Cronaca In città

Una partita ad alto rischio per Casa Bossi e l’ex Macello

Il sindaco ha presentato alle competenti commissioni consiliari il percorso avviato con interlocutori di alto livello per arrivare al recupero dei due edifici abbandonati. Un project financing del valore di almeno 35 milioni di euro

Si gioca su tavoli blasonati la partita per il recupero di Casa Bossi e dell’ex Macello comunale di piazza Pasteur. Una partita, che proprio per la caratura degli interlocutori, sembra essere ad alto tasso di rischio per il Comune di Novara.

Un indice di quanto la posta in gioco sia alta e i margini di manovra stretti e risicati lo si è avuto proprio dalla cautela con cui il sindaco Alessandro Canelli, solitamente avvezzo ad ostentare molte sicurezze, ha presentato alla I e alla III commissione del Consiglio Comunale di Novara  il percorso appena iniziato per arrivare all’obiettivo, largamente condiviso da tutte le forze politiche presenti in consiglio comunale , del recupero dei due edifici dismessi e in larga parte fatiscenti.

Tutta l’operazione nasce da un dialogo («in corso da un anno e mezzo» ha specificato il sindaco) con Ream sgr, un operatore del settore immobiliare di proprietà di Compagnia di San Paolo, Fondazione Crt, fondazione Banca di Alessandria e altri soggetti, che ha manifestato interesse a gestire una operazione sulla prestigiosa dimora antonelliana. «Abbiamo approfondito tutta la questione – ha spiegato Canelli – ed è emerso che questo genere di investimenti deve avere un tasso di redditività del 3,5-4%. Una percentuale che, a quanto ci è stato detto, non può essere garantita dal solo riuso di Casa Bossi. Per questo si è pensato di unire nella stessa operazione anche il recupero dell’ex Macello».

Un proposta di finanza di progetto in questa direzione è stata quindi  presentata da Ream sgr circa un mese e mezzo fa.

 

«Prevediamo – ha detto il sindaco – di conferire le due aree in un fondo immobiliare, del quale il Comune di Novara diventerebbe “quotista”, secondo le indicazioni del nuovo codice degli appalti». A mettere in campo la liquidità necessaria a finanziare gli interventi sulle due strutture dovrebbe essere un altro soggetto di grande rilevanza: si tratta di Invimit, una società di capitali di proprietà del MInistero dell’Economia che si occupa di garantire redditività ai cospicui fondi dell’Inail e di altre realtà mutualistiche.

«Ci accompagnerà in veste di advisor – ha aggiunto ancora Canelli – l’Agenzia del Demanio, che svolgerà questo compito a titolo gratuito».

Proprio l’Agenzia del Demanio, secondo quando affermato dal sindaco, avrebbe chiesto come precondizione l’inserimento di Casa Bossi del piano delle alienazioni. «Lo faremo nel prossimo consiglio comunale – ha detto il sindaco – con un valore di stima del bene che è quello che era stato stabilita nell’ultima perizia disponibile, quella effettuata nel 2008, che attribuiva all’immobile di Casa Bossi nelle condizioni attuali un valore di 3 milioni di euro». Nessun problema invece per l’ex Macello, già inserito nel piano delle alienazioni dalla Giunta Ballarè.

Come si capisce anche solo considerando i soggetti in gioco, la partita non è certo semplice. Il sindaco ha rassicurato i consiglieri soprattutto sul fatto che in ogni caso la ristrutturazione dell’immobile dovrà preservare uno spazio per il Comitato d’Amore per Casa Bossi e per le sue attività.  Altre rassicurazioni anche sul fatto che alla scadenza del partenariato con il fondo immobiliare, dopo 20 anni, il Comune potrebbe decidere di ritornare in possesso del bene, esercitando un diritto di prelazione.

Molto riserbo ancora sulle destinazioni d’uso dei due immobili ristrutturati, tema che è, ovviamente, di importanza capitale. Il sindaco si è limitato a dire che per Casa Bossi la destinazione sarà «il più possibile istituzionale», mentre per l’ex Macello ci sono maggiori possibilità di manovra. Sempre sul fronte dell’utilizzo della dimora antonelliana, sembra definitivamente tramontato il contatto con l’Università della Svizzera Italiana che aveva ipotizzato di utilizzare la casa come luogo di conservazione di carte geografiche e documenti storici: «non ne abbiamo saputo più nulla» ha detto il direttore generale Roberto Moriondo.

Proprio alle mani esperte del direttore Canelli sembra avere affidato la “regia” di una operazione che come si diceva è oggettivamente ad alto rischio. «E alla fine – ha concluso il sindaco – potrebbe anche accadere che non se ne faccia niente».

La strada è appena cominciata e molte cose sono ancora da chiarire. Anche per tranquillizzare chi – come ha fatto il consigliere del Pd Rossano Pirovano – ha evocato la fosca immagine del project financing dello Sporting come esempio da non imitare

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