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«Il jazz è una forma d’arte immediata. Dobbiamo lavorare anche attraverso il ministero»

Corrado Beldì, ideatore e direttore artistico del NovaraJazz, insignito del riconoscimento di Novarese dell'anno 2018, è stato nominato presidente dell'associazione nazionale I-Jazz

Ideatore e direttore artistico del NovaraJazz, insignito del riconoscimento di Novarese dell’anno 2018, già vicepresidente dal 2016, Corrado Beldì la scorsa settimana è stato nominato presidente dell’associazione nazionale I-Jazz: «L’obiettivo – racconta – è quello di continuare a rafforzare il ruolo dell’associazione. Quando l’abbiamo fondata, eravamo in 12; oggi I-Jazz conta 60 soci che costituiscono una rete, che non ha eguali in Euoropa, di realizzazione di progetti di sistema per la diffusione della cultura del jazz».

Una nomina, quella a presidente, che non fa altro che rafforzare un team già da tempo consolidato…
Direi di sì. L’ex presidente, a capo dell’associazione per dieci anni, Gianni Pini, avrà compiti di coordinamento; la squadra è composta anche da Giulia Focardi, la nostra segretaria, Laura Airoldi che si occupa di comunicazione con un attivo coinvolgimento di tutti i soci perchè siamo consapevoli che le associazioni possano sopravvivere solo se lavorano insieme.

Quale esperienza novarese porti in un’associazione nazionale come I-Jazz?
Il riconoscimento di un lavoro ben fatto e apprezzato, in linea con le esigenze dei tempi. Un modo di lavorare che ha la capacità di fare rete con tutta Europa includendo tutti i soggetti interessati anche grazie a una modalità di comunicazione fresca e digitale.

Quali saranno le tue nuove responsabilità?
Rafforzare l’organizzazione e portare avanti le linee programmatiche per il futuro del jazz anche aumentando le ricorse: il jazz rappresenta il 23% dei generi musicali sostenuti dal Mibact in termini di spettatori, ma riceve solo il 3% dei contributi. A questo scopo dobbiamo lavorare perchè ci siano più risorse disponibili, da un alto sensibilizzando il Ministero perchè porti avanti progetti speciali per il jazz a cui poter accedere, dall’altro professionalizzando sempre più i soggetti in modo che abbiano la capacità di attrarre sponsorizzazioni. Tra gli obiettivi c’è anche di quello poter allargare l’Art Bonus a chi propone stagioni di concerti jazz. Stiamo, inoltre, lavorando, per portare avanti progetti di export; il prossimo weekend, ad esempio, saremo a Londra per il London Jazz Festival dove porteremo 12 gruppi giovani under 35.

Cosa diresti a chi il jazz non lo apprezza forse perchè lo conosce poco?
Il jazz è la musica che ha le più basse barriere di ascolto. È un genere molto immediato i cui testi non hanno barriere linguistiche. È ampiamente sostenibile e si avvicina alle persone, lo si può ascoltare all’aperto,  per strada, nei parchi, nei luoghi di interesse storico e al di fuori dei teatri.

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