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Per il Premio Strega è l’ora della verità

Questa sera a Villa Giulia a Roma sarà proclamato il vincitore del premio letterario tra la cinquina dei finalisti che abbiamo incontrato al Teatro Maggiore di Verbania

L’ultima tappa italiana è stata al Teatro Maggiore di Verbania, poi un volo a Parigi e Lione. Un tour de force che è durato fino a ieri e che ha tenuto impegnati i finalisti del Premio Strega, il riconoscimento letterario promosso dalla Fondazione Maria e Goffredo Bellonci e da Liquore Strega, che sarà consegnato durante la serata di premiazione in programma stasera, giovedì 4 luglio, a Villa Giulia a Roma. Nella serata di ieri i quattro finalisti (assente giustificato Antonio Scurati) del i sono fermati a Verbania per una serata in programma al Teatro Maggiore dove li abbiamo incontrati.

Marco Missiroli, Fedeltà: «Ho cercato di fotografare al nostra epoca attraverso l’infedeltà di una coppia, un tempo fatto di sfilacciamenti relazionali: si sta poco insieme, si tradisce o si nasce già traditori rispetto a un’epoca in cui, sicuramente si tradiva lo stesso, ma c’erano delle norme sociali diverse». Un libro già vincitore dello Strega Giovani 2019: «Un riconoscimento che mi ha sorpreso – prosegue – perchè il mio è un romanzo di disincanto, ferite e fragilità quindi significa che questi ragazzi, nonostante la giovane età, hanno già delle delusioni e sono in grado di riconoscerle. E questo perchè le nuove generazioni sono figlie di un tempo ferito e tutto ciò che racconta questo libro loro lo vedono e lo segnalano». Un libro che l’autore definisce «disincantato, cattivo, chirurgico nei confronti della società e dove siamo finiti a livello relazionale». Secondo Missiroli vincere un premio come lo Strega conta molto: «Sia livello economico, di copie vendute che di immagine perchè fai uno scatto alla carriera anche per le successive opere. E poi è un onore e si partecipa per vincere».

Nadia Terranova, Addio fantasmi: «Si parla di un dolore universale perchè è come una bolla in cui ognuno trova il proprio. Lo definire doloroso, illuminante e ossessivo. Vincere significa entrare in canone letterario, ma molto probabilmente anche molti altri che non hanno vinto, come Sciascia sono in grado di lasciare il segno. Il problema della  misoginia esiste, ma non credo sia una guerra aperta, è un problema sottile e strisciante: poche sono le scrittrici canonizzate rispetto a una quantità di scrittori uomini.

Benedetta Cibrario, Il rumore del mondo, romanzo di 700 pagine per il quale è stato un enorme lavoro di ricerca storica: «Credo sia un romanzo avvolgente, ambientato nel decennio storico che porterà poi al Risorgimento, periodo interessante di grande vivacità. Studiando ho scoperto che tutte le riforme derivavano da una natura economica e la necessità di fare industria. Ciò che è ho trovato più difficile, è stato imparare e poi disimparare come i miei personaggi che nella storia non sanno che cosa sarebbe successo negli anni successivi».

Claudia Durastanti, La straniera: «Una storia autobiografica intersezionale molto particolare che parla di disabilità, classi sociali, questione di genere attraverso capitoli che idealmente possono essere letti anche in senso non cronologico. Credo molto nella selezione più che nel premio e quest’anno credo che ci siano dei testi che mettono in atto delle forme di cooperazione dovute ai temi trattati. Tutto quello che viene dopo per me è secondario rispetto a quello che abbiamo vissuto insieme. Se questo libro l’avesse scritto un uomo».

