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Millecentosettantotto volte Interlinea

Cultura, ricerca e sperimentazione sono le parole d'ordine dei primi 25 anni di attività della casa editrice novarese

Un quarto di secolo a fare cultura e ricerca pubblicando opere di autori notissimi e altri esordienti. A trasmettere l’amore per la lettura, a divulgare il sapere. Così sono stati i primi 25 anni di attività di Interlinea, la casa editrice Novarese fondata nel 1992 da Roberto Cicala e Carlo Robiglio, ancora attualmente soci.

È Cicala a rispondere alle domande de La Voce di Novara.

Come è cambiata l’editoria in tutti questi anni?
Oggi i libri sono un’altra cosa rispetto a 25 anni fa quando c’era più attenzione alla cultura, alla ricerca e all’aspetto intellettuale della vita sociale. Oggi i libri sono più un prodotto effimero, spesso spin off della tv, del cinema o dei social con una ricerca che guarda al best seller e molto meno ai contenuti. Noi che siamo una piccola casa editrice di progetto viviamo questo cambiamento in maniera molto forte, ma non per questo non ci stracciamo le vesti, anzi. La forza di noi piccoli indipendenti, che ormai siamo pochi in Italia, è quella di essere abituati alla crisi, dunque non è la crisi che ci fa paura: se abbiamo resistito finora vuol dire che abbiamo prodotto qualcosa di valido. Perchè ormai la crisi è continua e dobbiamo lavorare su quello: come se in qualche modo fossimo degli addetti a un malato cronico, impegnati nei confronti di una realtà di salute malata.

Ci sono dei numeri che parlano di questa “malattia”?
Certamente, se noi vediamo i dati di un mese fa comunicati dalla Buchmesse di Francoforte, l’Italia conta il 40% di lettori, dai 6 anni in su, di almeno un libro all’anno. Ciò significa che su 100 persone, 40 leggono almeno un libro all’anno, gli altri 60 neanche un libro di ricette. È evidente che siamo di fronte a un malato cronico quanto a lettura e cultura.

Anni fa la situazione era diversa?
Dire di sì, è vero che l’Italia è sempre stata fanalino di coda, ma almeno si raggiungeva il 50%. Dati comunque allarmanti se pensiamo al 70/80% della Germania e all’85% della Francia.

Perchè avviene questo in Italia?
È una situazione storica e, spiace dirlo, ma è un fenomeno che parte dalle scelte sbagliate e deficitarie su istruzione, scuola, biblioteche pubbliche. In tutti gli altri Stati ci sono politiche governative di valorizzazione e salvaguardia della cultura e della lettura che, già nelle scuole, vengono reputate come un elemento fondamentale di progresso strategico per lo sviluppo sociale ed economico. Di fronte a questi dati, noi piccoli siamo costretti, e ormai anche abituati, a trovare sempre nuove strade, consapevoli del fatto che la cultura sia sempre più di nicchia. Abbiamo alleggerito la struttura e portato avanti proposte di livello culturale molto alto. Anche se questo può sembrare un paradosso, è la nicchia che tiene in piedi tutto il mercato. Se, invece, noi tentassimo di ampliare il nostro target, rischieremmo di perderlo perchè quello è delle gradi case editrici. Oggi un piccolo editore che cerca di fare cultura non può competere con Facebook o Netflix, due realtà in cui la ricerca di storytelling c’è, ma con una restituzione completamente diversa. Di conseguenza noi dobbiamo rivolgerci ai lettori forti che, da un lato, tengono in piedi il mercato, ma anche l’altro settore che spesso viene indicato come la causa dei problemi del libro cartaceo, cioè l’ebook o il digitale. Questa è una bufala perchè in Italia il settore dell’ebook non raggiunge il 4% del fatturato dell’editoria; inoltre il dato di mercato dice che di quel 4%, quasi la metà è costituito dai lettori forti che sono gli stessi che reggono il mercato di carta. È a loro che noi ci rivolgiamo con proposte a volte non facili, ma sicuramente di qualità. Una peculiarità che esprimiamo non solo nei contenuti, ma anche nella scelta dei materiali; la collana delle Rane per l’infanzia, ad esempio, è stampata sulla carta riciclata ricavata dalle alghe della laguna di Venezia.

A questo proposito, la collana della Rane è stata una delle prime realizzate?
Durante i primi anni avevamo progettato qualche iniziativa per i più piccoli, ma è nel 2001 che è nata la collana vera e propria, dall’esigenza di essere piccoli editori ma a 360 gradi. Questo anche grazie a un settore per l’infanzia che a Novara ha una tradizione particolare con Rodari innanzitutto, poi Elve Fortis e Anna Lavatelli, adesso autrice molto apprezzata anche in sud America.

Quanti libri avete pubblicato in tutti questi anni?
Esattamente 1178, suddivisi in 20 collane, che saranno presentati sabato a Bookcity di Milano attraverso il catalogo storico della Franco Angeli.

Quali tra i lavori hanno consegnato dispiaceri e quali soddisfazioni?
Alcuni hanno generato dolori perchè, pur cullati nel migliore dei modi, non hanno avuto riscontro di pubblico. È sempre un problema di filiera: quando un libro non viene accolto dai promotori, non viene nemmeno proposto bene ai librai e di conseguenza i lettori ne sono condizionati. Soddisfazioni, invece, ne abbiamo avute parecchie, innanzitutto da Nativitas, l’unica collana in Europa dedicata al Natale e con la quale siamo entrati nella classifica del Corriere della Sera grazie alla pubblicazione di “Quel Natale nella steppa” di Mario Rigoni Stern. Poi “Un nulla pieno di storie”, l’autobiografia di Sebastiano Vassalli che lui stesso ha voluto consegnare a noi, piuttosto che “Terra d’acque”. In catalogo abbiamo venti titoli di Vassalli che per noi significa essere solo un gradino sotto rispetto a Einaudi e Rizzoli. Infine la pubblicazione di “Alì Babà e i quaranta ladroni” e “La tarantella di Pulcinella”, i due capolavori di Emanuele Luzzati che aveva apprezzato la collana delle Rane, ovviamente ha reso molto orgogliosi.

Come avete deciso di festeggiare queste “Nozze d’argento”?
Per il momento non abbiamo pensato a un momento vero e proprio: aspettiamo il Natale, nel frattempo festeggiamo lavorando e progettando nuove idee.

Vi vedremo ai Saloni di Milano e Torino?
Senz’altro. A Milano presenteremo l’ultimo libro di Anna Lavatelli “Il violino di Auscwitz” tratto dalla storia vera dell’unico violino superstite di Auschwitz attualmente custodito al museo del violino di Cremona. Il progetto è quello di organizzare un concerto in fiera con il violino originale. A Torino, invece, presenteremo due giovani poeti esordienti in una collana che abbiamo chiamato “Lyra giovani”; una sfida che possono fare solo editori piccoli come noi che hanno la libertà di investire, cosa che i grandi, per motivi di bilanci e di ritorni, non possono fare. È proprio questo il bello del lavoro di un piccolo editore, un lavoro progettuale e sperimentale, che ti permette di leggere tanto, dalle 300 ai 500 opere all’anno, considerando il fatto che riceviamo circa quattro o sei manoscritti al giorno.

In occasione dei 25 anni di attività, dunque, Iterlinea sarà questo fine settimana a Bookcity di Milano con cinque incontri. Sabato 18 alle 14 al Laboratorio Formentini per l’Editoria, via Formentini 10, sarà presentato il catalogo storico. Per il programma completo dell’evento, consultare il sito: bookcitymilano.it.

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