Culture

Il tema della speranza guiderà il Festival della Dignità Umana

Gianni Cerutti, componente del comitato scientifico: «Non c'è speranza perchè non abbiamo neanche più l'idea che ci sia un futuro». La nuova edizione è in programma dal 22 settembre al 20 ottobre tra Novara, Borgomanero, Arona, Briga e Orta

Bisognerà attendere fino a settembre per assistere alla nuova edizione del Festival della Dignità Umana. La quinta, come sempre promossa dall’Associazione Dignità e Lavoro – Cecco Fornara Onlus, che ha già in programma 14 appuntamenti tra Novara, Borgomanero, Arona, Briga e Orta.

Se la scorsa edizione è stata incentrata sul tema del dono, quest’anno sarà la speranza a guidare gli incontri: il legame tra la dignità umana e la speranza è molto forte. Non si può infatti parlare di dignità umana se non si fanno anzitutto i conti con la domanda sul senso della vita. La speranza è la risposta esistenziale a questa domanda. Sperare è aprirsi con fiducia al futuro e sentire il bisogno di progettarlo per sé e per gli altri. Il Festival si propone dunque di restituire centralità a questa attitudine esistenziale – o, per i credenti, virtù teologale – riscoprendone le ragioni e individuando gli spazi di impegno sociopolitico e di azione civile, anche in riferimento alle prospettive del destino umano a seguito dell’introduzione di tecnologie molto avanzate nel campo della robotica, dell’intelligenza artificiale, delle neuroscienze e dell’ingegneria biogenetica.

«Ogni società – ha dichiarato Gianni Cerutti, direttore dell’Istituto Storico della Resistenza e componente del comitato scientifico della rassegna – deve basare i propri principi su tre capisaldi: pace, diritti e democrazia che si integrano uno con l’altro. Il momento storico da cui veniamo investiva molto sul futuro per dimenticare il presente: indicavano grandi mete, ma poi non si preoccupavano di quello che stava succedendo. Oggi abbiamo fatto il passaggio inverso in modo troppo precipitoso: non c’è speranza perchè non abbiamo neanche più l’idea che ci sia un futuro. Oltretutto i figli sono sempre meno, quelli ci sono arrivano da altre parti e non dall’Italia. Se uno non ha figli non ha futuro e pensa che tutto finisca con lui, ma se tutto finisce con lui non c’è neanche più l’idea di come vivere il presente. Questo vorremmo passare con le conferenze:  la qualità di vita del presente dipende dall’idea di apertura in un futuro innanzitutto che possa risolvere i problemi».

La novità di quest’anno è rappresentata dall’istituzione di una borsa lavoro per una persona con disabilità che sarà finanziata con il ricavato degli atti dell’edizione 2017 raccolti in un libro.

Do seguito il programma della rassegna dal 22 settembre al 20 ottobre.

Sabato 22 settembre, Borgomanero ore 16, Chiostro Casa Madre Suore Rosminiane Inaugurazione Aprirsi al futuro Relatore: Pier Aldo Rovatti – Introduce: Giannino Piana La filosofia cerca continuamente di smantellare il blocco di questa apertura, opponendosi alle molteplici chiusure della nostra esperienza. Avremmo bisogno di un pensiero radicalmente critico che si rivolga sia all’esterno verso le chiusure istituzionali, sia soprattutto verso l’interno per sbloccare l’individualismo egoistico oggi dominante ovunque. Tra “futuro a venire” e una pratica della “impossibilità” c’è un ponte da costruire. Occorre mettere al lavoro una idea non privativa dell’impossibile che presuppone un esercizio di smontaggio del soggetto=padrone. Un pensiero che disarmi la padronanza su di sé e sugli altri, trattenendo l’onnipotenza del godimento e insieme difendendoci dalla coazione a ripetere.

