Cronaca In città

Reddito di inclusione, Ferrari: «La scommessa sono le politiche attive»

Intervista con l'assessore regionale al welfare Augusto Ferrari. «A Novara un migliaio di domande. Da luglio i requisiti saranno personali e non più familiari»

«Ci tengo a sottolineare che mai prima del REI si era provveduto, su scala nazionale e per legge, ad individuare uno strumento che intervenisse come livello essenziale di servizio nelle politiche
sociali. Questo è fondamentale, perché ci ha permesso di intervenire su fasce sociali che un tempo gli operatori non erano in grado di intercettare».

È un bilancio largamente positivo quello che viene tracciato dall’assessore regionale Augusto Ferrari “leggendo” i dati del monitoraggio sull’applicazione del reddito di inclusione in PIemonte. Un monitoraggio che conferma che le categorie hanno fatto maggior richiesta del reddito d’inclusione, ovvero le famiglie con almeno un minore a carico, per una percentuale del 55%, e le
famiglie con un lavoratore over 55 anni disoccupato, per una percentuale del 35%.
Solo 5.775 le domande respinte, a fronte di 6.304 accolte e 6.843 accolte ma in fase di valutazione.
Stabile anche il trend che vede la suddivisione tra cittadini italiani, facenti parte dell’Europea e
coloro che appartengono alla fascia extra europea; 47% per i cittadini italiani, 38% i cittadini UE e
15% quelli UE.

Per quanto riguarda il dato specifico della provincia di Novara (ne parliamo nella video intervista con l’assessore) le domande presentate sono circa 1400, un dato medio rispetto al territorio regionale. Di queste un migliaio arrivano dal capoluogo.

«Non dobbiamo dimenticare – continua l’assessore -che il reddito di inclusione non si
estingue nella mera erogazione monetaria: parliamo di un reddito condizionato, che implica
l’avvio di misure attive, nelle quali i cittadini e le cittadine verranno coinvolti dai servizi, pena il
decadimento del contributo. A questo proposito è bene ricordare che dal 2018 gli Enti gestori delle funzioni socio assistenziali sono e saranno beneficiari di un finanziamento annuale e strutturale, di risorse nuove, aggiuntive, per potenziare tutti i servizi legati alla gestione del REI, risorse che cubano, per il Piemonte, circa 16 milioni e mezzo di euro per l’anno corrente, da utilizzare in vista dell’attivazione delle misure attive. Queste posso essere corsi di formazione, stage lavorativi, sostegno ai minori, percorsi, insomma, personalizzati sulle esigenze delle famiglie richiedenti»
Dal primo luglio il REI diventa un beneficio “personale” e non più legato alla situazione familiare. «Questo provvedimento – spiega Ferrari – permetterà di estendere di molto la platea dei beneficiari, in quanto sarà richiedibile da tutti i cittadini a prescindere dalla loro composizione familiare.»
Con questa novità si può stimare che entro la fine dell’anno le domande potrebbero arrivare intorno alle 60-70 mila.
«La scommessa – conclude l’assessore – anche a Novara è adesso quella delle politiche attive: lo spirito del REI è quello di favorire un rientro dalla marginalità sociale alla piena cittadinanza. Ed è qui che si misurerà la capacità del sistema dei servizi di rispondere alle esigenze reali, utilizzando nel miglior modo possibile lo strumento messo a disposizione dalla legge»

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