Cronaca In città
Un premio di laurea sul bullismo

Reati estinti per i cyberbulli di Carolina: «Ecco perché»

Il legale del padre della ragazzina suicida dopo gli attacchi sui social network: «Alcune dichiarazioni, apprese dagli organi di stampa, fanno comprendere che l’esito del procedimento è stato considerato non soddisfacente in relazione alla gravità dei reati. Ma per i minori c'è la messa alla prova»

Reati estinti per i cyberbulli di Carolina: «Ecco perché». Si sono pentiti di ciò che hanno fatto durante la “messa alla prova”: reati estinti per i cinque che spinsero la 14enne novarese Carolina Picchio a togliersi la vita il 5 gennaio 2013, per gli attacchi ricevuti sui social network. Così ha deciso il Tribunale dei minori di Torino a quasi sei anni dalla tragedia che colpì la ragazza. A processo c’erano cinque ragazzi accusati a vario titolo di atti persecutori, violenza sessuale di gruppo, pornografia minorile, detenzione di materiale pornografico, diffamazione, morte come conseguenza di altro reato. La sentenza è arrivata un paio di giorni fa e ha suscitato una serie di reazioni nell’opinione pubblica. C’è chi parla di “ingiustizia” nell’apprendere del perdono giudiziario dei cinque, tutti minorenni all’epoca dei fatti. La stessa madre di Carolina si è detta “insoddisfatta” della decisione del Tribunale.

Alla luce di queste reazioni Anna Livia Pennetta, legale di Paolo Picchio (papà di Carolina), interviene con una lettera aperta, inviata agli organi di informazione.

I giovani autori dei fatti hanno concluso positivamente il percorso di messa alla prova e, per l’effetto, è stata emessa sentenza di non doversi procedere con conseguente estinzione dei reati loro ascritti. Alcune dichiarazioni, apprese dagli organi di stampa, fanno comprendere che l’esito del procedimento è stato considerato non soddisfacente in relazione alla gravità dei reati. Il processo penale minorile, seguendo le indicazioni suggerite dai Trattati internazionali, pone al centro la figura del soggetto minore di età alla cui personalità, tuttora in evoluzione, il procedimento penale deve adeguarsi. L’obiettivo che si pone il diritto è teso al recupero ed alla rieducazione del minorenne deviante e, proprio con questo intento, il metodo repressivo è considerato come estrema ratio – sottolinea il legale, che è anche componente del direttivo della Fondazione Carolina, intitolata alla ragazza scomparsa – Rispondere in maniera dura ad una condotta aggressiva genera altra violenza atteso che i minorenni, di per sé soggetti deboli, nonostante l’aggressività delle proprie azioni, rischiano di porsi sempre più contro le regole per reazione alla misura repressiva, che, nei loro confronti, dovesse adottarsi. Ecco quindi l’istituto della “messa alla prova” studiato con lo scopo di risocializzare il minorenne tenendo conto delle carenze che il giovane ha palesato attraverso l’atto illecito compiuto. Anche nel processo di Carolina è stato adottato: il procedimento è stato sospeso e la valutazione sull’applicazione della sanzione è stata rinviata ad un momento successivo. Sono adottate prescrizioni che il ragazzo deve osservare, per un dato periodo di tempo che varia a seconda della gravità del fatto illecito”.

La finalità della “messa alla prova” è penale-rieducativa – sottolinea ancora Pennetta – volta alla riduzione del rischio di recidiva. Nella stessa ottica si muove la legge n. 71/2017, “Disposizioni a tutela dei minori per la prevenzione ed il contrasto del fenomeno del cyber bullismo” (nata da una proposta di legge dell’allora senatrice Elena Ferrara, che era stata insegnante di Carolina, ndr), che ha individuato la sua linea direttrice nella prevenzione, piuttosto che nella repressione, focalizzandosi sui minorenni coinvolti nel fenomeno del cyberbullismo, sia che si tratti di vittime, sia che si tratti dei soggetti attivi, pensando ad un percorso educativo diretto alla prevenzione”.

Educazione e prevenzione sono anche le parole chiave con cui opera la Fondazione Carolina: nata lo scorso febbraio, vede come presidente onorario Paolo Picchio, ha già incontrato decine di migliaia di ragazzi in tutta Italia.

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