Cronaca In città

«Serve la rivoluzione? No, basta far sentire le proprie ragioni»

Cinzia Caggiano, madre di Vito Scafidi, il giovane studente morto undici fa per il crollo di un controsoffitto nel liceo scientifico “Darwin” di Rivoli, ha partecipato all'incontro sulla sicurezza scolastica in Piemonte organizzata alla ex caserma Passalacqua

Il suo era l’intervento più sentito e atteso. Cinzia Caggiano, madre di Vito Scafidi, il giovane studente morto undici fa per il crollo di un controsoffitto nel liceo scientifico “Darwin” di Rivoli (To), con le sue parole ha concluso la tavola rotonda organizzata giovedì 21 novembre alla ex caserma Passalacqua per fare il punto della situazione sulla sicurezza scolastica in Piemonte, con un focus particolare nella nostra provincia.

“Caro Vito ti scrivo”, questo il titolo dell’incontro promosso dalla collaborazione di una serie di associazioni fra cui la Fondazione Benvenuti in Italia, ha visto anche la partecipazione del consigliere provinciale con delega all’Istruzione Andrea Crivelli e dell’assessore del Comune di Novara ai Lavori pubblici Mario Paganini, che non hanno mancato tra l’altro di ricordare le criticità del settore per la cronica carenza di fondi.

 

 

Cinzia Caggiano, però, ha prima di tutto esternato un “mea culpa” nei confronti di quelli della sua generazione, i genitori di oggi: «E’ per colpa nostra se la situazione di oggi è così – ha detto – Abbiamo chiuso gli occhi, nascosto la testa nella sabbia. Eravamo educati a vedere palestre non agibili, secchi nei corridoi, senza riscaldamento… Ma lo abbiamo accettato: le scuole belle erano quelle private». Per Cinzia tutto questo non è stato accettato dai giovani di oggi, che, anzi, «stanno chiedendo il diritto di poter entrare in una scuola e il diritto di tornare a casa». Ma cosa è cambiato in questi anni? L’elenco delle tragedie è purtroppo lungo. Dalla scuola crollata a San Giuliano di Puglia per il terremoto all’analogo evento sismico dell’Aquila nel 2009: «I media hanno sempre dato la colpa a questo fenomeno naturale. Non si è mai andati a vedere se le strutture fossero a norma o se fossero stati eseguiti i collaudi. Eppure sappiamo benissimo che i “tagli” alle risorse sono sempre stati fatti nell’istruzione». Poi il tragico fatto che ha visto coinvolto il figlio Vito.

«Questa volta non siamo in Meridione, non c’è il terremoto, ma solo il vento – ha ricostruito con una straordinaria lucidità – Basta poco perché il soffitto, un controsolaio crolli. Eppure la ditta che aveva realizzato i lavori più recenti nel verbale aveva evidenziato la pericolosità della struttura, ma la Provincia di Torino, proprietaria dell’edificio, non fece nulla, si saprà poi dopo per “risparmiare” 500 euro…».

«Questa purtroppo – ha aggiunto rivolta ai numerosi ragazzi presenti – è l’eredità che vi abbiamo lasciato». Ma è cambiato qualcosa da allora? I dirigenti scolastici avvertito questa esigenza, «per una questione morale prima ancora che penale. Adesso i dirigenti scolastici ci aprono le porte, prima non lo facevano. Sono loro ad avere ancora certe responsabilità, ma non hanno gli strumenti per adempierle. Province e Comuni dicono di non avere fondi, ma se non ci ribelliamo e chiediamo che la scuola diventi veramente il fiore all’occhiello di questa Nazione le cose non cambieranno mai. Non dobbiamo aspettare che siano i ragazzi a darci l’esempio o la Greta di turno. Non siamo più il punto di riferimento per i nostri figli, perché sono i ragazzi a essere diventati i veri leader».

Tante tragedie, non solo nel mondo della scuola, che hanno fatto sì che crollasse (questa volta fortunatamente) un “muro di omertà”. Tradotto in concreto, dal 2008 sono cominciati ad arrivare soldi (500 milioni di euro): «Prima si tagliava, adesso non più – ha concluso Caggiano -. Bisogna continuare, è una lotta che dobbiamo fare tutti, affinché nessuno debba più piangere un figlio morto in una scuola. Non ho figli da dare allo Stato, ne ho già dato uno. Ci vorrebbe una rivoluzione? No. Basta solo che tutti voi faceste sentire le vostre ragioni».

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