Cronaca Oleggio

Quando la burocrazia uccide il lavoro

Un imprenditore oleggese, dopo aver ristrutturato un vecchio locale in pieno centro a Oleggio ed espletato tutte le pratiche del caso, attende da oltre un anno l'allacciamento alla corrente elettrica. Nonostante il contratto con l'ente erogatore sia già stato firmato con l'esborso in anticipo di alcune migliaia di euro

Quando la burocrazia uccide il lavoro. Lo conferma l’incredibile avventura, non ancora conclusa a lieto fine, che vede protagonista un imprenditore oleggese. Aprire una birreria con piccola cucina in pieno centro a Oleggio. Era il sogno di Luca Davino. Era, appunto. Perché a distanza di due anni, e dopo aver espletato tutte le pratiche del caso, il sogno è rimasto tale. Il motivo? Manca l’energia elettrica che, nonostante la richiesta di allacciamento sia stato richiesto un anno fa, non è ancora stata attivata dall’ente preposto.

Tutto, come anticipato, parte due anni fa quando Davino partecipa e vince il bando indetto dal Comune di Oleggio per il restauro e la conseguente messa a reddito di un piccolo gioiello architettonico situato all’interno dei giardini pubblici proprio di fronte alla stazione.

«Quando il sogno sembra iniziare a materializzarsi – spiega – mi scontro presto con una realtà che più che sogni mi regala incubi. Per la sola approvazione del progetto di restauro passa un anno a causa dei continui cambiamenti degli architetti preposti dalla Sovrintendenza delle Belle Arti di Torino, essendo l’edificio posto sotto tutela.  Non è mia intenzione snaturare il luogo che anni di incuria hanno comunque ridotto in pessimo stato, ma non possiamo permetterci di fare i mecenati e in qualche modo l’edificio deve poter essere trasformato in un’impresa che ci consenta di sopravvivere dandoci un reddito».

Intanto passa un anno. «Alla fine – continua – tutto sembra procedere per il meglio. Così, mentre il cantiere parte, cerco in ogni modo di far fronte alle innumerevoli spese e gli inconvenienti che in uno stabile risalente agli anni ’30 sono all’ordine del giorno. Lo scorso giugno decido di fare richiesta per l’allacciamento della luce all’ente preposto e a dicembre, ricevuto il preventivo finale da parte dell’ente, pago quanto richiesto».

Dunque si può aprire? «No, perché è proprio in quel momento che ha inizio un incubo kafkiano dal quale non riesco più a uscire. Per mesi contatto i call center che dovrebbero dare assistenza ma ogni volta vengo ‘rimpallato’ da un operatore all’altro senza peraltro riuscire a capire quale sia il problema».

 

 

 

Quindi? «A marzo – prosegue Davino – mi viene comunicato che il pagamento non risulta. Ci sono voluti tre mesi per capire dove si è inceppata la pratica. In ogni caso fornisco alla società elettrica la prova del bonifico con tutti i mezzi possibili. Si tratta di migliaia di euro e mi sembra strano che una società che riceve un bonifico di tale importo non cerchi di risalire alla pratica quando basta un ritardo di un giorno perché partano i solleciti quando una bolletta non è pagata. Ma non importa, faccio buon viso a cattivo gioco confidando che, dopo che il pagamento è stato provato, si possa procedere».

Ma, a quanto pare, i problemi son ben lungi dall’esser risolti. «Una telefonata mi informa della venuta dei tecnici. Sono felice perché i lavori sono terminati e sono finalmente pronto per aprire a ridosso del 1° maggio. Giusto in tempo per la fiera agricola oleggese, che registra affluenze record. Mi sembra di buon auspicio finché lo stesso tecnico mi toglie ogni illusione. Il suo è solo l’ennesimo sopralluogo, il terzo della serie da parte dei tecnici dell’azienda energetica, che si accorge che il cavo che arriva all’edificio non ha abbastanza potenza e va spostato aldilà della strada con i tempi che si allungano, tra permessi e nuovi lavori, per ulteriori tre mesi».

Insomma, questa è ben oltre che un’odissea. «Decido di fare una richiesta per meno potenza in modo da poter comunque aprire a regime ridotto, ma dopo svariate telefonate al call center che rimane l’unico mezzo per mettersi in contatto con la società, ritorna l’incubo. Ancora non si trova la pratica, non si trovano i pagamenti e, beffa finale, la potenza erogata non basta nemmeno a regime ridotto nonostante quanto da loro stessi precedentemente affermato».

Cosa pensa di fare adesso? «Oggi sono fermo – conclude Davino – insieme alle quattro persone che ho in attesa di essere assunte. C’è un locale dove sono stati investi i risparmi ancora chiuso. Ma ho l’illusione di voler contribuire alla vivacità di una cittadina di provincia, pur se c’è tanta amarezza per esser finito all’interno del peggiore degli incubi dal quale non so come e quando ne verrò fuori. Sembra assurdo che nel 2019 per una banale pratica di allacciamento elettrico passino mesi, sembra assurdo che chi prova ad investire si trovi di fatto con un pugno di mosche in mano per difficoltà burocratiche e tecniche. Ma questa è la realtà con la quale mi sto scontrando. Ieri sono stato contattato dal servizio clienti. Attenderò qualche giorno ancora, poi precederò per vie legali. Di parole ne ho abbastanza, adesso voglio i fatti. E, soprattutto, quella birreria io la voglio aprire».

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