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San Gaudenzio, primo vescovo di Novara

Nato a Ivrea nel 327 e morto a Novara il 22 gennaio 418 (e non nel 417, come in passato tramadavano alcune fonti oggi ritenute meno attendibili), Gaudenzio è stato il primo vescovo della nostra città, di cui è anche santo patrono. Le vicende più importanti della sua esistenza e le caratteristiche del suo episcopato sono al centro della “Vita Sancti Gaudentii”, ovvero il testo agiografico che contiene tutte le testimonianze che costituiscono la memoria della vita del santo e del suo culto, finalizzate a mantenerne vivo il ricordo e a promuoverne la venerazione. Le agiografie antiche non corrispondono però alle moderne biografie: nel Medioevo era particolarmente importante la finalità edificante ed educativa del racconto, che spesso poteva portare ad interpretare gli avvenimenti in maniera non sempre critica. L’attuale versione della Vita di San Gaudenzio è stata edita confrontando numerosi codici antichi presenti negli archivi del novarese e del vercellese (undici esemplari), dell’area fiorentina (sei manoscritti), di Roma (un testo) e di Napoli (un manoscritto senza prologo).

Nella prima parte del testo emergono in particolare i temi riformistici di cui Gaudenzio stesso è presentato come modello, ovvero la vita comune in forma canonicale, il canto comunitario delle lodi divine, il ritorno agli esempi dei padri, il richiamo alla povertà, la pratica dell’ascetismo e della continenza.

È invece nella seconda parte del testo che, tracciando i rapporti di Gaudenzio con personaggi del calibro di Eusebio e Ambrogio, emerge la sua santità “pragmatica ed efficace” che permette di ammirare l’attività di questo vescovo, anche costruttore degli edifici necessari alla vita della comunità cristiana (uno per tutti, il Battistero della cattedrale). Oltre ad evangelizzare, proteggere e difendere i fedeli, offrire assistenza materiale e spirituale, Gaudenzio fu un asceta, impegnato in penitenze, in lunghe veglie di preghiera e in lotte contro il demonio e le passioni. La sua forza taumaturgica emerge nel trionfo delle forze spirituali, con l’episodio del diavolo scacciato dall’ossessa romana, e di quelle materiali, con l’episodio del fuoco che brucia la città. Un personaggio che sprigiona una forza potente, la stessa che ha spinto i fedeli, in questi 1600 anni, a venerarne le spoglie conservate nell’urna dello scurolo, in un incessante pellegrinaggio senza tempo.

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