Cronaca Giudiziaria

Sfruttamento della prostituzione, fratelli albanesi condannati a 2 anni

La vicenda risale a parecchi anni fa quando una ragazza, albanese di 26 anni, aveva denunciato che lei e una sua amica, romena di 23, erano costrette a prostituirsi sulla statale 32

Due anni di reclusione (il pubblico ministero ne aveva chiesti 4) per tre fratelli di nazionalità albanese, due uomini di 29 e 24 anni e una donna di 36, finiti in aula con l’accusa di sfruttamento della prostituzione. Pena sospesa solo per i due uomini. La vicenda risale a parecchi anni fa quando una ragazza, albanese di 26 anni, aveva denunciato che lei e una sua amica, romena di 23, erano costrette a prostituirsi sulla statale 32.

Stando a quanto aveva raccontato la giovane albanese alla polizia, non solo venivano costrette a prostituirsi al pomeriggio nella zona di Varallo Pombia e alla sera lungo le strade di Novara, ma anche obbligate, dietro pesanti minacce, e in qualche occasione anche con qualche violenza fisica, a consegnare tutto quanto avevano incassato. Avevano raccontato che i tre le accompagnavano in auto alle loro “postazioni” e poi restavano, defilati, in zona per controllare non solo che non cercassero di allontanarsi con qualche pretesto per sfuggire a quella segregazione ma anche che svolgessero bene il “loro lavoro”.

 

 

Poi, quando rientravano a Novara, nell’appartamento dove i tre abitavano, e dove loro pare fossero temporaneamente ospitate, venivano obbligate ad aprire borsette e portafogli per consegnare il denaro. Una volta la giovane albanese aveva provato a trattenere per sé una piccola somma, cento euro, banconote che aveva cercato di nascondere addosso ma uno dei tre aveva trovato quei soldi e l’aveva punita colpendola alla testa. Una situazione, quella vissuta dalle due ragazze (ora irreperibili), che, stando almeno all’accusa, si era protratta per qualche mese, tra l’inverno e la primavera di cinque anni fa, sino al giorno in cui la ventiseienne si era rivolta alla polizia e aveva denunciato i tre fratelli.

Per parte loro i tre, nel frattempo ritornati nel loro paese d’origine, hanno sempre negato ogni addebito sostenendo non solo di non aver mai costretto le due ragazze a prostituirsi ma neppure di aver mai chiesto i loro guadagni.

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