Cronaca In città

Rinviato il trasferimento del dormitorio, è scontro sul villaggio Tav

Per il Pd l'amministrazione «sta ripetendo l'errore che fu commesso ai tempi di Giordano», interrompendo di fatto il processo di chiusura del campo e relegando in una zona marginale della città «gli ultimi della terra». E sorgono interrogativi sul destino dell'ex caserma Passalacqua

C’è ancora una correzione di rotta nella vicenda del trasferimento del dormitorio pubblico dalla attuale sede che occupa una porzione della ex Caserma Passalacqua in viale Ferrucci al campo Tav di via Alberto da Giussano: la giunta comunale ha deciso di posticipare lo spostamento al 1 aprile. Per il primo trimestre del 2018 la struttura sarà ancora gestita dalla Cooperativa Emmaus che se ne occupa dal 2016. La cooperativa è stata incaricata con affidamento diretto per questa fase transitoria, dopo l’annullamento della gara per la gestione che era già stata bandita.

La conferma di quanto era già noto (la determina dirigenziale in merito è dell’altroieri, 18 dicembre) è venuta questa mattina nella seduta della VI commissione consiliare convocata su richiesta del gruppo del Partito Democratico.

Il tema dello spostamento del dormitorio si intreccia strettamente con la questione della gestione dell’ex Campo Tav, che dal 2010 è sede di un centro di accoglienza che, prima della scelta di non consentire più nessun nuovo ingresso e di procedere ad un graduale svuotamento, scelta che risale alla delibera 80 del 2015 assunta dalla giunta Ballarè, era arrivato ad ospitare oltre 500 persone

Sul destino del centro di accoglienza, ancora una volta, si sono scontrate due visioni opposte. Da un lato l’assessore Franco Caressa ha sostenuto, confortato dalle cifre fornite dal dirigente del servizio sociale Marco Brusati, che in realtà il processo di svuotamento del campo Tav non si arresta , tant’è che al mese di aprile si prevede che gli ospiti siano circa 70. Per i consiglieri del Pd (sono intervenuti Elia Impaloni, Sara Paladini e il neo capogruppo Rossano Pirovano) al contrario spostare il dormitorio in via Alberto da Giussano fa di fatto ripartire un meccanismo perverso di ripopolamento della struttura che a parole la giunta dichiara di voler chiudere.

Non convince l’opposizione neppure l’argomento, ripetuto anche oggi, secondo cui ci sarebbe una sostanziale differenza tra la presenza dell’asilo notturno, che ha caratteristiche di temporaneità, e l’utilizzo del campo Tav come risposta all’emergenza abitativa, quindi come alloggio permanente. «State ripetendo -ha detto Sara Paladini – l’errore del 2010: anche allora Giordano cominciò spostando gli utenti del dormitorio al campo Tav. Quello che è accaduto dopo lo sappiamo tutti. E noi temiamo che accada di nuovo: si marginalizzano i poveri, si crea un polo attrattivo che porta a Novara persone in cerca di soluzioni alla mancanza di casa perchè a Novara c’è una soluzione facile, appunto il campo Tav». Elia Impaloni ha anche contestato che l’operazione possa deterninare un vantaggio economico per le casse comunali, «perchè anche al Campo Tav sono necessari lavori di adeguamento. E poi il nuovo dormitorio, così come quel che resta del centro di accoglienza, andranno gestiti. A meno che non si pensi di lasciare la struttura senza presidio»

Da parte della maggioranza le articolate argomentazioni dei consiglieri del Pd sono state respinte al mittente con un argomento tutt’altro che nuovo: «Adesso venite a spiegarci come si deve fare a gestire questi problemi – hanno detto in sostanza Ivan De Grandis (FdI) e Claudio Strozzi (Lega) – quando nei vostri cinque anni non siete riusciti a ottenere nessun risultato»

Al di là della contrapposizione dialettica, e delle evidenti differenze “culturali”, restano ancora alcuni interrogativi aperti. Anzitutto come sarà gestito  quel che resta del campo Tav? Sarò prorogato l’affidamento alla cooperativa Emmaus (così sembra orientata l’amministrazione a sentire ciò che ha detto oggi Caressa) o si procederà subito ad una nuova gara?

E accanto a questi, un interrogativo nuovo non può che sorgere dopo la discussione di stamane a Palazzo Cabrino: che ne sarà della Caserma Passalacqua, che insieme alla vicina caserma Cavalli costituiva oggetto di una ipotesi di riorganizzazione delle sedi comunali elaborata dalla amministrazione precedente e sulla base della quale era stato portato avanti il processo di acquisizione dal Demanio? Ci sono altre idee, visto che, a quanto pare anche l’ipotesi di spostamento tra quelle mura dei laboratori dell’educativa territoriale handicap è tramontata? O si profila sono un destino di abbandono e inevitabile degrado?

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