Storia & Storie

Don Aldo, l’uomo senza cognome

Dal "Torneo Ragazzi" alla "Casa di Giorno" (di cui si festeggia in questi giorni il trentesimo anniversario di fondazione), la storia di un sacerdote amato e mai dimenticato

Ce l’aveva eccome il cognome: Mercoli, nato a Borgosesia nel 1921. Ma a lui il cognome non serviva proprio perchè in tutta la sua intensa e concreta vita (è morto nell’estate del 2004) tutti lo conoscevano come “Don Aldo”, e basta.

Io l’ho incontrato la prima volta nel 1946, ero un bambino, e il sacerdote don Aldo stava formando le prime squadre dei borghi che avrebbero partecipato presto al Torneo Ragazzi di Novara, una sua grande intuizione già nel primo dopoguerra.

Lo scopo era semplice: togliere i ragazzi dalla strada, incanalarli verso un’aggregazione di squadra, in questo caso il calcio lo sport più popolare e più semplice da realizzare.

Noi, del borgo San Martino, riuscimmo a formare diverse squadre sia quelle “cattoliche” dell’oratorio, parroco don Ugo Poletti; sia quelle “laiche” del Valentino, vasto spiazzo allora sassoso dietro lo stadio di via Alcarotti.

Fu una “invenzione” straordinaria perchè durò dieci anni, oltre cento squadre vi presero parte, anche provenienti dai paesi vicini come Galliate, Trecate, Biandrate, Ghemme… addirittura giocò una squadra proveniente da Busto Arsizio! Circa 3000 ragazzi di tutte le età, di tutti i ceti sociali.

Fiorirono iniziative a getto continuo perché Don  Aldo aveva raccolto la migliore gioventù di quegli anni tremendi ma irripetibili. Era edito tutte le settimane un giornale (“GOAL”) che pubblicava risultati e commenti delle partite, oltre al fondo di Don Aldo che parlava di cose serie scherzando un po’, con il tono di Guareschi, allora scrittore popolarissimo.

Il mitico Don Aldo negli anni proseguì nelle sue invenzioni. Non fece “carriera”, non diventò nemmeno vescovo (lui si definiva un “cane sciolto”), ma realizzò la Caritas cittadina, il centro sociale di viale Giulio Cesare, poi un altro centro sociale in via Tornielli, la missione operaia dopo aver trascorso alcuni mesi in Francia con i “preti operai”. Infine, si produsse in un altro capolavoro, la “casa di giorno” per gli anziani soli.

Ma noi siamo troppo di parte per giudicare serenamente l’operato di Don Aldo, l’uomo senza cognome.

Abbiamo conosciuto e amato un “santo” e non lo sapevamo.

  1. Roswitha Geiger

    Grazie Gianfranco per questo bel articolo. Sì, don Aldo era un uomo senza cognome perché era semplicemente il padre di tutti. Roswitha

  2. Ho avuto il piacere e l’onore di averlo avuto come insegnante nei primi anni 60 al Bellini. Le sue lezioni erano talmente istruttive ed interessanti tanto da polarizzare l’attenzione di intere classi di scalpitanti futuri tecnici tessili poco inclini alle questioni filosofiche. R. I. P.

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