Culture

Oltre i confini del 25 Aprile

«Ist Paris verbrannt?» è la celebre frase che il 25 agosto 1944 Hitler pronunciò al telefono al suo generale von Choltitz nell’imminenza della caduta della capitale francese. Un ordine preciso con il quale il Fuhrer intendeva radere al suolo la città. È noto che le cose andarono diversamente: l’ordine non fu eseguito, il generale si arrese agli Alleati e consegnò intatta Parigi.

Un’immagine che a molti di noi sarà tornata alla mente lo scorso 15 aprile, di fronte alla cattedrale di Notre Dame che andava in fiamme: lo sconcerto per l’accaduto prima, il sollievo, almeno in parte, dopo, per ciò che è stato salvato. Immagini e suggestioni che non hanno riguardato solo il popolo francese, ma l’Europa e certamente tutto il mondo.

 

 

Una condivisione che, in qualche modo, dovrebbe valere anche per il 25 Aprile, tanto più in tempi di gestazione di Europa unita come questi: un evento per il quale all’Italia spetta la prima responsabilità, ma che va condiviso oltre i confini. Nonostante gli eventi storici si allontanino sempre di più nel tempo, i 74 anni che ci dividono dalla Liberazione non sono abbastanza perché quegli stessi eventi possano essere contemplati in una prospettiva storica incontrovertibile, ma sufficienti da essere divenuti oggi terreno di contrapposizione politica e culturale.

Sono indizio di questa atmosfera inquieta segnali insistenti di razzismo, mafie, attacchi alla costituzione, degrado etico e culturale prima ancora che politico: segnali che si stanno disseminando apertamente o subdolamente e che sembrano dichiarare l’impotenza del bene.

Ma se dagli eventi storici, di per sé temporanei e rappresentativi di una singolarità nazionale, prendiamo in considerazione il significato duraturo e generale, quello che resta vivo sono i simboli e i valori.

La Resistenza ci insegna questo: la responsabilità di distinguere il bene dal male, il pragmatismo di agire contro l’ingiustizia e la prepotenza, il coraggio di lottare anche senza la certezza di riscuotere nelle proprie mani un vantaggio nell’immediato, con la stessa fede che impegniamo quando si ha la garanzia di un traguardo personale.

Commemorare, dunque, è la libertà di ritrovarsi di fronte a un patrimonio comune: il 25 Aprile non solo come transizione decisiva per l’Italia, ma la condivisione di un ricordo con le altre nazioni europee: solo innescando un processo di alleanza tra Giusti, si contribuirà alla costruzione di un’Europa unita.

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