Cronaca Taccuino del cronista

Plaza Cafè, il Tar: sì alla chiusura ma non di quindici giorni

A un anno di distanza dall'accoltellamento avvenuto nel dehor del noto locale di piazza Martiri, il tribunale dà parzialmente ragione al ricorso: «Giusto il provvedimento della Questura ma la durata è sproporzionata rispetto alla gravità dei fatti»

Sì alla chiusura di bar ed esercizi commerciali per ragioni di sicurezza pubblica ma con «proporzionalità».

È quanto stabilito dalla sentenza del Tar del Piemonte che ha parzialmente accolto il ricorso del Plaza Cafè di piazza Martiri. Era l’11 luglio 2017 quando fuori dal noto locale del centro di Novara si scatenò una lite nel dehor fra un avventore (ubriaco) e un passante, con tanto di lancio di sedie e tavolini, sfociata nell’accoltellamento di uno dei due al torace. Il personale non chiamò le forze dell’ordine (violando un obbligo sancito da un decreto ministeriale del 2009), si limitò ad abbassare la saracinesca e in seguito minimizzò l’accaduto.

La Questura aveva così disposto una chiusura di 15 giorni e i proprietari si erano rivolti al Tar giudicando il provvedimento troppo severo.

Già in sede cautelare, il 15 luglio 2017, il Tar aveva ridotto la chiusura a sette giorni, congelando gli altri otto dichiarando che la sospensione di una licenza può scattare anche per «ragioni simboliche» e per creare un «effetto dissuasivo e deterrente», ma bisogna sempre tenere conto che «le autorità non possono imporre obblighi e restrizioni in misura superiore a quella strettamente necessaria».

A un anno di distanza, dunque, il tribunale ha dato ragione alla Questura sui motivi che hanno portato alla sospensione. Quanto alla durata, però, «il collegio ritiene sia obiettivamente sproporzionata rispetto alla gravità dei fatti, tenuto conto sia del carattere isolato dell’episodio sia della circostanza che la misura si è inserita nel contesto di una mirata azione di prevenzione della questura di Novara che ha coinvolto anche altri pubblici esercizi con finalità fortemente simboliche».

Nella sentenza, inoltre, il Tar prende atto che dopo la prima settimana «non si sono più verificati fatti analoghi a quelli oggetto del provvedimento, il quale, pertanto, dimostra di avere raggiunto pienamente il proprio scopo».

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