I libri

Antonio Scurati – M. Il figlio del secolo
Lui è come una bestia: sente il tempo che viene. Lo fiuta. E quel che fiuta è un’Italia sfinita, stanca della casta politica, della democrazia in agonia, dei moderati inetti e complici. Allora lui si mette a capo degli irregolari, dei delinquenti, degli incendiari e anche dei “puri”, i più fessi e i più feroci. Lui, invece, in un rapporto di Pubblica Sicurezza del 1919 è descritto come “intelligente, di forte costituzione, benché sifilitico, sensuale, emotivo, audace, facile alle pronte simpatie e antipatie, ambiziosissimo, al fondo sentimentale”. Lui è Benito Mussolini. La saggistica ha dissezionato ogni aspetto della sua vita. Nessuno però aveva mai trattato la parabola di Mussolini e del fascismo come se si trattasse di un romanzo.

Benedetta Cibrario – Il rumore del mondo
L’ufficiale piemontese Prospero Carlo Carando di Vignon, di stanza a Londra, sposa Anne Bacon, figlia di un ricco mercante di seta. Quando, dopo essere stata vittima del vaiolo, arriva a Torino, Anne è molto diversa. La vita coniugale si annuncia come un piccolo inferno domestico, ma il suocero Casimiro la invita a occuparsi della proprietà del Mandrone, il cui futuro soltanto a lui – conservatore di ferro – sembra stare a cuore. Tra i due si stabilisce un’imprevedibile complicità e Anne matura amore e dedizione per la vita appartata e operosa che vi conduce. La storia della famiglia Vignon si intreccia ai fili dello spirito del tempo, e non di meno a quelli della seta. Anne Bacon scopre come conquistarsi un posto nella storia di un paese non ancora nato, di un orizzonte ideale che infiamma il mondo.

Marco Missiroli – Fedeltà
«Il malinteso», cosí Carlo e Margherita chiamano il dubbio che ha incrinato la superficie del loro matrimonio. Carlo è stato visto nel bagno dell’università insieme a una studentessa: «si è sentita male, l’ho soccorsa», racconta al rettore, ai colleghi, alla moglie, e Sofia conferma la sua versione. Margherita e Carlo non sono una coppia in crisi, la loro intesa è tenace, la confidenza il gioco pericoloso tra le lenzuola. Si definirebbero felici. Ma quel presunto tradimento per lui si trasforma in un’ossessione, e diventa un alibi potente per le fantasie di sua moglie. La verità è che Sofia ha la giovinezza, la libertà, e forse anche il talento che Carlo insegue per sé. Lui vorrebbe scrivere, non ci è mai riuscito. La porta dell’ambizione, invece, Margherita l’ha chiusa scambiando la carriera di architetto con la stabilità di un’agenzia immobiliare.

Claudia Durastanti – La straniera
Come si racconta una vita se non esplorandone i luoghi simbolici e geografici, ricostruendo una mappa di sé e del mondo vissuto? Figlia di due genitori sordi che al senso di isolamento oppongono un rapporto passionale e iroso, emigrata in un paesino lucano da New York ancora bambina per farvi ritorno periodicamente, la protagonista della Straniera vive un’infanzia febbrile, fragile eppure capace, come una pianta ostinata, di generare radici ovunque. La bambina divenuta adulta non smette di disegnare ancora nuove rotte migratorie: per studio, per emancipazione, per irrimediabile amore. Per intenzione o per destino, perlustra la memoria e ne asseconda gli smottamenti e le oscurità.

Nadia Terranova – Addio fantasmi
Una casa tra due mari, il luogo del ritorno. Dentro quelle stanze si è incagliata l’esistenza di una donna. Che solo riattraversando la propria storia potrà davvero liberarsene. Nadia Terranova racconta l’ossessione di una perdita, quel corpo a corpo con il passato che ci rende tutti dei sopravvissuti, ciascuno alla propria battaglia. Ida è appena sbarcata a Messina, la sua città natale: la madre l’ha richiamata in vista della ristrutturazione dell’appartamento di famiglia, che vuole mettere in vendita. Circondata di nuovo dagli oggetti di sempre, di fronte ai quali deve scegliere cosa tenere e cosa buttare, è costretta a fare i conti con il trauma che l’ha segnata quando era solo una ragazzina.

 

 

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