Culture

Gaudenzio Ferrari diventa una app

Un nuovo strumento che permette di visitare la grande mostra ascoltando le audioguide con le spiegazioni dei curatori. Da oggi è possibile usufruire delle visite guidate anche singolarmente e non solo in gruppo

Si chiama Gaudenzio ed è il nome della nuova app della mostra dedicata a Gaudenzio Ferrari. Si può facilmente scaricare in modo gratuito sulle piattaforme Android e iOS e consente una visita documentata a tutte le sedi espositive e agli itinerari.

Attraverso il sistema di geolocalizzazione, sulla home page è possibile trovare i luoghi disegnati sulla mappa; selezionando le audioguide da ascoltare, anche con QR code, la app permette di ascoltare le spiegazioni dei curatori, sia delle opere della mostra che delle opere degli itinerari esterni.

Il nuovo strumento è stato sviluppato da Ulixe (https://www.ulixe.com/home) e dal Politecnico di Torino, dipartimento di Architettura e Design, che era già stato coinvolto nella realizzazione del logo e dell’immagine coordinata della mostra, ad opera di alcuni dottorandi coordinati dal prof. Pier Paolo Peruccio.

Oltre alla app, l’organizzazione ha sviluppato un ulteriore servizio. Da questi giorni, infatti, i visitatori possono approfittare di visite guidate non solo per i gruppi ma anche per i singoli. Sono a orari fissi, alle 11 e alle 16 tutti i sabati e domeniche nelle tre sedi di mostra. La prenotazione è consigliata ma non obbligatoria, per dare modo a chi arriva intorno a quegli orari di aggregarsi al gruppo. Il costo è di 5 euro a persona https://gaudenzioferrari.it/visite-guidate/.

Per quanto riguarda le prenotazioni raccolte, Abbonamento Musei riferisce di 231 gruppi che hanno fissato la loro visita alla grande mostra: «È ancora presto – spiega evidenzia l’assessore alla Cultura della regione, Antonella Parigi – per parlare di scommessa vinta. Già oggi però possiamo affermare, senza tema di smentite, che la mostra ha ottenuto una risonanza estremamente ampia e altrettanto unanimemente positiva da parte della critica, che ne ha riconosciuto il valore e l’interesse. Così come è evidente che la mostra ha acceso i riflettori su Gaudenzio, un grande prima sostanzialmente disconosciuto. Creando nuova consapevolezza nei confronti delle sue opere. E questo non solo nei tre territori coinvolti, Varallo, Vercelli e Novara. Credo sia importante il fatto che questo movimento di interesse non si concentri esclusivamente sulle tre sezioni della mostra ma si riverberi nelle testimonianze gaudenziane dei tre territori».

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