Giovedì 27 settembre, Borgomanero ore 21, Teatro Rosmini
Costruiamo il futuro, Pacem in Terris Spettacolo teatrale di Lucilla Giagnoni Pacem in Terris “Costruiamo il futuro” è un progetto che nasce dalla volontà di iniziare a parlare e a far parlare di imprenditoria etica, di impegno sociale, di Valore dell’imprenditoria italiana. Un percorso sicuramente laico, che ha trovato nelle parole di Papa Roncalli con la Pacem in Terris un precedente unico con una visione futuribile dell’imprenditoria italiana concentrandosi proprio su questi temi e queste visioni. Ecco dunque il desiderio e la volontà di proporre una meditazione teatrale sulla Pacem in Terris, sulle radici del nostro presente. La meditazione è una modalità espressiva a metà strada tra una conferenza e uno spettacolo, con momenti di riflessione che si alternano a momenti lirici, senza però arrivare ad una messa in scena: questo è particolarmente importante nel caso di un’enciclica perché non si tratta di un testo poetico, né di un racconto, né di un testo teatrale.

Venerdì 28 settembre, Novara ore 21, luogo da definire
Innovazione digitale: scenari e nuove politiche per la città Relatore: Paolo Benanti In un seminario del 2006 a Ginevra, i membri fondatori del progetto Bridging the Gap hanno presentato uno scenario che postulava una crisi finanziaria originata negli Stati Uniti che avrebbe provocato una recessione globale con conseguenze economiche dolorose per l’Europa. Molti partecipanti al seminario – studiosi e responsabili delle politiche – erano increduli: «È semplicemente impossibile» … «Non potrebbe mai accadere» … «È una perdita di tempo parlarne» … Questa storia suggerisce sia la sfida sia il valore dell’analisi dello scenario. L’incontro si propone di offrire questo metodo per analizzare il cambiamento che le nuove tecnologie stanno producendo nel contesto sociale. Incontro in collaborazione con Torino Spiritualità.
Sabato 29 settembre, Borgomanero ore 16, Biblioteca Marazza Segnali di speranza nel mondo dell’economia Relatore: Davide Maggi Possiamo ancora sperare in un’economia amica della persona? Questa domanda spesso ricorre nei dibattiti pubblici o nelle conversazioni private quando si vuole capire quale ruolo giocherà l’economia sul futuro delle società umane, attesi i molteplici problemi non risolti che l’attuale modello dominate ha lasciato sul campo a partire dalla grande crisi mondiale scoppiata nella seconda metà degli anni duemila. È possibile quindi sperare in un’economia basata sulle relazioni più che sulle merci, sul fare più che sul possedere, sulla manutenzione più che sulla produzione?

Giovedì 4 ottobre, Arona ore 21, Sala Consiliare del Comune
La paura del diverso e una possibilità di contrastarla Relatore: Luigi Zoja Anche il pensiero più normale è costantemente infiltrato dalla paranoia. Secondo le statistiche, come forma di disturbo mentale essa ha poca importanza. Mentre altre forme di patologia mentale escludono dalla società, la paranoia può invece aiutare a raggiungere grande potere, indicando al pubblico un capro espiatorio. Basta pensare al secolo XX e a Hitler e Stalin. Da quando esistono i mezzi di comunicazione di massa, essi hanno la grande responsabilità di contrastare questa deformazione, fonte dei peggiori mali, o di accompagnarla. Nel mondo digitale, in teoria la possibilità di raggiungere una informazione completa e obbiettiva è aumentata smisuratamente: nei fatti, purtroppo, è aumentata soprattutto la confusione presso il cittadino medio. Sembra che conoscere personalmente l’altro resti la difesa migliore contro l’odio indiscriminato.

Venerdì 5 ottobre, Novara ore 21, luogo da definire
La famiglia (che) non c’è. Pensare il nesso tra noi e non-noi Relatore: Alessandra Cislaghi La famiglia non è una priorità evangelica, mentre lo è la dignità della persona umana. Considerare il significato di “famiglia” nell’orizzonte della “dignità umana” significa mettere in luce l’essenziale, chiedendosi ad esempio: – A quali condizioni si costituisce un nucleo umano che riconosce dignità e non produce esclusione? Sia la filosofia, sia il testo biblico invitano a pensare oltre il già dato e il presente ci sfida a comprendere chi siamo quando tracciamo i confini dell’intimità familiare. Occorre addentrarsi alla scoperta di una tensione, che fa esplodere qualunque ovvietà.

