e della famiglia Petacci.

L’articolo, molto evidenziato, non è firmato, e i responsabili della Repubblica di Salò ritengono che l’autore sia il famoso giornalista Indro Montanelli, che viene immediatamente arrestato a Milano e condotto nel carcere di San Vittore.

Dopo la fine della guerra, si saprà che Montanelli (che aveva rischiato la pena di morte) non era il giornalista autore dell’articolo. L’autore fu il giornalista romano Vincenzo Talarico, che essendo romano era a conoscenza di buona parte della relazione Mussolini-Claretta.

In ogni caso, Rina Musso si rivela la donna giusta al momento giusto per “salvare” in qualche modo e alleviare sofferenze alla famiglia Petacci, che torna in libertà dopo Ferragosto.

Una storia “novarese” di vecchia data che comunque rivela una situazione molto interessante nella quale furono coinvolti personaggi molto chiacchierati in quei tempi tempestosi.

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