Cronaca In città

Con il “Sandrino” se ne va un pezzo di Novaresità

È lutto in città per la scomparsa di Sandro Berruti, il Re Biscottino degli ultimi quindici anni

«Perchè hanno deciso di farmi Novarese dell’anno? Io non lo so, loro di sicuro stanno ancora cercando le motivazioni». Era così Sandro Berruti, il “Sandrino”, ottant’anni compiuti, divulgatore, radiofonico, benefattore. Ironico, sfacciato, testardo. E poi Re Biscottino, il ruolo che aveva ereditato nel 2002 da Enrico Tacchini,  il “Ricu” di Sant’Agabio, e che sicuramente gli aveva consegnato la massima notorietà, accompagnandolo fino alla fine.

Era il 1997 quando fu insignito del titolo di Novarese dell’anno ed è proprio nel volume dedicato a tutti i titolati e prodotto dal Kiwanis club che si può scorgere la sua biografia. Nato ad Alessandria, ma vissuto da sempre a Novara, nella sua lunga carriera aveva collaborato con le principali testate locali dell’epoca: Tempi Nostri,  Il Corriere di Novara, Il Quotidiano Nuovo, Tribuna Sportiva, Donna Mese e Radio Azzurra. È stato l’ideatore di tante iniziative di successo rivolte, in modo particolare, agli anziani, ai bambini e ai disabili.

Qualcuno l’ha definito come “un pezzo di Novaresità” e probabilmente è così che andrebbe indicato. Chissà, però, se lui avrebbe approvato, lui che la Novaresità l’aveva spiegata come: «Per Bari è la Baresità, per L’Aquila… insomma qualcosa che può capitare che in tutte le parti del mondo. A Napoli hanno la canzone, a Novara la generosità.  Perchè il comportamento tipico dei Novaresi è questo: hanno il braccino corto e sono pure un po’ tirchi, ma quando si tratta di aiutare qualcuno non si tirano mai indietro».

Una dote di generosità che lo riguardava pienamente: «Era sagace – racconta il giornalista Gigi Santoro  – e con le sue battute riusciva a far ridere anche le pietre, ma sotto questo aspetto così ironico c’era una profonda capacità di pensare agli altri. Quando era il momento di organizzare iniziative benefiche, lui era il primo a elaborarle: aveva un cuore d’oro. Proprio per il suo sarcasmo l’avevo scelto, alla fine degli anni Cinquanta, quando dirigevo Tempi Nostri: scriveva “La colonna di Sandrino”, una striscia critica e ironica caratterizzata dal suo mezzo busto che usciva da un tombino. Ma non si trattava solo di una collaborazione professionale: siamo sempre stati amici, anche nei momenti più difficili, anche quando un paio di nostri amici, da giovani, si sono tolti la vita: lui riusciva comunque a fare la battuta giusta. Di tutte le sue battute, le più belle erano quelle dialettali o quelle in cui storpiava il latino. Ricordo che ogni anno, all’inaugurazione del Carnevale, durante la consegna delle chiavi, riservava un buon quarto d’ora di critiche al sindaco di turno, grazie al suo spirito goliardico che gli permetteva di dire la verità attraverso la satira».

E se la figura di Re Biscottino è stata quella che l’ha annoverato tra le persone più celebri di Novara, la sua popolarità è iniziata alla fine degli anni Settanta con Radio Azzurra: «Dopo aver notato e apprezzato le sue capacità – spiega Giorgio Ravizzotti che all’epoca dirigeva i programmi dell’emittente – gli avevo assegnato un programma di quiz che andava in onda ogni mattina. Con il tempo lui era riuscito a modificarlo aumentando notevolmente il gradimento del pubblico. E da lì è nata la sua carriera radiofonica». Anche Ravizzotti ricorda quel carattere così generoso in contrasto con la testardaggine: «Era sempre disponibile quando c’era bisogno di aiuto, ma spesso aveva dei tratti bruschi. Ricordo un anno, in occasione di una cena in cui Radio Azzurra gli aveva consegnato un premio, lui si era offeso  perchè era stato definito come il factotum della radio. Ovviamente per noi era un complimento, ma lui non l’aveva presa bene… Bisogna, però riconoscergli numerosi meriti, come quello di aver trasformato la maschera di Re Biscottino in una presenza costante durante l’anno, non solo a Carnevale».

Un personaggio a tutto tondo, appassionato di sport, in modo particolare di bocce e di basket, e poi di musica jazz, quella classica delle big band, che faceva ascoltare durante le sue trasmissioni radiofoniche la domenica sera: «Rammento quando eravamo ancora in corso Italia – racconta Ugo Ponzio , fondatore di Radio Azzurra -era arrivato in trasmissione e aveva raccontato che, passando per piazza Puccini, aveva notato una scritta sui muri che diceva “Dio è morto, Max è morto e anche io non sto tanto bene”. Abbiamo riso per mesi. E poi la sua trasmissione che andava in onda tre volte a settimana e che raccoglieva le lamentele degli ascoltatori… era uno spirito libero e non aveva peli sulla lingua. Ma anche un amico. Ogni anno, alla vigilia di Natale, passavo sempre da casa sua per fare gli auguri e lui preparava l’aperitivo: era un ottimo cuoco e, ogni volta, ironizzava sulle sue figlie dicendo che non dovevano camminare per casa con i tacchi perchè non voleva che fossero più alte di lui».

Sandro Berruti era anche un geometra e, sempre in occasione della nomina a Novarese dell’anno, gli era stato chiesto cosa avrebbe fatto per far crescere al città, e lui aveva risposto: «Penso al Cim, all’alta velocità, al collegamento con la fiera di Milano, alle cose fatte e a quelle perdute. Penso all’ospedale Maggiore che non ha più respiro e penso che i suoi sotterranei potrebbero essere collegati con la caserma Cavalli». Era il 1997 e il progetto per il nuovo ospedale un miraggio. Chissà…

I funerali si svolgeranno martedì 14 novembre alle 14 in Duomo.

 

 

 

  1. Avatar
    Paolo Bignotti

    Brava Colli, ottimo articolo

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