Cronaca Giudiziaria

Tunisino detenuto nel carcere di Novara è stato rimpatriato

Era stato condannato a 2 anni, 10 mesi e 28 giorni per i reati di rapina aggravata, scippo, porto abusivo di armi ed evasione

Tunisino di 24 anni, detenuto nel carcere di Novara per un provvedimento di cumulo di pene detentive a 2 anni, 10 mesi e 28 giorni di reclusione, emesso dalla Procura di Milano per i reati di rapina aggravata, scippo, porto abusivo di armi ed evasione, è stato accompagnato all’aeroporto di Malpensa e rimpatriato.

«Questo provvedimento – fanno sapere dalla Questura – si inserisce in una costante e capillare attività da parte della Polizia di Stato e, nello specifico, dell’ufficio Immigrazione della Questura, di monitoraggio dei detenuti comunitari ed extracomunitari condannati in via definitiva per reati che destano notevole allarme sociale, quali le rapine, i furti, il traffico di sostanze stupefacenti ed i reati contro la libertà sessuale. Sono ormai anni che il Dipartimento della Pubblica Sicurezza ha dato puntuali indicazioni affinché il periodo detentivo presso il carcere di un soggetto straniero venga utilizzato a fini identificativi, proprio per velocizzare il più possibile le operazioni di effettivo rimpatrio al momento della scarcerazione».

 

 

La sinergia tra Polizia e Casa circondariale ha permesso, nel corso del 2019, di rimpatriare sette persone, mentre solo nei primi quattro mesi di quest’anno sono già stati espulsi 88 cittadini irregolari. 162 quelli espulsi nel 2018, di cui 35 accompagnati immediatamente in frontiera.

«A fronte di un incremento dell’attività di contrasto all’immigrazione clandestina – dicono dagli uffici di piazza del Popolo – sono stati fatti grossi sforzi per velocizzare le pratiche di rilascio e di rinnovo dei titoli di soggiorno, passando da oltre 3 mesi e mezzo di attesa dell’autunno del 2018 agli attuali 2 mesi per la presentazione delle domande agli sportelli dell’ufficio immigrazione; parte del successo è anche dovuto alla recente reintroduzione, presso lo sportello aperto al pubblico, di due mediatrici culturali messe a disposizione dalla Caritas e da Liberazione e Speranza, organizzazioni che da sempre operano in questo campo con grande sensibilità».

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