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La Battaglia di Novara diventa un gioco in scatola

Un wargame da tavolo frutto del lavoro e delle ricerche del cartografo torinese Sergio Schiavi. Il gioco è stato testato anche da Alessandro Barbero, il noto storico e scrittore

Era il 23 marzo 1849: dopo tre giorni di aspre battaglie tra l’esercito austriaco e quello piemontese, quest’ultimo completò il suo schieramento difensivo davanti alla città di Novara avendo a disposizione 65 battaglioni, 39 squadroni e 14 batterie, con 45.000 fanti, 2.500 cavalieri e 109 cannoni. La battaglia ebbe inizio alle 11 del mattino e durò fino alle 20 con l’epilogo che tutti noi conosciamo.

E invece no, perchè è proprio qui che ha inizio il gioco della Battaglia di Novara. Uno dei quelli in scatola, con una mappa di riferimento, le pedine e tutto il resto. Si chiama Radetzky’s March ed è frutto del lavoro e delle ricerche di Sergio Schiavi, cartografo torinese che, in barba alla proliferazione dei videogiochi, ha dato vita a un gioco da tavola nel segno della tradizione, oltre che dell’abilità e della perspicacia.

«Il gioco  – spiega Schiavi – è composto da una mappa piuttosto grande che rappresenta il campo di battaglia e circa duecento pedine con delle icone che rappresentano le formazioni militari dell’epoca; sopra a ogni pedina sono riportati dei valori numerici che indicano la capacità di combattere di spostarsi sul campo. Sulla mappa è stampata una griglia in diagonale simile a una scacchiera».

Un gioco che, in qualche modo, è in grado di ribaltare gli esiti della storia, proprio perchè prevede la partecipazione di due soli giocatori che interpretano la parte dell’esercito piemontese e di quello austriaco, e non è detto che quest’ultimo abbia la meglio… «La partita è divertente sia per gli austriaci che per i piemontesi – racconta l’ideatore – e io non ho preso le parti di uno schieramento piuttosto che dell’altro».

Il gioco è stato testato anche da Alessandro Barbero, scrittore e storico, noto al grande pubblico per i suoi interventi televisivi insieme a Piero Angela: «Il professore è un mio caro amico – continua Schiavi – è stato il primo e il più assiduo play-tester del gioco, mi ha dato una mano  per toglierne i difetti e a bilanciarlo. Si tratta, infatti, di simulazioni che richiedono tantissimo tempo sia nella fase di progettazione, sia nel disegno che nelle prove». In progetto, comunque, ce n’è già un altro sulla Battaglia del Volturno del 1860.

Il gioco è reperibile sulla piattaforma Kicksrtarter; in fase di prenotazione è possibile fare un deposito (pledge) economico e con questo si avrà diritto a una copia del gioco: se il progetto troverà abbastanza sostenitori, il gioco verrà stampato e poi spedito a chi lo ha sostenuto. A oggi, dopo soli venti giorni di campagna di crowdfunding, il gioco è stato finanziato da 152 persone da tutto il mondo: statunitensi, italiani, australiani, cechi, polacchi, francesi, tedeschi e… austriaci che proprio non potevano mancare.

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