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Polizia locale fra i banchi: il 40% dei casi di disagio è cyberbullismo

Nei primi 8 mesi di attività del nucleo di prossimità incontrati più di 3.000 studenti: «L'obiettivo è intercettarli prima che queste vicende sfocino in episodi di microcriminalità. I genitori spesso sono inconsapevoli di ciò che fanno i loro figli sui social network»

Polizia locale nelle scuole di Novara contro il disagio minorile: più di 3.000 studenti incontrati nelle classi, il 40% dei casi emersi durante i dibattiti riguarda vicende di diffamazione e minacce, soprattutto sui social network e nelle chat di messaggistica, il 28% stalking e molestie, al terzo posto con il 16,67% dei casi ci sono le violenze familiari e a questi si aggiunge un 5,56% di episodi di discriminazione razziale, che sono stati affrontati con l’ausilio di mediatori culturali. È quanto emerge dal bilancio dei primi 8 mesi di attività del nucleo di prossimità di polizia locale, sorto a Novara sulla scorta di un’analoga esperienza torinese. «L’obiettivo di questo progetto, che prevede una fase sperimentale di 36 mesi, è di sondare la zona grigia di quelle condotte, che poi rischiano di sfociare in casi di microcriminalità e la scuola è il luogo principale in cui è possibile intercettare questi fenomeni – spiega l’assessore alla Sicurezza Mario Paganini – Noi puntiamo ad arrivare prima attivando, a seconda dei singoli casi, medici, servizi sociali o l’autorità giudiziaria, che decide autonomamente se attivare le altre forze dell’ordine, con cui c’è un forte spirito di collaborazione».
In 8 mesi di attività gli agenti hanno incontrato 1.062 studenti delle medie e 1.628 delle scuole superiori in 231 ore. «Si interviene, ad esempio, su richiesta del dirigente scolastico per casi di bullismo – prosegue Paganini – C’è sempre un agente in divisa, che svolge una parte più istituzionale e uno in borghese, con l’obiettivo di entrare davvero in contatto con loro, capire l’origine del problema e farlo cessare. Già mentre gli agenti sono in classe non fanno molta fatica a capire chi mette in atto certi comportamenti. Lo si capisce dagli sguardi, dai bisbiglii, dalla comunicazione non verbale. Successivamente si convocano i genitori per un incontro informale (di cui la Procura dei minori viene sempre messa al corrente) e poi si decide come proseguire». «Il riscontro è positivo, perché i ragazzi capiscono che siamo lì ad aiutarli», aggiunge uno dei 3 agenti del nucleo di prossimità, che a settembre sarà implementato con un 4° agente.

Quali sono invece le reazioni dei genitori? «Purtroppo in loro c’è molta inconsapevolezza – continua l’agente – Ad esempio in una scuola media, per un caso di diffamazione, abbiamo dovuto convocare i genitori di 10 ragazzini. L’istituto era già intervenuto, ma la vicenda era ormai andata oltre i confini scolastici. I genitori non erano neppure al corrente del fatto che i loro figli avessero un profilo Instagram, tramite cui insultavano un compagno di classe». «Sono situazioni non facili da digerire – commenta Paganini – Ma il messaggio che si vuole dare agli adulti è che devono anch’essi riconoscere che hanno bisogno d’aiuto nel gestire questioni di questo genere».

Lo scorso 7 giugno l’assessorato alla Sicurezza, la polizia locale e l’Ufficio scolastico provinciale hanno siglato il protocollo «Scuola spazio di legalità», che segue di qualche mese quello sottoscritto con la Procura dei minori di Torino sulle attività di polizia giudiziaria. Mentre è ancora in fase di stesura quello sulla giustizia riparativa.
Quello nelle scuole non è l’unico ambito d’azione del nucleo di prossimità. Gli altri fronti di intervento riguardano la «Qualità urbana», con il monitoraggio di luoghi di ritrovo di giovani e giovanissimi (quali parchi e posteggi di supermercati che restano aperti fino a tardi), anche per contrastare il consumo di alcol e stupefacenti e la «Convivenza civile» per la gestione di situazioni di disturbo della quiete e di conflitti condominiali (per questi ultimi risultano già 8 casi presi in esame). «E’ un tema su cui agiamo con un approccio completamente diverso dalla normalità – sottolinea il comandante della polizia locale Pietro Di Troia – Non si va solo per sedare gli animi e stendere un verbale d’intervento, ma si approfondisce per capire le cause del disagio. È sicuramente una modalità che richiede maggiore impegno, ma è un lavoro anche molto importante».

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