Sabato 6 ottobre, Borgomanero ore 16, Biblioteca Marazza
Speranza: l’ultimo dei mali? Relatrice: Francesca Rigotti «Dal vaso di Pandora, in cui brulicavano i mali dell’umanità, i Greci fecero uscire dopo tutti gli altri, come il più terribile di tutti, la speranza. Non conosco simbolo più appassionato. Perché la speranza, al contrario di quel che si crede, equivale alla rassegnazione. E vivere, è non rassegnarsi» (Albert Camus, L’estate ad Algeri, in Noces, 1936-38). Commenteremo questa frase di Camus per negare il valore della speranza in verità trascendenti, e proporre in alternativa i valori dell’ellenismo, cioè l’esaltazione della potenzialità e della dignità degli esseri umani.
Mercoledì 10 ottobre, Briga Novarese ore 21, Biblioteca/Centro Polifunzionale Memoria di futuro: la speranza nella Bibbia Relatrice: Lidia Maggi Il Dio che Israele incontra agli inizi della sua storia, quando, schiavo e piegato dalla schiavitù, viene invitato a uscire da quella condizione, è il Signore che dischiude il futuro, liberando dalla paralisi di un presente che piega e incatena. Il sogno di una nuova terra, di un altro modo di abitare la vita diventa la bussola che guiderà un popolo schiavo verso la libertà. Sarà, tuttavia, la memoria della schiavitù a dettare le linee guida per costruire un progetto di società più giusta. Tutte le volte che viene meno il ricordo della condizione servile, svanisce il senso di gratitudine che porta a riconoscere come dono le buone cose della vita e a condividerle con chi non le ha. Memoria e speranza sono, dunque, le coordinate teologiche che schiudono il domani; la rilettura del passato feconda il presente rendendolo gravido di futuro.

Giovedì 11 ottobre, Arona ore 21, Sala Consiliare del Comune
Convivere con la natura: motivi di speranza nell’era dell’Antropocene Relatore: Francesco Remotti Viviamo nell’Antropocene, un’era geologica contrassegnata dagli sconvolgimenti che la specie umana ha ormai prodotto su tutta la terra. Chi evoca l’Antropocene di solito lascia ben pochi margini di speranza per la stessa sopravvivenza della specie umana. La depredazione delle risorse naturali induce a pensare a un futuro fosco per l’umanità e per le altre specie. C’è modo di evitare una simile catastrofe? Oltre allo sviluppo di tecnologie meno invasive, i motivi di speranza dipendono soltanto più dalla eventuale capacità degli esseri umani di “saltar fuori” dalla sovracultura attuale, di rinunciare al loro ruolo di dèi, di dominatori dell’universo, di andare indietro nel tempo e umilmente apprendere da molte società del passato i loro modi di convivenza con la natura, così da conferire agli altri esseri naturali la stessa dignità, lo stesso valore e gli stessi diritti che si dovrebbero attribuire agli esseri umani.

Venerdì 12 ottobre, Novara ore 21, luogo da definire
È possibile tornare a sperare nella politica? Relatore: Alberto Martinelli La politica democratica vive oggi una crisi di rappresentanza, che è insieme crisi di legittimità e di efficacia, come mostrano il declino della partecipazione elettorale e la sfiducia generalizzata nelle istituzioni della democrazia rappresentativa. L’erosione della sovranità nazionale, il tramonto delle ideologie, la crisi dei partiti politici, campagne elettorali pressoché continue e il condizionamento della televisione e dei nuovi social media, fanno sì che la maggior parte dei leader politici sia in difficoltà, non dia risposte adeguate alle sfide della globalizzazione economica e culturale, prometta ciò che non è in grado di mantenere e cerchi di recuperare il consenso declinante mediante un’eccessiva personalizzazione della leadership e il ricorso alla retorica populista, con il risultato d’innescare un circolo vizioso tra scarsa efficienza decisionale e declinante legittimazione politica. La politica democratica è oggi necessaria più che mai, ma è necessario un profondo rinnovamento, recuperando un’etica della responsabilità e procedendo nella costruzione dell’Unione Europea.

