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Sequestrata di nuovo

Sequestrata di nuovo la discarica di Ghemme

Secondo i carabinieri forestali «per il riempimento della vasca 2 sono stati utilizzati circa 7.200 metri cubi di rifiuti terrosi non tracciati. L'impianto, ormai inattivo da anni, non può ricevere ulteriori rifiuti, ma subire unicamente interventi finalizzati alla messa in sicurezza, prodromici alla sua chiusura finale»

Sequestrata di nuovo la discarica di Ghemme. Il provvedimento è scattato durante un sopralluogo dei carabinieri forestali, che hanno contestato violazioni nell’esecuzione di alcuni interventi presso la vasca 2. “Dai controlli è, infatti, emerso che, nel corso delle operazioni di messa in sicurezza, più specificamente nell’esecuzione di alcuni riempimenti, venivano utilizzate terre e materiale da riempimento non conforme alle prescrizioni normative – spiegano gli inquirenti – Più in specifico, il materiale utilizzato per i riempimenti, oggetto di contestazione, è risultato non essere conforme alle prescrizioni autorizzative, previste per la messa in sicurezza della vasca. Per tali ragioni, secondo la ricostruzione dei fatti effettuata dalla Polizia Giudiziaria operante e confermata dalle prime valutazioni dell’Autorità Giudiziaria competente, il materiale utilizzato per i riempimenti sarebbe propriamente da qualificarsi quale rifiuto. Ulteriori accertamenti consentiranno di meglio qualificare la natura del rifiuto introdotto. Da una prima stima, si può ritenere siano non conformi circa 7.200 metri cubi di materiale, utilizzati nei riempimenti”.

Sequestrata di nuovoNon solo, i carabinieri forestali hanno poi messo i sigilli anche ad altri 50.000 metri cubi di cumuli di rifiuti terrosi, risultati non trattati conformemente alle prescrizioni autorizzative e non pienamente tracciabili in origine, trovati a Cressa nella sede dell’azienda che aveva effettuato i riempimenti. L’amministratore della società è stato denunciato.

“La discarica di Ghemme, ormai non più attiva da parecchi anni, non può ricevere ulteriori rifiuti – sottolineano i carabinieri forestali – ma subire unicamente interventi finalizzati alla messa in sicurezza dell’impianto, prodromici alla sua chiusura finale”.
Chiusura che la Provincia ha stimato nel 2021, con un impegno di spese di ben 8 milioni di euro, secondo quanto dichiarato a settembre dall’allora consigliere all’Ambiente Giuseppe Cremona.

 

Continua dunque la storia infinita di una delle più grosse “patate bollenti” ambientali del novarese. L’impianto di Ghemme era stato dissequestrato un anno fa, dopo 2 anni di sigilli apposti dalla Forestale. Il provvedimento allora era scattato dopo il fallimento della gestione da parte di Daneco, che avrebbe dovuto seguire l’avvio della messa in sicurezza dell’impianto dopo la chiusura, avvenuta nel 2008. A mettere fuori gioco la società era stata una fideiussione da 10 milioni di euro, che sarebbe dovuta servire come garanzia, ma risultata di fatto scoperta. Successivamente era subentrato il Tribunale, che l’ha affidata al Consorzio medio novarese.

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