Storia & Storie

Pina Ballario, se trovassi l’ignoto

Ritratto di una scrittrice novarese troppo spesso dimenticata: autrice di moltissimi romanzi e racconti, è stata tra le fondatrici del club "Soroptimist"

Se trovassi l’ignoto, è  il titolo del suo romanzo d’esordio.

Una scrittrice novarese troppo presto dimenticata. Io la ricordo bene perché all’esame di diploma, mi rifilò un bel “due” in italiano perché ero andato “fuori tema”.

Poi quando ci siamo conosciuti, attraverso il “Corriere di Novara”, abbiamo riso di quella storia antica. Lei era nata a Novara il 26 gennaio del 1899, da un padre molto noto, Angiolo, musicista, insegnante all’istituto Brera per trent’anni, concertista di pianoforte in diverse tournèes all’estero (a quei tempi!).

È una famiglia colta quella dei Ballario, di matrice socialista (lo zio Pietro è assessore con il sindaco Bonfantini). Un socialismo umanitario e riformista che pervade anche la cultura di Pina, donna molto idealista e romantica. Poi arriva il fascismo e la Ballario vi aderisce, quale intellettuale di spicco, con impronta nazionalista.

Intanto si è laureata in lettere a Torino nel 1920. E l’anno successivo si sposa con l’imprenditore milanese Carlo Tosi (profumi), da cui avrà un figlio, Gianfranco. Purtroppo il matrimonio non avrà esito positivo. Scrive racconti e romanzi in quantità industriale dal 1921 al 1944, una quarantina, molti dedicati alla gioventù.

A Novara ricopre incarichi importanti: responsabile dell’Opera Maternità e Infanzia e vice fiduciaria del fascio femminile. Viaggia molto, Stati Uniti, Libia, Russia…..

È una donna che soprattutto ha voglia di scrivere, di raccontare, quindi è lento, graduale ma convinto il suo abbandono ad idee che non le appartengono, e il ritorno a quel socialismo umanitario che è ben presente e consolidato nella sua famiglia.

Nel 1945 viene sospesa dall’insegnamento per collusione con il regime fascista, ma è salvata dall’intervento autorevole del suo insegnante di matematica Giuseppe Bonfantini, socialista influente e amico di famiglia. Garantisce per la Pina confermando il suo ravvedimento e il riavvicinamento agli ideali del socialismo umanitario.

Riprende l’insegnamento, si avvicina molto alle idee e al carisma della patronessa Rina Musso, aderisce al gruppo teosofico di Bernardino Del Boca, fonda con altre signore novaresi il club ”Soroptimist”, continua a scrivere altri romanzi e racconti fra cui  “Novara terra senza pace” e “L’erba cresce d’estate”, storia della Repubblica dell’Ossola.

Straordinaria la sua produzione letteraria, specie quella dedicata ai ragazzi e alle scuole. E’ insegnante di lettere in diversi istituti novaresi fino al 1969; dopo il fallimento del suo matrimonio, si trasferisce a Milano presso il figlio che è medico.

Collabora ancora con la rivista cittadina “Novaria” e al “Corriere di Novara”, con felici flashes sulla città e i suoi problemi. E’ scrittrice molto umana, con uno stile semplice e piano venato di romanticismo. Muore il 16 maggio del 1971, donna infaticabile e dalle forti passioni.

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