Sabato 13 ottobre, Borgomanero ore 16, Biblioteca Marazza
La speranza nelle situazioni di sofferenza Relatore: Eugenio Borgna Ma come ricuperare il senso della sofferenza quando la malattia non guarisce, e ci conduce ai confini della cronicità, o della morte? La mia risposta non può non nascere se non dalla riflessione che in vita siamo circondati dal mistero, e che la sofferenza , quando sia profonda e radicale, non può essere accettata se non alla luce del mistero, e in uno slancio del cuore che ci porti a trascendere i confini del nostro io nella ricerca e nell’ascolto dell’infinito. Ma, lo vorrei ripetere, sono cose possibili, queste, solo se in noi non muore la speranza, se la manteniamo ardente e scintillante nel nostro cuore. Dal libro di Eugenio Borgna L’arcobaleno su ruscello. Figure della speranza – Raffaello Cortina Editore.

Domenica 14 ottobre, Orta San Giulio ore 16, Sala del Comune
La via senza strade della speranza. Un dialogo filosofico Relatore: Guido Brivio Quali strade possono condurci alla speranza? Oppure la speranza è una via senza strada che si apre quando tutte le altre strade sembrano chiuse? E come è possibile aprire questa via? E’ qualcosa che dipende da noi e che si può apprendere o è invece dono e pura grazia? E, ancor prima, che cosa significa veramente sperare? La speranza è quel principio e quella forza, individuale e collettiva, che finisce per coincidere con l’esistenza stessa, la spinta conoscitiva che trasforma la nostra vita permettendoci di vederla – e di viverla – altrimenti.

Giovedì 18 ottobre, Arona ore 21, Sala Consiliare del Comune
Un mondo senza speranza – Paura del futuro Relatore: Aldo Bonomi Viviamo in una società in cui la paura sociale genera sentimenti collettivi indocili come rancore, cinismo e violenze. Non è sempre stato così e non è detto che debba essere necessariamente così. Il punto è allora interrogarsi sul perché oggi questo sentimento umanissimo tende a piegare la voglia di comunità in rinserramento ed esclusione. Perché dalla paura possa generarsi comunità di cura occorre partire dal ribaltamento del paradigma che ci vede vivere in una società dai mezzi abbondanti e dai fini sempre più indefiniti.
Venerdì 19 ottobre, Novara ore 21, Teatro Faraggiana Carta bianca a Moni Ovadia Di e con Moni Ovadia Moni Ovadia, attore, autore e scrittore è uno dei più prestigiosi e popolari uomini di cultura della scena italiana. Il suo teatro ha contribuito a fare conoscere la cultura Yiddish attraverso una lettura contemporanea, unica nel suo genere in Italia e in Europa. Ma Moni Ovadia è anche noto per il suo costante impegno politico e civile a sostegno dei diritti e della pace. In questo recital/monologo intratterrà il pubblico con riflessioni e letture e storielle ispirate al suo vastissimo repertorio.

Sabato 20 ottobre, Borgomanero ore 16, Biblioteca Marazza
Agire la speranza: dai nazionalismi alla società umana Relatore: Roberto Mancini Il mondo globale è sconvolto dalla tendenza alla disgregazione: respingere gli altri, isolarsi, oppure espandersi e dominare sono le spinte più pericolose oggi in atto. L’alternativa tra egemonia mondiale della finanza e populismi xenofobi è falsa e disperante. Bisogna invece riconoscersi come una sola umanità sulla stessa terra, assumendo le ragioni della speranza universale di liberazione dall’iniquità. Esse vanno tradotte in un movimento interculturale per la democratizzazione del mondo e per un costituzionalismo cosmopolita. Solo così potrà svilupparsi una società accogliente sventando il pericolo dei nuovi totalitarismi.

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