Cronaca In città

Il ricordo dei martiri nelle mani dei giovani novaresi

È la presenza di numerosi studenti l'aspetto più rilevante dell'edizione 2017 della tradizionale commemorazione del 24 ottobre

Bandiere tricolori, gonfaloni civili e militari, e tanti giovanissimi novaresi. Inizia così, in una soleggiata Piazza Martiri insolitamente chiusa al traffico, la commemorazione cittadina dei sette partigiani torturati e trucidati dai nazifascisti esattamente 73 anni fa.

Un corteo colorato, solenne in testa e gradevolmente chiassoso nelle retrovie, animato dagli studenti che custodiscono tra le mani foto e poesie dedicate a quei mesi della Resistenza. Percorrendo il centro storico da via Rosselli, non sono pochi i novaresi a fermarsi per osservare con curiosità e un pizzico di stupore l’insolito corteo. «Si tratterà di qualche cerimonia per Caporetto», fa notare un passante sulla quarantina, indicando gli stendardi; «No, è per i partigiani uccisi a Novara nel ‘44» gli replica un altro, chioma grigia e inconfondibile parlantina in dialetto stretto. Nel fiume di ragazze e ragazzi, saltano all’occhio tanti studenti con il tricolore al collo: stessa lingua, stessi sorrisi, stessa voglia di esserci e partecipare a quel momento civico così significativo. Ma quei giovani, così uguali ai propri compagni di banco, non sono ancora cittadini italiani perché hanno la pelle di un colore diverso.

 

Da Palazzo Cabrino, dove alla fine della guerra venne proclamata la Liberazione anche a Novara, si prosegue poi per il Corso Cavour, fino al punto esatto dell’omonima piazza dove quattro dei sette giovani furono assassinati. Ad attendere il corteo, la banda musicale del liceo “Casorati”. E’ il momento dei saluti istituzionali. Contro i programmi della vigilia, assente è il Sindaco di Novara: poco male, c’è il vicesindaco Sante Bongo a portarne i saluti e a sottolineare, come già aveva fatto in una simile occasione il 2 giugno scorso, come i partigiani siano martiri proprio come le vittime del terrorismo al giorno d’oggi. Prende spunto dalla stretta attualità la consigliera Milù Allegra, in rappresentanza della Provincia di Novara: «Il migliore messaggio di questa giornata – spiega – sono i giovani presenti, che non saranno mai a portare le svastiche negli stadi». E sono proprio i giovani a leggere poesie e ricordare in modo più autentico e vivo il sacrificio di tante donne e uomini che, poco più grandi di loro, misero a rischio la propria vita per la libertà di un popolo intero. È un messaggio forte e chiaro contro l’intolleranza, la prevaricazione e il razzismo: sulla stessa scia le parole del Prefetto di Novara Francesco Paolo Castaldo e di Giovanni Cerutti, direttore dell’Istituto storico della Resistenza, che in una breve ma densa lezione di storia ripercorre i momenti salienti di quegli anni, ricordando anche il ruolo centrale avuto da Novara come centro organizzativo della Resistenza.

Risuonano le note dell’Inno d’Italia e poi, inconfondibile, la Bella Ciao mormorata da tutti (o quasi) i presenti. Simboli di una città che, ai piedi della lapide ai partigiani, anche nei momenti difficili vuole conoscere il passato e ricordare chi ha dato la vita per le nostre vite.

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