Cronaca In città

Una torre di dieci piani e 50 metri nell’ex DeA

Prima apparizione in sede istituzionale per la variante urbanistica che trasformerà l'area delle Officine Grafiche DeAgstini

Non sarà forse l’edificio più alto di Novara, ma certamente modificherà in maniera rilevante il profilo urbano dell’area a nord della città. Sarò infatti una maxi torre di dieci piani e circa 50 metri di altezza il segno distintivo del nuovo quartiere che nascerà sulle ceneri di quello che fu lo stabilimento delle Officine Grafiche De Agostini. Quello che in “architettese” si chiama landmark: una freccia, un segnale indicatore di un’area che subirà una profondissima trasformazione.

È questo l’elemento di novità più rilevante tra i pochi emersi oggi pomeriggio in occasione della prima presentazione in sede istituzionale (la II commissione del Consiglio Comunale) del progetto di variante urbanistica sull’area di proprietà delle famiglie Boroli-Drago. Una proposta di cui La Voce ha già parlato nelle scorse settimane (leggi qui l’articolo) e che oggi ha fatto capolino a Palazzo Cabrino.

Una commissione, va detto, in tono minore. Assente il sindaco, impegnato a Roma, l’assessore Elisabetta Franzoni ha derubricato l’incontro a «informativa», lasciando spazio prevalentemente ai tecnici dell’assessorato – il dirigente Maurizio Foddai e il funzionario Mario Mariani – che si sono limitati a fornire alcuni elementi di cornice.

Tra le poche cose nuove emerse sul progetto, sul quale permane ancora molto riserbo, oltre alla maxitorre, qualche indicazione sulla tempistica: l’accordo procedimentale che è contenuta nella delibera approvata il 23 ottobre è alla firma delle parti in questi giorni. Subito dopo partirà l’iter di presentazione della variante. La proprietà, stando a quello che ha riferito l’architetto Foddai, conta di completare i primi insediamenti entro un anno dall’approvazione e di terminare l’intervento entro tre anni. Un investimento di 64 milioni di euro, che realizzerà una serie di edifici in cui prevarranno gli spazi residenziali, prevalentemente ad uso temporaneo,  oltre a superfici commerciali, spazi per uffici e servizi e una area produttiva in cui dovrebbe rimanere l’ultima “reliquia” dell’antico stabilmento DeAgostini, la “Legatoria del Verbano”. L’area interessata dalla trasformazione misura poco più di 46.100 metri quadrati di superficie e 204.000 metri cubi di volume.

Sulla scena della commissione, grazie ad un intervento del consigliere del Partito Democratico Rossano Pirovano, hanno fatto fugacemente la loro apparizione anche i gli ultimi “fantasmi” della antica attività produttiva, gli ex lavoratori supertìstiti di Officine Grafiche, attualmente nella fase di esaurimento del trattamento Naspi. Pirovano ha chiesto in sostanza se il Comune prevede in qualche modo di favorire la reintegrazione di questi lavoratori nelle attività produttive che saranno insediate nell’area. L’assessore Franzoni si è limitata a ribadire che, secondo una stima presentata dalla proprietà, nel nuovo quartiere troveranno posto un migliaio di lavoratori. Affermazione accolta con qualche qualche scetticismo da parte dei gruppi di opposizione: il capogruppo del Pd Andrea Ballarè l’ha infatti definita «un auspicio».

Se ne riparlerà comunque in una ulteriore commissione, dopo la firma definitiva dell’accordo procedimentale.

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