Storia & Storie

A 40 anni dalla Legge Basaglia: c’era una volta il paese dei 1000

Erano gli internati del manicomio di viale Roma, chiuso negli Anni '90. In occasione di questa storica ricorrenza l'intervento di Domenico Nano, primario emerito del Dipartimento di salute mentale dell'Asl, su come è cambiata la psichiatria a Novara e in Italia

Il 13 maggio 1978 veniva approvata la Legge Basaglia, che chiuse i manicomi italiani. “Uno dei pochi eventi innovativi nel campo della psichiatria su scala mondiale”, secondo l’Oms. A 40 anni da questa storica data vi proponiamo una riflessione su cosa è cambiato da allora a Novara e in Italia, a cura di Domenico Nano, primario emerito del Dipartimento di salute mentale dell’Asl. Uno spaccato di storia della nostra città spesso dimenticato, che ci porta a scoprire come ci furono anni in cui, oltre il muro di viale Roma, ci vissero un migliaio di persone. Ma che racconta anche il presente e le sue prospettive. Nel 2014 Domenico Nano ha pubblicato il libro “I volti della psichiatria”, di cui ha curato i testi, corredati dagli scatti realizzati negli anni Sessanta da Gianni Berengo Gardin e Carla Cerati in “Morire di classe”.

Domenico Nano

Nel maggio 1978 veniva approvata la Legge 180, la Legge di Riforma Psichiatrica, che oggi, a quarant’anni di distanza, mantiene intatta la sua straordinaria carica innovativa ed il suo indiscutibile valore culturale, tanto da essere considerata dall’Organizzazione Mondiale della Sanità modello di riferimento in campo psichiatrico.

Il suo indiscutibile valore socio-culturale e il riconoscimento a livello internazionale sono dovuti al fatto che la 180 sancisce alcuni principi fondamentali in tema di salute mentale: 1) il superamento dell’ospedale psichiatrico; 2) l’orientamento prevalentemente territoriale dell’assistenza psichiatrica e la sua integrazione nel sistema sanitario nazionale ed infine 3) la limitazione del trattamento sanitario obbligatorio ad alcune situazioni eccezionali.

L’emanazione della 180, nel 1978, avviene in un periodo di grandi lotte per i diritti civili: un’epoca di forti tensioni trasformative della società italiana che vede, tra l’altro, la vittoria del referendum per il divorzio, la legge 194 per l’interruzione volontaria della gravidanza, la legge 685 sulle sostanze stupefacenti e psicotrope (che faceva uscire la tossicodipendenza dalle pieghe del codice penale) e, infine, le lotte per la difesa della salute dei lavoratori.

In tale clima sociale l’obiettivo della legge 180 va ben al di là della chiusura dell’ospedale psichiatrico. L’obiettivo è negare la possibilità stessa del manicomio, quella “diversità” spaziale e quella “estraneità” che ne erano elementi fondanti e caratterizzanti, portando così la follia in quell’ambito cittadino a cui l’aveva sottratta per duecento anni l’ideologia dell’ospedale psichiatrico, spazio entro il quale avveniva l’esclusione del paziente e con essa la sottrazione della follia allo sguardo sociale.

Grazie alla 180 il manicomio – luogo di custodia e non di cura, luogo desolato e senza tempo in cui, una volta entrati, vi era il rischio di non uscirne mai più, dimenticati per sempre – è definitivamente superato. Ospedale psichiatrico che era entrato in funzione a Novara cent’anni prima, nel giugno 1875, dopo che il Consiglio Provinciale aveva deliberato la costruzione di un manicomio che avrebbe dovuto contenere trecentocinquanta ricoverati. Un numero che andò via via aumentando nel tempo sino a superare i mille degenti: un vero e proprio paese, al di là del muro di viale Roma.

E così tanti altri manicomi in Italia, con centomila ricoverati alla fine degli anni Sessanta.

Poi, grazie anche alla sensibilità di alcuni psichiatri (come dimenticare qui a Novara Eugenio Borgna ?), cominciarono i tentativi di dimissioni mirate anche prima del 1978, anno dell’entrata in vigore della Legge di Riforma Psichiatrica. Dimissioni che proseguirono per vent’anni sino alla definitiva chiusura del manicomio di Novara alla fine degli anni Novanta.
Con la 180 non solo l’ospedale psichiatrico è definitivamente superato, ma si costituiscono anche le basi per una nuova pratica, territoriale, di assistenza psichiatrica, in un’ottica di prevenzione, cura, riabilitazione e reinserimento sociale.

Nascono così nel nostro Paese i Dipartimenti di Salute Mentale, costituiti da un insieme di strutture psichiatriche tra loro articolate, ognuna con una specifica funzione: Centro di Salute Mentale, dove ci si può rivolgere per ricevere una cura psichiatrica e dove il personale (medici, psicologi, infermieri, educatori, assistenti sociali) effettua anche visite domiciliari; Centro Diurno, dove il paziente può trascorrere una parte della giornata impegnato in attività riabilitative e risocializzanti: dall’atelier di pittura alla musicoterapia; Servizio Psichiatrico di Diagnosi e Cura: reparto ospedaliero per situazioni di acuzie; Comunità Terapeutica, dove il paziente può essere ricoverato per un periodo più lungo di tempo in piccole strutture, ben diverse anche in questo dall’anonimo e spersonalizzante ospedale psichiatrico; Gruppo Appartamento: una casa dove il paziente, perché solo o perché in una particolare situazione familiare, può vivere insieme ad altre persone.
Strutture presenti nella nostra realtà a Novara, Arona, Borgomanero, Galliate, cui si sono rivolte, in questi quarant’anni, migliaia di persone, con le loro crisi familiari, sociali, vitali, esistenziali.
In alternativa al manicomio – luogo di custodia e di esclusione – si sono creati dunque, grazie alla legge 180, altri e diversi spazi di cura che possono sostenere la speranza di un cammino verso nuove e vitali possibilità evolutive: in un autentico passaggio dall’emarginazione all’inserimento, dall’assoggettamento alla cittadinanza. Diffondendo così nella comunità una nuova cultura della salute mentale, con l’obiettivo (nell’abbattere allora altre mura al di là di quelle manicomiali: mura non più fisiche ma mentali e ideologiche) di una diminuzione della discriminazione e dello stigma sociale.

Domenico Nano
Primario emerito Dipartimento di salute mentale dell’Asl

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